Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 5 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di martedì 4 gennaio 2022. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di mercoledì

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di mercoledì.

TOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Chiunque altro al suo posto avrebbe avuto almeno 5 crisi di nervi al giorno. L’ex Governatore della Bce invece è a metà tra la Sfinge e il capo del Kgb: nervi d’acciaio.

Si sta giocando tutto, perché se non dovesse essere eletto presidente della Repubblica, allora anche il ruolo di premier potrebbe essere a rischio. Ma in queste ore si sta palesando perfino un’altra opzione e cioè che se al Colle dovesse essere eletto senza i voti della Lega e di Forza Italia, allora potrebbe palesarsi una maggioranza diversa in Parlamento, con premier uno tra Enrico Letta o Dario Franceschini.

Intanto però Mario Draghi non parla, non esterna, non si sbilancia e prova a rafforzare ulteriormente l’asse con Marta Cartabia. Probabilmente perché è consapevole che alla fine si giocherà in ogni caso una partita doppia Quirinale-Palazzo Chigi. E continua a non tradire emozioni. 

Inimitabile.

RENZI-TOTI

Matteo Renzi e Giovanni Toti (Foto: Alessandro Paris / Imagoeconomica)

Si è saldato un asse di ferro tra due leader che si rendono conto che l’Italia è ancora una Repubblica parlamentare. E questo significa che le partite si giocano e si decidono in Parlamento.

Ieri Giovanni Toti ha compiuto un capolavoro dialettico-politico quando non ha escluso un’opzione Draghi per il Colle, aggiungendo però che occorrono garanzie per il Governo. Quindi la ciliegina: confronto aperto anche per l’ipotesi Berlusconi. In questo modo il leader di Coraggio Italia fa risaltare il ruolo decisivo della galassia centrista. (Leggi qui Quelli che continuano a sottovalutare Berlusconi. E Renzi).

Quanto a Matteo Renzi, si sta muovendo a tutto campo… restando fermo. Perché sono gli altri che vanno da lui per cercare di capire come orientare le strategie e i voti. Più passano i giorni, più si fa concreta la possibilità che il peso specifico di Matteo Renzi e Giovanni Toti possa far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. 

Quelli che fanno la differenza.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

È dovuta intervenire Paolo Taverna per ricordare che il Movimento Cinque Stelle non è in autogestione. Avrebbe dovuto farlo Giuseppe Conte. Altrimenti che ci sta a fare?

L’ex premier ha detto che soltanto se saprà essere unito il Movimento potrà fare la differenza nell’elezione del presidente della Repubblica. Il problema è che ognuno va in ordine sparso nei pentastellati. Luigi Di Maio sta giocando una sua partita che non esclude l’ipotesi di sostenere Mario Draghi, il gruppo del Senato non intende subire diktat. Altri big restano al coperto. Mentre Giuseppe Conte ha lanciato l’idea di una donna al Quirinale, che nessuno però ha davvero appoggiato.

E in queste ore filtra la notizia che perfino il Pd non vede più Giuseppe Conte come il referente principale dei Cinque Stelle. Il punto vero è che nel Movimento la priorità è evitare le elezioni anticipate. Ergo, o Conte si muove in questa ottica oppure è destinato a non durare molto. 

Mai una decisione vera.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Non vede l’ora di tornare all’opposizione per cominciare a frenare i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Ma sa che nell’eventualità di questo scenario un pezzo importante del Partito (Giorgetti, Zaia, Fedriga e forse anche Fontana) e dell’elettorato prenderebbe le distanze.

Quindi ha scelto la strada di un confronto con il leader del Pd Enrico Letta per cercare una soluzione condivisa. Ma Letta gli ha chiesto di togliere l’ipotesi Berlusconi dal tavolo. E Salvini non può certo “scaricare” l’alleato prima ancora che comincino le votazioni per il Capo dello Stato.

Il Capitano al governo non ci voleva andare e non intende restarci. La realpolitik gli ha fatto perdere molti voti e ancora più punti nei sondaggi perché in realtà lui non riesce proprio a vedere un Carroccio di governo. Ora però è ad un bivio decisivo. 

Tra Scilla e Cariddi.

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