Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 25 maggio 2022

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende mercoledì 25 maggio 2022

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende mercoledì 25 maggio 2022

TOP

PAOLO GENTILONI

Paolo Gentiloni (Foto: Daina Le Lardic via Imagoeconomica)

Il senso delle cose è faccenda importante, specie in un mondo in cui lo si perde perché abbaiare fa più figo che ragionare. E il senso delle cose lo ha voluto spiegare Paolo Gentiloni a Matteo Salvini. Come? Spiegandogli che una cosa è indicare le regole, un’altra è “massacrare di tasse“.

La questione è nota: di fronte al sollecito di Bruxelles a ché l’Italia applichi il Pnrr senza cagnara ideologica il leader della Lega aveva implementato la cagnara e urlato all’Europa gabellotta a caccia di italiche reni da far livide.

Eppure il presupposto era chiaro: un altro anno di deroga dal Patto di Stabilità e raccomandazioni mirate ai Paesi, in particolare con noi su deficit pubblico, catasto, concessioni balneari e tasse sul lavoro.

Salvini, che in certe cose è come i gatti col gomitolo, era insorto e si era inerpicato sulla barricata e Gentiloni gentilmente gli ha suggerito che l’unica cosa su cui si stava inerpicando erano gli specchi. E ha dato un senso alle cose proprio dove le cose un senso non ce l’avevano.

Come Vasco.

NICOLA ZINGARETTI

Non ci ha girato attorno. Ha indossato i guantoni e cominciato a colpire duro su quello che sarà il mantra del centrodestra nelle prossime elezioni Regionali 2023: la Sanità. E per scaldare i muscoli il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha iniziato a menare già durante la campagna per le Comunali 2022 che tocca tre dei suoi Capoluoghi: Frosinone – Viterbo – Rieti.

A Frosinone ha detto «La Destra disse ai ciociari di curarsi all’Umberto Primo di Roma». Lo ha detto nel centrale largo Turriziani, ricordando che «fu la Destra a chiudere gli ospedali» riferendosi all’ex governatrice Renata Polverini. La controparte giura che sia stata tutta colpa dell’ancor prima presidente Piero Marrazzo. «Noi li abbiamo trasformati e valorizzati», ha rivendicato Zingaretti.

Nemmeno si è nascosto sulla polemica di cartone costruita su un comunicato stampa che, per sintesi, non indicava tra le opere delle Ferrovie la nuova stazione Tav di Frosinone. «Chi denigra due fermate dell’Alta Velocità è un malato e la stazione è in fase di progettazione da parte di Ferrovie».

Al di là dei contenuti ed al di là della campagna elettorale è un Nicola Zingaretti pancia a terra quello che si è visto al fianco del candidato sindaco Domenico Marzi, l’esatto contrario di un politico stanco al termine di dieci anni di mandato regionale. Piacerà o no, la sua arma più potente non è stata – ancora una volta – l’urlo ma l’ironia. Il suo sorriso prima di smontare la tesi dell’avversario politico è disarmante. E soprattutto non è intrisa di odio.

Attacco frontale. Ma con il sorriso.

FLOP

ROMEO FIONDA

Romeo Fionda

Hanno sbattuto la porta e se ne sono andati. Dalla chat e non dal Partito. Ma è un segnale di insofferenza chiarissimo quello che hanno lanciato i Giovani Democratici di Cassino, il movimento giovanile del Pd che un anno fa ha espresso l’attuale Segretario Provinciale Luca Fantini.

Hanno abbandonato il canale WhatsApp con cui scambiarsi messaggi per manifestare contro la totale assenza di politica nel Cirrcolo Dem cittadino. Nulla è cambiato da quando sei mesi fa il Congresso ha eletto come Segretario Romeo Fionda. Che è il Commissario che aveva retto il Circolo nei due anni precedenti.

Una vulgata vuole che il problema sia la mancata elezione del vice Segretario di Cassino con il giovane Matteo D’Aliesio in pole.

La protesta dei Giovani è un segnale forte di un Pd che si sta rinnovando dalla base e che non ci sta a fare numero ma vuole fare politica: discutere, confrontarsi. Non vuole essere appiattito sulle posizioni del sindaco e dell’amministrazione. In pratica: vuole essere Partito. Mentre da tre anni non lo è.

Il Segretario Romeo Fionda ha avuto il merito di traghettare il Partito in una fase difficile, di riportare il Pd a tesseramenti “normali”, senza più il fenomeno delle tessere vendute a pacchetti come, non di rado, è accaduto in passato. Il circolo Pd deve essere grato al segretario Romeo Fionda per il lavoro svolto. Dal canto suo Romeo Fionda dovrebbe capire, quando sono passati ormai quasi sei mesi dal congresso cittadino, che lui non è più il Commissario del Pd, bensì il Segretario.

Adesso la sua guida è legittimata dall’elezione degli iscritti, c’è un direttivo che può e deve prendere posizione, deve fare Politica. Fare cioè quello che spetta ad un Partito, quello che non è stato fino ad oggi. In sei mesi si contano un paio di comunicati stampa per difendere il Partito dagli attacchi che l’opposizione ha fatto con i manifesti in città. E nulla più.

La “scossa” data oggi dai giovani con l’abbandono della chat è un segnale che il segretario Fionda non può non cogliere. Ha due strade, da poter percorrere: invertire la rotta prima che sia troppo tardi, iniziando da due semplici gesti: nominare il suo vice e adoperarsi per dare una sede al Partito. Oppure prendere atto del fatto che il ruolo del segretario non gli calza bene come quello del commissario.

Politburosauro

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

La politica è una cosa seria. È esercizio di democrazia. Ed il nostro Paese si basa sulla Democrazia: l’ha costruita sulle macerie di una penisola ridotta in larghi tratti com’è Mariupol oggi. Ridotta in briciole da una dittatura che negò la democrazia, partendo da quella che doveva essere una marcetta su Roma mentre i suoi capi si tenevano ben al sicuro al confine con la Svizzera, pronti a riparare nel caso in cui Vittorio Emanuele III avesse voluto compiere una improbabile impennata di orgoglio.

La democrazia si costruisce dall’interno: cioè dai Partiti che – nella differenza delle loro opinioni – alimentano il dibattito democratico. La esercitano attraverso i Congressi: discutono, si confrontano, si contano ed eleggono il loro Segretario con la loro classe dirigente. Si vince, si perde, ma è così che si va avanti.

La Lega rischia di perdere questa sua caratteristica. Matteo Salvini ha rinviato ancora una volta il Congresso che potrebbe mettere in discussione la sua linea e la sua leadership.

Con una scusa e con l’altra è da tempo che rinvia la conta. Prima lo ha fatto sostenendo che c’era la pandemia; ora ci sono le Comunali ed è meglio non agitare la base. La realtà è che Matteo Salvini ha la piena consapevolezza di una base perplessa di fronte alle sue giravolta. E di un’ossatura della Lega – fatta da gente che si alza la mattina per andare a produrre e tirare avanti il Paese – ben poco soddisfatta delle sue strategie. Si chiama paura della conta.

Asserragliato sul carroccio

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