Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 13 ottobre 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 13 ottobre 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 13 ottobre 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

NICOLA OTTAVIANI

Palazzo Munari a Frosinone

Tra quarantotto ore “firmerà” il passaggio della sede comunale di Frosinone nel Palazzo di via del Plebiscito che ha ospitato in passato la filiale della Banca d’Italia. Un’operazione storica, destinata a trovare posto nei libri che racconteranno il capoluogo.

Poi domenica e lunedì, da coordinatore provinciale della Lega, attenderà l’esito dei ballottaggi di Alatri e Sora. Ad Alatri il centrodestra può vincere, a Sora è fuori dal secondo turno. Ma in ogni caso ci sarà da iniziare una fase completamente diversa. Nella quale la Lega dovrà ristrutturarsi sul territorio. Una fase nella quale capire i rapporti con i parlamentari e soprattutto con il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli.

Ma Ottaviani ha già individuato il terreno del confronto: le Provinciali. Nella lista vuole mettere uomini suoi, magari del capoluogo. Per far capire chi è che detta davvero la linea in Ciociaria. E fa sempre più riferimento diretto a Matteo Salvini.

Non molla niente.

DI STEFANO-TERSIGNI

Grafica: Giornalisti Indipendenti / Ciociaria Oggi

Quindici giorni di fuoco ma anche di sostanziale rispetto ed educazione. Il ballottaggio di Sora si sta contraddistinguendo per questo. La battaglia è durissima, con giochi trasversali pirotecnici. Non mancano le iniziative dei big dei partiti lontano dai riflettori, magari perfino a Frosinone, dove nessuno può disturbare gli accordi altrimenti inconfessabili. (Leggi qui Il ballottaggio di Sora e la partita mimetizzata dei big).

Ma sia Luca Di Stefano che Eugenia Tersigni finora non hanno usato toni denigratori. Stanno cercando di “costruire”. E siccome il centrodestra non è arrivato al secondo turno, le intese avvengono direttamente. Senza il tramite dei Partiti. E pure a sinistra ci sono spaccature importanti.

Ma il tratto caratteristico di queste elezioni è quello di aver riportato Sora al centro dello scacchiere politico della Ciociaria. Chiunque vinca, proseguirà lungo questa strada.

Ambiziosi.

FLOP

FEDERICO ALTOBELLI

Federico Altobelli

Ma chi glielo ha fatto fare? Non a candidarsi a sindaco (anche se la mission era impossible), ma a presentarsi da solo per dire che il centrodestra non si schiererà al ballottaggio. (Leggi qui Sora, il centrodestra rompe le righe. In ordine sparso al ballottaggio).

Non è così. I “signori del voto” della coalizione, gli stessi che hanno prodotto le lacerazioni che hanno portato alla sconfitta annunciata, stanno decidendo per conto loro, con trattative trasversali fuori dai radar.

Federico Altobelli è stato espresso in quota Udc ed è questo l’elemento sul quale deve insistere se vorrà ritagliarsi uno spazio politico in Consiglio comunale. Nel centrodestra ognuno andrà per conto proprio e la resa dei conti tra Lega e Fratelli d’Italia deve ancora cominciare.

Ci ha messo la faccia fino alla fine. Quella stessa faccia con la quale il mese scorso ha salvato la dignità di un centrodestra più simile ad una serie di bande che ad una coalizione politica. Il fatto è che quel centrodestra, ha nulla da spartire con la pulizia etica di Federico Altobelli. Proprio per questo non valeva la pena presentarsi da solo per dire che il ballottaggio non coinvolge la sua coalizione.

Peccato di ingenuità.

FABIO DI FABIO

Fabio Di Fabio

La sconfitta al primo turno è stata durissima. Fuori dal ballottaggio nella città simbolo e roccaforte del Pd: Alatri. Ma Fabio Di Fabio ha fatto quello che poteva in un contesto logoro e spaccato.

Ha pagato tutto lui: i nodi irrisolti nel rapporto tra il Pd e l’ex sindaco Giuseppe Morini, l’eterna competizione tra Pensare Democratico e Base Riformista, la guerra fredda tra Antonio Pompeo e Mauro Buschini.

Adesso però tutto questo è finito e toccherà a lui organizzare l’opposizione ad Alatri. Magari senza ascoltare troppi i big, che certamente non lo hanno aiutato. In questi quindici giorni di secondo turno Fabio Di Fabio poteva iniziare a far capire che la musica è destinata a cambiare ad Alatri. E che il Pd provinciale dovrà farsene una ragione. Invece è scomparso dalla scena.

Travolto.

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