Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 18 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 18 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 18 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

TRANCASSINI-RUSPANDINI

Massimo Ruspandini

Il segretario regionale di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini non ama apparire. Ma lasciare il segno sì. La leggenda narra che ieri mattina abbia fatto arrivare dei messaggi al vetriolo nei quartieri generali della Lega e di Cambiamo. Per far capire che nel Lazio, e precisamente a Roma e a Sora, il tempo dei giochi è finito e chi rompe stavolta non avrà la possibilità neppure di raccogliere i cocci. (Leggi qui gli aggiornamenti della notte: Coalizione decimata, Ruggeri su un campo minato e qui il precedente A Sora salta tutto. La lettera della Lega: “Con Ruggeri si perde”).

Il ragionamento di Trancassini è molto chiaro e ancora più forte: Fratelli d’Italia vuole vincere ovunque, con Enrico Michetti nella Capitale, con Giuseppe Ruggeri a Sora e via di questo passo. Ma se anche non dovesse vincere, le percentuali del partito saranno tali da poter in ogni caso guardare al futuro con serenità. Specialmente se a Roma la lista del partito di Giorgia Meloni dovesse superare il 20%.

Massimo Ruspandini, responsabile politico di Fratelli d’Italia in Ciociaria, ha la medesima impostazione: i Fratelli vogliono rappresentare il traino di una coalizione vincente, ma se gli alleati preferiscono i soliti giochetti che alla fine “sfasciano” e provocano la sconfitta, si accomodino. Ma ne prenderanno tutte le responsabilità.

La situazione di Sora è emblematica. I Fratelli cresceranno comunque, gli altri non è affatto detto. Inoltre, particolare per nulla trascurabile, Fratelli d’Italia rivendica già da ora la candidatura alla presidenza della Regione. I risultati di Latina, Roma, Frosinone e tutto il resto serviranno anche a questo.

Comunque vada, sarà un successo.

D’AMATO-MORATTI

Alessio D’Amato (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Il Lazio e la Lombardia sono le regioni top per quanto riguarda le vaccinazioni. Sia prime che soprattutto seconde dosi. Stanno trainando il resto del Paese, ma stanno anche facendo vedere come sia ampio il gap tra loro due e il resto d’Italia. Merito di due assessori alla sanità fuori dal comune.

Neppure l’attacco hacker al sistema informatico della Regione Lazio ha fermato Alessio D’Amato nella campagna di vaccinazione di massa. Il Lazio viaggia su ritmi enormi e ormai punta all’80% di popolazione over 12 vaccinata con due dosi. Anche per un inizio non traumatico dell’anno scolastico.

Letizia Moratti, quando è arrivata alla guida del servizi sanitari della Lombardia, ha ereditato una situazione che definire difficile non rende neppure un decimo dell’idea. La Lombardia, come si suol dire, era ai piedi di Pilato.

Ha fatto quello che sa fare meglio: la sindaca di Milano, unitamente al piglio da manager che ha da sempre. Fatto sta che la Lombardia ha battuto ogni record di vaccinazione di massa e in questo modo si sta rimettendo nel ruolo di locomotiva dello sviluppo italiano. Un miracolo vero e proprio.

I due, Alessio D’Amato e Letizia Moratti, hanno la stessa “cattiveria” come molla operativa.

Mastini.

UN PO’ TOP E UN PO’ FLOP

OTTAVIANI-CIACCIARELLI

A Sora sono saltati tutti gli schemi. Un Vietnam politico nel quale neppure John Rambo si sarebbe mosso con facilità. E la Lega è nell’occhio del ciclone, su questo non ci sono dubbi. Incalzata anche da Fratelli d’Italia. (Leggi qui gli aggiornamenti della notte: Coalizione decimata, Ruggeri su un campo minato e qui il precedente A Sora salta tutto. La lettera della Lega: “Con Ruggeri si perde”).

A questo punto però vanno fatte delle valutazioni con crudezza. La decisione di commissariare il circolo di Sora è una scelta che evidenzia una debolezza politica senza precedenti. E’ evidente che quanto successo  dimostra che né il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani né il responsabile dell’organizzazione Pasquale Ciacciarelli hanno il controllo del Partito in provincia di Frosinone. Ma devono invertire la rotta, altrimenti il loro percorso si fa complicato. Molto. E questa considerazione è alle origini del flop.

Ma c’è pure un’altra considerazione da fare: la dignità politica che entrambi hanno dimostrato. Perché, disconoscendo l’operato di Lino Caschera, sia Nicola Ottaviani che Pasquale Ciacciarelli mettono a rischio un patrimonio di voti enorme, un patrimonio che potrebbe perfino fare la differenza nella loro corsa alla Camera dei deputati (Ottaviani) e alla Regione Lazio (Pasquale Ciacciarelli).

Sanno che a questo punto li perderanno, eppure la decisione del commissariamento c’è stata lo stesso. E questo atteggiamento è da Top.

Ora però può davvero succedere di tutto e fino all’ultimo secondo utile per la presentazione di candidati e liste, a Sora nel centrodestra sarà una “guerra” senza regole. Anche e soprattutto nella Lega.

Il tormento e l’estasi.

FLOP

RAGGI-CONTE

Giuseppe Conte e Virginia Raggi (Foto: Imagoeconomica)

Il modo con il quale si è svolta e conclusa l’ultima seduta della consiliatura di Virginia Raggi al Campidoglio è la sintesi di un fallimento politico e amministrativo senza precedenti. (Leggi qui Urla e insulti per l’ultimo atto della consiliatura Raggi).

Nel 2016 Virginia Raggi era il volto della speranza e i Cinque Stelle volevano rivoltare Roma come un calzino. Ma poi si è capito presto che non sarebbe andata così. L’esperienza si conclude senza maggioranza, in un clima surreale da telenovela venezuelana. Situazione a metà tra il dramma e l’operetta.

Fatto sta che Virginia Raggi affronta questa campagna elettorale con tutte le sue debolezze politiche sul piatto. Dall’emergenza rifiuti a tutti i “no” pronunciati in questi anni. E soprattutto arriva completamente isolata all’interno del suo stesso Movimento.

Giuseppe Conte, presidente dei Cinque Stelle da nuovo capo politico, avrebbe dovuto già metterci la faccia e provare a difendere la Sindaca, a sostenerla, a cercare di ricucire all’interno del Movimento. Non lo ha fatto perché non ha la stoffa del leader e perché nei Cinque Stelle era e resta un alieno.

Lui è peggio di me.

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