Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 21 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 21 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 21 dicembre 2022.

TOP

LUCA DI STEFANO

Luca Di Stefano

Senza indugi, senza esitazioni. In quarantott’ore ha già alzato l’impalcatura sulla quale costruire la maggioranza con la quale governerà la Provincia di Frosinone dove è stato eletto Presidente domenica scorsa. Luca Di Stefano condividerà tra oggi e domani le sue linee guida con i leader degli schieramenti che lo hanno sostenuto; effettuerà i lavori di calibratura e poi procederà all’assegnazione delle competenze.

Competenze e non deleghe. Perché nelle Province riformate dalla Delrio non esistono assessori, non c’è una giunta. E le maggioranze sono molto sottili e trasversali: il Dem Antonio Pompeo ha governato nel suo primo mandato con Forza Italia, nel secondo ha avuto il sostegno di Fratelli d’Italia.

Le congratulazioni fatte nei minuti immediatamente successivi al voto dal suo avversario Riccardo Mastrangeli aprono un’autostrada verso la collaborazione con l’area leghista che ha sostenuto il sindaco di Frosinone.

Già da ora il presidente Luca Di Stefano può contare sull’appoggio del capogruppo Pd Enrico Pittiglio e sul consigliere Dem Luca Mosticone; sarà necessario un passaggio con i due consiglieri Pd che hanno firmato per la candidatura a presidente di Luigi Germani: Gino Ranaldi ed Antonella Di Pucchio lo hanno fatto legittimamente, senza contravvenire ad alcuna indicazione di Partito che aveva dato la libertà di voto.

Gianluca Quadrini

Il terzo voto certo è quello di Valentina Cambone destinata alla carica di vicepresidente; il sindaco di Colle San Magno è la prima dei non eletti nella lista del Polo Civico, entrerà prima di Natale, surrogando Alessandro Rea di Ferentino che decade con le dimissioni di Antonio Pompeo da sindaco per partecipare alle Regionali di febbraio.

Il quarto è quello di Gianluca Quadrini che è stato tra gli artefici dell’elezione; ha lasciato il gruppo della Lega ed ora è indipendente.

Altri due voti arriveranno dai Consiglieri della Lega Andrea Amata e Giuseppe Alessandro Pizzuti (che subentra al presidente d’Aula Luca Zaccari che decade per le vicissitudini di Ferentino). Cosa c’entra la Lega? La stretta di mano e le congratulazioni di Riccardo Mastrangeli sono state un gesto diplomatico tempestivo e lungimirante. Soprattutto le parole che lo hanno accompagnato: «Noi due rappresentavamo il cambiamento, l’importante che abbia vinto uno di noi».

Altrettanto efficaci sono state le parole del vice segretario regionale Pd Sara Battisti che subito dopo l’elezione ha invitato a guardare oltre e superare le tensioni. Il segnale era anche per i due Consiglieri Dem che hanno sostenuto l’altro candidato.

Nato con la maggioranza.

MARCO CAVALERI

Marco Cavaleri

Sul Covid andavano dette un po’ di cosine che forse da tempo non ci diceva nessuno: che oggi è endemico calante ma non disposto a lasciarci. Che è infido meno di prima ma che su lui si sa ancora troppo poco. O si sa ormai abbastanza da non sperare che infido tanto non lo torni più.

E sul Covid andava detta anche un’altra cosa: che è una malattia da cui dovremo cautelarci ogni anno, esattamente come facciamo da tanto con i vaccini per le influenze stagionali. Banale? No, affatto, perché se c’è una cosa a cui il coronavirus ci ha abituati quella è stata proprio la diffidenza a farci l’abitudine.

E queste cose andavano dette da parte di chi il Covid lo monitora da tanto tempo ed a livello europeo. Marco Cavaleri è il responsabile strategico dell’Agenzia europea del Farmaco Ema e la cosa che colpisce di più delle sue skill è proprio quell’aggettivo: “strategico”. Perché le ex pandemie poi epidemie oggi endemie così le batti: con la strategia, con Cartesio, Ippocrate e Giobbe in trimurti secca.

Cavaleri lo ha detto perciò più chiaro che poteva, nel corso del periodico briefing per la stampa, l’ultimo del 2022. “È probabile che dovremo aggiornare regolarmente i vaccini anti-Covid per offrire la rivaccinazione ai gruppi vulnerabili. Esattamente come facciamo con il vaccino antinfluenzale“.

Ma quindi il Covid non andrà via? Macchè, scemo chi lo pensasse anche a fare la tara alle conoscenze mainstream ed ai meme social: “Lui è qui per restare. Perciò dovremo muoverci con prudenza verso una nuova normalità. Dobbiamo farlo usando al meglio gli strumenti che possono proteggerci, a partire dai vaccini“. La chiosa ci deve far riflettere. “I dati suggeriscono che la vaccinazione primaria con vaccini adattati dovrebbe indurre un’ampia risposta immunitaria nelle persone che non sono ancora state esposte o vaccinate“.

E quello di Cavaleri non è stato un accorato appello, ma una serena ed olimpica constatazione. Un ragionamento basico con cui ci ha detto che se non ci pensiamo noi, a tenere fuori dal recinto delle nostre esistenze i coinquilini scomodi non ci penserà certo il Fato. Perciò anche oggi che non va più tanto di moda “pungiamoci”. E forse davvero andrà tutto bene.

Antivirus.

FLOP

STEFANO BONACCINI

Stefano Bonaccini

L’annuncio viene affidato alle agenzie di stampa affinché lo diffondano. Più e meglio possibile. L’aspirante Segretario nazionale del Partito Democratico Stefano Bonaccini ha lanciato un sondaggio su Facebook. Accompagnandolo con un accorato appello alla rete: “I vostri pareri ci serviranno”.

In pratica: “Penso sia cruciale per il futuro del Pd tornare ad essere un partito popolare, in cui sia centrale l’ascolto delle idee, dei problemi, dei sogni (perché no?) dei nostri iscritti e dei nostri militanti. Per questo vi chiedo di dedicarmi pochi minuti per partecipare a un questionario“.

Ora, facciamo a capirci: va bene che il Pd attraversa una fase di confusione ma qui è stato interamente ribaltato il piano. Perché sono i leader a governare la pancia della gente, non è la gente a governare i Partiti con i propri mal di pancia. E con quel sondaggio Bonaccini non fa altro che chiedere ai potenziali elettori: ditemi i vostri mal di pancia.

Inoltre, se uno si candida a fare il Segretario di un Partito dovrebbe già sapere quali sono i mali della sua comunità, quelli della società. E soprattutto dovrebbe avere delle proposte.

Ma ve lo immaginate un Berlinguer che durante un’assemblea avesse detto: “Compagni, ditemi cosa non funziona”. Quando andava a Mirafiori aveva chiarissima la situazione: gliela avevano sintetizzata i quadri di Partito che a loro volta avevano interrogato la base. I leader di Partito vanno nella piazza di Mirafiori con le proposte per una soluzione. Non a chiedere quale sia il problema.

Se il Pd è ridotto a chiedere alla sua base quale sia il problema non ha bisogno di un congresso. Ma di uno psichiatra.

Non ancora Segretario ma è già confuso.

ROSSANO SASSO

Rossano Sasso

La stoffa del sindacalista l’ha conservata tutta, solo che forse ha perso la Singer per cucirne assieme i pezzi. Rossano Sasso è stato sottosegretario dell’Istruzione con Mario Draghi ed oggi è la punta della lancia di Salvini dritta dritta nel costato del Reddito di Cittadinanza.

Senza tracimare in paragoni eretici l’ultima opera di martirio della misura targata M5s Sasso l’ha messa in atto con un emendamento a sua forma in Manovra. Per quando il governo Meloni l’approverà in faldone ci sarà quella faccenda con cui Sasso magari non passerà alla storia ma si farà una capatina in cronaca parlamentare. Di cosa parliamo? Della proposta della Lega di fare formazione obbligatoria per gli under 29 oppure niente Reddito di Cittadinanza qualora se ne avesse diritto.

Le “condizioni” del Carroccio per percepire la misura sono in pratica queste: corsi di formazione e percorsi di studio per i percettori del reddito di cittadinanza tra i 18 e i 29 anni, in caso contrario addio l’assegno. La modifica alla manovra prevede che “a decorrere dal primo gennaio 2023 per i beneficiari del reddito di cittadinanza appartenenti alla fascia di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni che non hanno adempiuto all’obbligo formativo, l’erogazione del beneficio sia condizionata anche all’iscrizione e alla frequenza di un percorso di studi”.

Si tratta di un percorso “finalizzato all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione. Sino al conseguimento dell’obbligo formativo. O comunque, di una qualifica di durata almeno triennale“. Matteo Salvini, che con i suoi scudieri ed i suoi loop è sempre molto solidale, ha rincarato la dose. Lo ha fatto con una chiosa da tritolo sotto l’applausometro, roba che Cogito Erg Sum scansati. Ha detto: “È meglio un buon lavoro a tempo e giustamente pagato, che un non lavoro o un lavoro in nero”. Grande, spelliamoci le mani e maledetti noi che non ci abbiamo pensato.

Ora, non serve un genio per capire che in particolare con i giovani si pone un problema. E cioè: se il Reddito salta perché devi fare formazione e se per fare formazione non hai affatto garantito un posto di lavoro è evidente che nel 50% dei casi – e siamo teneri – il Reddito salterà senza essere surrogato da alcuna fonte di reddito.

Perciò in questa Italia dove il lavoro resta una grossa chimera la formazione al lavoro è una Chimera-Godzilla. Ma tutto questo Sasso nell’emendamento non ce lo ha scritto. Perché a lui è piaciuto solo fare clamore. Con qualcosa che stesse in sponda al Carroccio e non in testa al Paese.

Sasso nello stagno.

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