Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 19 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 19 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 19 ottobre 2022

TOP

GIOVANNI TURRIZIANI

Giovanni Turriziani

Nel Comune di Frosinone si è insediata la commissione speciale Area vasta. L’ha istituita nelle settimane scorse il Consiglio comunale: avrà il compito di valutare il percorso con cui arrivare alla creazione di una grand area di oltre 150mila abitanti, mettendo insieme Frosinone con i Comuni vicini. Nessuna fusione: basterà ragionare sui servizi e pensarli come se fosse una immensa ed unica città.

Porterà risparmi, snellirà le procedure, ottimizzerà e risorse. C’è anche lo studio, realizzato dall’Università di Roma Tor Vergata. Solo che quel progetto, sul quale oggi Frosinone studia il suo futuro e quello dell’intero settore centrale della Ciociaria è del 2018. Lo aveva commissionato e finanziato Unindustria, su intuizione dell’allora presidente Giovanni Turriziani.

Che all’epoca, tranne le pernacchie e le uova marce ha dovuto subire di tutto. Perché ragionare in una logica di insieme può andare bene in Nord Europa, è tollerabile in Nord Italia, ma non a Frosinone. Lo studio non faceva assorbire a Frosinone i Comuni intorno ma ripartiva tra loro le mansioni, dando una dimensione tale da garantire alla nuova entità una via privilegiata per i finanziamenti europei.

Giovanni Turriziani lo aveva capito. Altri no.

Il tempo è galantuomo

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani (Foto: Leonardo Puccini © Imagoeconomica)

L’uccello tessitore ha una caratteristica che va oltre il suo nome che conserva una certa onomatopea sghemba: non solo “tesse” ma lo fa talmente bene ed in maniera talmente efficiente che alla fine la sua specie vive in condominio.

Non è raro incontrare in Africa baobab o jaracande che pullulano di nidi sferici attaccati a grappolo l’uno all’altro su ogni ramo per fare massa e fronteggiare i nemici, soprattutto serpi. Il sunto è che il tessitore fa cose per sé ma le attua facendole per tutti, per la specie.

Ecco, a fare la tara alla stazza non proprio da passeraceo Antonio Tajani è stato un tessitore esattamente in quel senso. Lo è stato perché ha saputo far diventare se stesso il cardine dell’intera faccenda dello “strappo soluto di Palazzo Madama”, oggetto dell’accordo e fautore al tempo stesso, spieghiamola.

Tajaini è in pole per la Farnesina ma per arrivarci lui doveva tenere in piedi non solo le sue aspirazioni ma l’intero concertato. Quale? Berlusconi che dava di matto fra Cencelli e la Quisisana, Meloni che per apparire forte fuori doveva vincere una prova di forza dentro e la parte di Forza Italia che se muore Sansone etc etc… .

In più doveva essere egli stesso casella di scacchiera che tenesse Matteo Salvini lontano dalla Farnesina ma abbastanza vicino a Palazzo Chigi da entrarci con la patente di ministro “non proprio sul pezzo”, alle Infrastrutture diciamo. Come fare per quello? Toccarla piano e non calcare troppo la mano sulla quota azzurra dei ministri, il resto è venuto da sé.

E Tajani ha cucito, portato pace, stemperato i toni, calmato gli azzurri frondisti e i fratelli ortodossi. Si è spacciato per alfiere dei governisti con chi vede la Forza Italia che verrà e visir dei lealisti con chi Forza Italia la vede solo e soltanto col Cav, anche in criogenesi fra 100 anni.

E tanto ha fatto che alla fine ha staccato un biglietto che è ancora riffa, per carità, ma con ottime probabilità di essere quello vincente. Vincente per lui che da europarlamentare agli Esteri ci starà bene, vincente per il governo di cui ha evitato la premorte.

E forse vincente per chi da quel governo si aspetta finalmente un ricetta per vedere la luce. Ma questo onestamente lo non sappiamo ancora noi sappiamo solo che in Africa i nidi dei tessitori stanno lì da millenni. E che i serpenti di fronte ai grandi numeri vanno in tilt perché non sanno quale buca prendere.

Non vola ma volerà.

FLOP

LUCA FANTINI

Luca Fantini

La colpa è sempre degli altri. Ed il rinnovamento inizierà come la dieta: domani. Cioè mai. L’analisi della disfatta compiuta dalla Direzione del Partito Democratico della provincia di Frosinone appare nulla di più del solito paravento. Quello dietro al quale nascondere le evidenze per continuare a fare tutto come prima, aspettando solo che il polverone si abbassi.

La relazione del Segretario Provinciale Luca Fantini è solo una serie di ovvietà. A partire dal fatto che il Pd in provincia di Frosinone abbia subito “Una dura sconfitta, senza alibi”. I colpevoli? Tutti e quindi nessuno.

Ha inciso almeno un po’ il movimentato dopocena finito sui giornali di tutta l’Italia e di mezzo mondo? Il Partito ha preso posizione sul linciaggio mediatico di cui è stato protagonista? O non lo ha fatto, ammettendo così che in qualche modo erano giustificate trasmissioni tv e pagine di giornali? Il candidato principe di Frosinone è stato collocato a Roma prima che decidesse di ritirarsi e qui è stato mandato al suo posto un romano: nulla da dire sul mancato rispetto dei territori? Nessuna riflessione.

E ancora: l’ex presidente nazionale del Partito Democratico Matteo Orfini ha raccontato candidamente che andava in giro per i Comuni della provincia di Frosinone e gli elettori gli dicevano di non avere mai visto prima un onorevole: dove sono stati i rappresentanti dei territori eletti dalla provincia di Frosinone? Lo stesso Matteo Orfini ha raccontato che l’hanno votato turandosi il naso. Nulla da dire?

No, nulla da dire. Solo che sarà necessario un profondo rinnovamento. Lo stesso che viene annunciato da sempre. Lasciando sempre tutto allo stesso posto. Come ha detto prima di lasciare il Partito il dirigente Adamo Pantano o l’ex Segretario provinciale Domenico Alfieri prima di lasciare nelle settimane scorse la Direzione. Nulla da dire? No. Il Segretario non ha nulla da dire.

Va tutto bene, madama la marchesa.

ENRICO BORGHI

Enrico Borghi

In Italia il concetto di “conflitto di interessi” è una faccenda che conosciamo bene come cittadini e meglio di tutti come europei. La conosciamo non perché qui da noi necessariamente ogni ubbia alla democrazia pura abbia più concime, questa delle altre nazioni scout è una favoletta per gonzi, ma per un altro motivo di “massa”.

Noi conosciamo il conflitto di interessi bene perché nessun altro ha avuto Silvio Berlusconi al governo. Da concetto etico a barriera giuridica fino a concetto mainstream noi ce lo siamo sciroppati in tutte le salse, il “conflitto”.

E forse proprio per questo senza essere studiati come la buonanina di Rodotà che gli fece e pulci per anni della materia ne sappiamo qualcosa, così, a pelle via, in modalità “siamo tutti CT”.

Quel tanto che basta per restare un attimo allocchiti nel leggere che lo spettro del conflitto di interessi lo ha evocato il dem Enrico Borghi. Su chi? Su Berlusconi, ovvio. E perché avrebbe “sbagliato”? Ci piacerebbe metterla giù più sofista e letteraria ma il perché è talmente netto da ammazzarci la verve da vocabolario: perché Berlusconi non è al governo, non ancora, almeno, quindi può perorare quello che vuole.

Perciò che Borghi abbia preso d’aceto e si sia premunito di farlo sapere all’universo mondo è utile come la forfora sulla giacca blu. Ecco osa ha detto Borghi: “Com’era la favola della destra normale in un Paese normale? Nella trattativa per la formazione del governo entrano in campo i figli di Berlusconi, cioè i proprietari di Mediaset. Di cosa parlano con Meloni? Del futuro dell’azienda? Cose inconcepibili in qualunque altro Paese occidentale”.

Il dem allude al fatto che Marina e Pier Silvio Berlusconi siano stati quelli nel novero del “pontieri” che hanno fatto capire al Cav come sia ornai inutilmente geriatrico incarognirsi per il mancato premio ad una sua protegée.

Ma i figli di Berlusconi potrebbero aver anche detto al “papi” cose come “Ma davvero vuoi mandare tutto in vacca? E noi?”. Il dato è che non è bello ma non è conflitto di interessi perché la forma giuridica dell’interesse contingente non l’ha ancora asseverata un signore che si chiama Sergio Mattarella.

E se non ha detto niente lui…

Si chiamano tutti così, poi però…

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