Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 20 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 20 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 20 luglio 2022.

LA PROCURA GENERALE DI MILANO

Foto © Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Si chiama Celestina Gravina ed è Sostituto Procuratore Generale di Milano. È stata lei ad assumersi la responsabilità di dire che l’inchiesta contro Eni e le attività in Nigeria non ha altro da aggiungere. Quell’inchiesta è stata demolita nel corso di un processo in cui i giudici hanno assolto i vertici dell’azienda petrolifera di Stato. E la Procura generale non chiederà di riaprire il caso, rivedere il giudizio: rinuncia all’appello.

La dottoressa Gravina lo ha fatto senza cercare sotterfugi o vie d’uscita per chi ha indagato trascinando in giudizio Eni. I motivi d’appello “sono incongrui, insufficienti e fuori dal binario di legalità. (…) Non c’è prova di nessun fatto rilevante in questo processo. Gli imputati hanno diritto di vedere cessare immediatamente questa situazione”. È la parola fine ad uno dei casi più divisivi dell’epoca giudiziaria recente.

Con questa decisione, il processo Eni-Nigeria si conclude senza appello. E senza condanne morali per una magistratura che dimostra così di non avere un pregiudizio inquisitorio. Se quel pregiudizio c’è stato, nel primo grado, non è ascrivibile ad una categoria. Che dimostra così ancora una volta la propria autonomia di giudizio e l’assenza di scelte da casta.

Il fatto non sussiste. Non ci fu corruzione internazionale. Eni e Shell erano accusate di corruzione internazionale per una presunta tangente da oltre 1 miliardo di dollari che sarebbe stata pagata dalle due società petrolifere ai politici nigeriani per aggiudicarsi i diritti di esplorazione su un potenziale giacimento.

Non fu così. E la Procura Generale ha avuto il coraggio di dire che non ha motivi per insistere.

Il coraggio di non perseverare.

I TASSISTI

Foto: Thomas Hawk

La premessa è che il settore deve essere riformato e ne sono convinti anche i diretti interessati. La differenza di vedute è sul come procedere alla riforma.

La Commissione Industria della Camera dei Deputati è lo spot istituzionale che dovrebbe decidere in ordine alle istanze dei tassisti italiani. Tuttavia non è affatto detto che fra qualche giorno possa esistere ancora una Commissione Industria della Camera dei Deputati, perciò i tassisti hanno messo le loro istanze in frigo. E con quelle l’oggetto del contendere: l’articolo 10 del Ddl Concorrenza.

Ma cosa temono i tassisti? Che con la liberalizzazione del mercato e l’arrivo di nuovi vettori le loro licenze e le tonnellate di sacrifici annessi al loro conseguimento vadano in vacca.

Perciò sulla scorta di quel pericolo i tassisti sono saliti sulle barricate e, come in ogni sciopero, hanno alternato ragioni sacrosante a momenti di pazzia lessicale, come quando hanno coniato slogan non proprio lusinghieri contro Selvaggia Lucarelli che li aveva stuzzicati in un suo scritto.

Per oggi e domani erano in programma due ulteriori giorni di sciopero nazionale ma c’è un dato limpido: se l’interlocutore da cui spuntare azioni decisorie è il Governo e se il Governo è a rischio esistenza, che senso ha mettere la spunta ad una protesta che rischia di essere autoreferenziale e improduttiva?

Perciò il coordinamento nazionale di categoria ha sospeso lo sciopero e facendolo ha fatto capire una cosa: che i tassisti italiani fanno sul serio e che dall’altro capo del tavolo ci vogliono gente che sia in grado di rispettare un accordo. O di farne uno senza rimangiarselo per sopravvenuto decesso istituzionale.

Tassametro bloccato.

FLOP

NICOLA CALANDRINI

Nicola Calandrini

La lingua non g’ha l’osso e porta le botte adosso” (la lingua non ha l’osso e porta le botte) è un vecchio adagio dei cispadani pontini che consiglia di tacere perché del parlare non si sanno gli effetti.

In questi giorni il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, è stato strenuo attaccante contro il sindaco di Latina, Damiano Coletta, sospeso dal Tar. Con tanto di etici rilievi sull’avversario. Si è spinto fino a considerare abusiva la firma di Coletta all’appello per Draghi. Ma ecco la tegola: gli arrestano sindaco e assessori a Terracina per una questioni di balneari. (Leggi qui Arrestato il sindaco Tintari… quanto è amaro questo mare).

Calandrini dovrebbe chiedere garanzie ma non avendole date non le può ricevere. Il garantismo non funziona a corrente alternata: o lo invochi sempre o non puoi invocarlo solo per i tuoi. Ha parlato troppo e puntuali arrivano le “botte adosso”. 

Ho depositato di persona – spiegava il senatore Nicola Calandrini – in Senato l’interrogazione diretta al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per avere chiarezza circa i gravi fatti avvenuti nelle elezioni amministrative di Latina, certificati dalla sentenza del TAR dello scorso 8 luglio. Ho evidenziato al Ministro dell’Interno quanto documentato dalla magistratura, e cioè che in alcuni casi non c’è corrispondenza tra il numero delle schede complessivamente autenticate e la somma delle schede utilizzate dagli elettori e di quelle autenticate ma non utilizzate. Questo potrebbe avere comportato, secondo la giustizia amministrativa, il verificarsi del fenomeno della “scheda ballerina”.

Ora qualcuno chiederà a Lamorgese ragione del mare malato di Terracina. Guidato da un sindaco messo lì proprio dal Partito di Calandrini. E di cui il senatore è coordinatore provinciale.

Maximilien de Robespierre era il più virtuoso dei rivoluzionari, un campione di virtù ma in giorno trovò uno più virtuoso di lui e “perse” la testa, letteralmente. 

Mai sputare per aria.

ENRICA SEGNERI E ILARIA FONTANA

Il silenzio è legittimo. In alcuni casi addirittura è opportuno. In altri però un chiarimento ed una spiegazione eliminerebbero molti equivoci e rischi di fraintendimenti. Nelle prossime ore si saprà se il Paese avrà ancora un Governo oppure se la posizione politica assunta da ciò che resta del Movimento 5 Stelle sia tale da rendere impossibile la prosecuzione del premier Mario Draghi.

La provincia di Frosinone ha espresso tre parlamentari di quella che cinque anni fa è stata la forza politica maggiore. Uno di loro, Luca Frusone, ha preso posizione dal primo istante: pieno appoggio a Luigi Di Maio ed ha partecipato in maniera attiva alla scissione. Un’altra, Ilaria Fontana, fa parte del Governo come sottosegretario alla Transizione Ecologica e la terza è deputata, Enrica Segneri, con competenze su temi non secondari.

Proprio da loro non s’è sentita voce sul territorio. Per spiegare ad attivisti e militanti cosa stesse succedendo. Soprattutto per chiedere la linea da seguire, nel pieno spirito del rapporto tra cittadino a parlamentare che nel M5S dovrebbe essere solo un portavoce.

Invece nulla. Come per buona parte della legislatura. Non erano queste le premesse.

Non sempre è d’oro.

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