Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 22 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende mercoledì 22 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e cosa hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 22 giugno 2022.

TOP

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio al Bristol (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Ci sono persone che non hanno il coraggio delle proprie scelte. E per le quali la ‘sindrome del nido‘ è talmente forte da fargli accettare qualunque umiliazione pur di non lasciare il loro status quo. Accade con matrimoni diventati ormai tossici, con luoghi di lavoro nei quali non si viene apprezzati. Luigi Di Maio ha dimostrato quanto torto avessero quelli che lo avevano etichettato come un parvenue della politica, ritenendolo solo un ex bibitaro vincitore della lotteria Gratta e Governa inventata dal genio diabolico di Grillo e Casaleggio.

Gli errori politici commessi nel passato sono tanti e tali da segnarne per sempre il futuro: su tutti l’apparizione dal balcone di Palazzo Chigi al grido ‘Abbiamo sconfitto la povertà‘. I fatti hanno detto il contrario. (Leggi qui: Il merito del Movimento 5 Stelle ed il demerito degli altri).

Ma tra quelli che sbagliano (tutti gli umani) ci sono quelli che perseverano e quelli che si emendano. Il Luigi Di Maio che nelle ore scorse ha lasciato il nido del Movimento 5 Stelle è un politico diverso da quello che venne selezionato con un vero e proprio casting. Dietro una decisione così forte e così sofferta c’è un lavoro di presa di coscienza ed un coraggio del distacco che ora inizia a fare di lui un uomo di Stato.

Con quali fortune politiche lo stabiliranno poi gli elettori. Purtroppo ancora avvelenati dalle vuote illusioni generate dal Movimento 5 Stelle: quello del primo Luigi Di Maio. Dal quale il secondo si è emendato.

Il coraggio delle scelte.

LUCA FRUSONE

Luca Frusone

Basterebbero due parole: Vedi sopra. Sarebbe riduttivo ed ingeneroso. Il parlamentare di Alatri ha – nel suo piccolo – colpe politiche se possibile maggiori di quelle attribuibili a Luigi Di Maio. Il miserrimo 1% raccolto dal Movimento 5 Stelle alle Comunali di Frosinone ed il ‘non pervenuto‘ alle Comunali di Alatri non possono non essere ricondotte al giovane studente divenuto parlamentare che con un coraggio non comune sfidò quello che riteneva fosse il sistema.

Negli archivi c’è ancora la trasmissione in cui affronta un (allora) gigantesco Antonello Iannarilli sostenendo che i parlamentari potevano vivere con uno stipendio di duemila euro al mese. Ricevendone come risposta “A Roma manco ti ci affitti una stanza. Se però la condividi con altri e ti porti il panino da casa forse ce la potresti fare”. Ci credeva, gliene va dato atto. Fu uno degli ultimi deputati a postare sulla sua bacheca il celebre “Parlateci di Bibbiano, rimuovendolo di corsa nella notte poiché l’indomani avrebbe iniziato a prendere forma il governo con ‘quelli di Bibbiano‘.

Ferme restando le sue colpe per l’assoluta assenza di radicamento del M5S sul territorio (a partire dal suo paese) a Luca Frusone va riconosciuto lo stesso merito che si è attribuito a Luigi Di Maio. Ha scelto di dedicarsi alla politica estera, alla Difesa, alla Nato. Ed i suoi recenti interventi (poco conosciuti) se paragonati a quelli di molti altri rappresentanti della fauna grillina lo fanno apparire una specie di statista. (Leggi qui: Frusone con Di Maio, Segneri e Fontana con Conte. Nulla cambia in Regione).

Il passaggio con Luigi Di Maio ufficializzato ieri sera, se da un lato gli apre la prospettiva di una terza candidatura, altrettanto è vero che gli taglia i ponti da un possibile riciclo all’interno del M5S al quale avrebbe avuto diritto.

Carriere politiche.

FLOP

BEPPE GRILLO

Beppe Grillo (Foto: via Imagoeconomica)

Dalle stelle alla polvere. In appena quattro anni. Peggio di quello che fecero i Verdi: che in eredità ci lasciarono il No alle centrali nucleari, realizzate invece dalla Francia a due passi dal confine italiano vendendoci poi la corrente elettrica lì generata. Il grillismo ci lascia in eredità ben di peggio. Su tutti il falso concetto che “uno vale uno (mai attuato) e che sia possibile laurearsi “all’università della strada”. (Leggi qui: Il merito del Movimento 5 Stelle ed il demerito degli altri).

La scissione avvenuta nelle ore scorse non è la vittoria di Luigi Conte né quella di Luigi Di Maio. È la sconfitta di un modello irrealizzabile, perché completamente utopistico. Che ha rischiato di farci posizionare sul lato sbagliato della Storia.

Soprattutto è stato la più monumentale presa in giro ai danni degli elettori: ai quali garantiva l’appoggio a qualunque No esprimessero; demolendo qualunque autorevolezza si frapponesse tra loro e la presa del potere: emblematica la balla di Bibbiano costruita al tavolino mediatico.

La scissione è solo una logica conseguenza, fisiologica, naturalmente consequenziale.

La scissione del nulla.

ENRICA SEGNERI

La deputata di Frosinone Enrica Segneri è rimasta con Giuseppe Conte. E della scelta le va dato atto. Perché ogni scelta, qualunque scelta, presuppone coraggio. Ma c’è modo e modo di prendere quelle decisioni. E – più ancora – modo e modo di esprimerle. (Leggi qui: Frusone con Di Maio, Segneri e Fontana con Conte. Nulla cambia in Regione).

Colpiscono due passaggi del suo commento alla scissione, fatto a caldo. “La scissione era nell’aria già da parecchio. Anzi, forse sarebbe stato meglio e più “salutare” per il gruppo se fosse avvenuta prima”. Giusto. Ma più giusto sarebbe stato convocare i meet up della provincia di Frosinone, cioè quelli che l’hanno scelta e poi eletta a Montecitorio con i loro voti. E spiegargli cosa stava succedendo, dove ci si stava dividendo, chiedendo loro cosa ne pensavano. Invece, nulla. Nessuna consultazione, nessun confronto, nessun indirizzo chiesto alla base, come invece vorrebbero i principi originali del grillismo.

Peggio ancora lo step successivo. “Mi ha lasciato molto perplessa la posizione del PD che non ha rilasciato alcuna dichiarazione né per l’uno né per l’altro. Anzi Marcucci, capogruppo del Senato, si è proprio schierato con Di Maio”. Rivela una vera e propria ossessione verso un Partito nel quale si svolgono i congressi e la leadership viene scelta dagli iscritti. Il Pd ha evitato, giustamente, d’impicciarsi. Per lei non va bene.

Il motivo è chiaro. “La situazione che si prospetta quindi non è delle più facili, anche in clima di coalizioni, ma confido che il movimento 5 Stelle con Conte, saprà uscire dall’empasse“. Ma se in questa maggioranza ci sta così male, perché non passa con l’opposizione?

Al Misto c’è posto.

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