Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 31 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di martedì 31 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di martedì 31 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ASTORRE e FANTINI

Luca Fantini e Bruno Astorre

Il segretario provinciale del Pd Luca Fantini ieri ha voluto ringraziare con una nota ufficiale Maria Paola Gemmiti per l’impegno dimostrato, assicurando che sarà protagonista di un’operazione politica finalizzata a vincere le elezioni di Sora. Come? Sostenendo Luca Di Stefano. Una strategia studiata a tavolino insieme al senatore e segretario regionale del Partito Bruno Astorre, alter ego di Dario Franceschini nella corrente AreaDem.

Determinante il passo indietro della Gemmiti, così come è stato decisivo il passo avanti qualche tempo fa. Quando non c’erano le condizioni per un’intesa con Luca Di Stefano e i Democrat avevano l’esigenza di occupare una parte di campo e tenere la posizione. Lo hanno fatto grazie alla Gemmiti.

Poi la situazione è cambiata rapidamente nell’intero quadro politico sorano e allora si trattava di scegliere in fretta. Bruno Astorre e Luca Fantini lo hanno fatto. Certamente non possono pretendere che tutto il Pd segua l’indicazione (Pompeo è orientato su Eugenia Tersigni), però la decisione di sostenere Luca Di Stefano ha un senso politico oltre che logico. 

Inoltre: si è arrivati a quel passo dopo avere riaggregato, in soli due mesi, un Pd che era diviso a Sora da oltre vent’anni: le riunioni per la scelta della direzione politica hanno sempre registrato la presenza di tutte le componenti ed i passi indietro compiuti dalle due Maria Paola (prima la capogruppo D’Orazio che ha rinunciato alla candidatura a sindaco al tavolo del centrosinistrta, poi la Gemmiti che ha fatto altrettanto per favorire la convergenza) sono il segnale di una nuova maturità.

Coppia d’assi.

LUCA DI STEFANO

Luca Di Stefano

Si sta muovendo con una cautela degna di un politico consumato. Lui invece è giovanissimo (la cicogna sta per consegnargli il primo figlio).

Vero che politicamente è figlio d’arte e i consigli di papà Enzo Di Stefano sono preziosi, ma rispetto al padre lui aggrega di più. Non è divisivo e mostra grande rispetto per ogni tipo di passaggio e maturazione di convincimento.

Il sostegno, seppure sotto forma civica, del Pd alla sua candidatura a sindaco è un altro tassello che si inserisce nella coalizione che ha voluto. A questo punto può giocarsi tutte le sue carte, proprio perché si è posizionato all’inizio. Non è che disdegna l’appoggio della politica, il punto è che ha fatto in modo che fossero le forze politiche ad andare da lui.

Inoltre mantiene umiltà e concentrazione perché sa che in ogni caso la partita di Sora rimane difficilissima e bisogna non sbagliare nulla. L’obiettivo è arrivare al ballottaggio e poi giocarsi tutte le carte nell’uno contro uno.

La politica nel dna.

FLOP

CASCHERA e BRUNI

Massimiliano Bruni e Lino Caschera

Sono e restano gli uomini forti del centrodestra sorano. Avessero trovato una sintesi tra loro, avrebbero stravinto al primo turno. Ma il problema è stato che ad un certo punto ognuno ha pensato di poter occupare l’intero campo convinto che tutta la coalizione lo avrebbe seguito.

Massimiliano Bruni è quello che ha condotto l’operazione al tavolo regionale, riuscendo ad incassare perfino il via libera sul nome unitario di Giuseppe Ruggeri. Non calcolando però che a quel punto Fratelli d’Italia, dopo aver vinto nella roccaforte di Ceccano, avrebbe potuto esprimere anche il sindaco di una città come Sora. Come dire: scordatevi Frosinone.

E infatti Nicola Ottaviani, sindaco del capoluogo e coordinatore provinciale della Lega, ha lasciato fare per mesi. Poi però qualcosa si è inceppato, anche perché nel frattempo Lino Caschera deve essersi detto: ma come, con tutto il patrimonio elettorale che ho, rischio di passare in quarto piano? E a quel punto ha cominciato a mettersi di traverso, trovando sponde importanti in Pasquale Ciacciarelli e Mario Abbruzzese.

Il resto è storia recente: il naufragio della candidatura di Giuseppe Ruggeri, il passo indietro preventivo di Alberto La Rocca, la decisione di mettere in campo Federico Altobelli. Ora bisognerà vedere fin dove reggerà la coalizione.

Però Bruni e Caschera potevano provare a vedersi e a cercare loro un’intesa. Anche non sopportandosi.

Il troppo (orgoglio) storpia.

VIRGINIA RAGGI

Virginia Raggi (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Una campagna elettorale in salita ma che rischia di trasformarsi in un incubo quotidiano. La sindaca di Roma sta provando a giocarsela, ma ogni giorno emerge una polemica: sui fuochi artificiali, sul green pass, su un’emergenza rifiuti senza fine. Su tutto.

Francamente è già un miracolo che i sondaggi continuino comunque a tenerla in gioco. Però la realtà è che Virginia Raggi è stata platealmente scaricata da tutto il Movimento Cinque Stelle. Non solo dal nuovo capo politico Giuseppe Conte. Anche dall’ormai ex mentore Beppe Grillo, dal ministro degli esteri Luigi Di Maio e dagli altri.

Eppure nel 2016 è stata la sua vittoria nella Capitale a lanciare la lunga volata che avrebbe portato i Cinque Stelle al Governo del Paese. Ma è rimasta sola perché in questi cinque anni alla guida di Roma ha cambiato un numero impressionante di assessori, mentre i rapporti all’interno dei pentastellati saltavano in aria uno dopo l’altro. Ha pensato che avrebbe vinto lei nel braccio di ferro interno. Invece hanno vinto gli altri. A partire da Roberta Lombardi. Questo mese di campagna elettorale sarà una via crucis.

Sola e abbandonata politicamente.

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