Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 6 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 6 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 6 luglio 2022.

TOP

ANBI LAZIO

Renna, Sacchetti e Gargano

Nel giorno in cui l’associazione nazionale dei Consorzi di Bonifica tiene la sua assemblea nazionale e presenta il progetto con cui contrastare la grande sete che sta inaridendo il Paese, sono i Consorzi del Lazio a finire sotto i riflettori. Per il riconoscimento che gli arriva da due dei relatori intervenuti al Parco de’ Medici. (Leggi qui: La risposta alla siccità: c’è ma è ferma).

Ornella Segnalini (Assessore Lavori Pubblici e Infrastrutture Comune di Roma) porta la migliore testimonianza dell’efficienza raggiunta dal Consorzio di Bonifica di Roma. Annunciato che Roma Capitale gli affiderà i suoi lavori di sistemazione idraulica. Daniele Leodori (vice presidente della regione Lazio) sottolinea la sfida raccolta da Anbi Lazio sotto la presidenza di Sonia Ricci, prendendo fondi Ue ormai in scadenza e trasformandoli con tempi record in opere idrauliche. Grazie alle quali lo scorso inverno ci sono stati meno allagamenti ed ora c’è qualche centimetro di acqua in più nei bacini.

Fino a pochi anni fa, la Bonifica era l’ente che apriva e chiudeva i rubinetti per l’irrigazione dei campi. Ora è una realtà in prima linea nel contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici, nello studio e nella ricerca di soluzioni moderne per l’irrigazione e per la raccolta e la valorizzazione delle acque. Con risultati pratici e concreti. Il processo di fusione e riordino a letteralmente trasformato un ente che ora è fondamentale per i territori. Come dal palco dell’assemblea nazionale è stato riconosciuto.

Non tutti i carrozzoni sono irrecuperabili.

NATALIA E FIORITO

A prescindere dal fronte politico dal quale la si voglia guardare, l’operazione che ha portato alla nomina del nuovo assessore al Bilancio del Comune di Anagni Serenella Poggi è un capolavoro strategico. Utile al centrodestra, devastante per il Campo largo. (Leggi qui: Natalia porta Poggi in Giunta e restringe il Campo Largo).

Non solo per la ricostituzione degli equilibri nella maggioranza intorno al sindaco Daniele Natalia. Che ora può affrontare con un pensiero in meno la strada verso le elezioni del 2023. Ma soprattutto perché smonta un intero blocco sul quale si stava poggiando la coalizione avversaria. Non è un mistero che Serenella Poggi fosse uno degli interlocutori del fronte opposto: talmente importante da allestire una sua personale lista civica. Che ora passa tra le file del sindaco.

Restano da capire due cose. La prima. Quanto di questa operazione sia farina del sacco di Natalia e quanto di Franco Fiorito. Che dal momento in cui ha ripreso ad interessarsi di faccende politiche ha sconvolto l’intero scenario. Da capire c’è soprattutto se tra i due ci sarà una sintesi alle prossime elezioni. oppure se ci sia già da ora e stiano giocando ai Mercanti di Pisa.

La seconda cosa da capire è se esiste davvero questo Campo Progressista. O Campo Civico come si affretta a chiamarlo il vice presidente della provincia Alessandro Cardinali. Perché già da questa denominazione si comprende quanto sia fragile il progetto: non c’è un collante politico, come dimostra il fatto che si facciano subito i distinguo sul nome del Campo. Per Cardinali (che ha una storia tutta a destra) è imbarazzante dire che sta con i progressisti; per il Pd è altrettanto imbarazzante dire che sta con Cardinali. E se non c’è una cornice chiara, il rischio è di ritrovarsi tra le mani un’alleanza elettorale, come fu quella di Bassetta: capace di vincere le elezioni ma destinata a non durare.

Strategie in atto.

FLOP

MESSNER, CORONA E DRAGHI

La tragedia della Marmolada non ha derogato dal solito mood italiano in cui i massimi sistemi e le operazioni di packaging concettuale devono per forza andare a fare da frettoloso contenitore eziologico per l’immenso dolore che le stesse generano. Perciò, subito dopo la notizia della strage dovuta alla caduta a valle del seracco, ci si è affrettati a individuare con certezza inquietante la causa certissima e truce della tragedia stessa.

Reinhold Messner è una leggenda della montagna; Mauro Corona è una leggenda della Berlinguer; Mario Draghi è una leggenda dell’Economia. E tutti e tre non hanno avuto dubbi nel puntare il dito sul responsabile: l’uomo. O meglio, ciò che l’uomo ha fatto al pianeta in termini di riscaldamento globale. Attenzione: in realtà a dare la cesellatura finale alle loro spiegazioni ci hanno pensato molti media mainstream. Come al solito hanno “forzato la mano” sui titoli per attribuire certissimamente ai tre ciò che i tre hanno messo in novero possibile.

Fatte le debite premesse e tracciata la rotta concettuale veniamo al problema. Nessuno che sia anche solo blandamente senziente oserebbe mai mettere in dubbio il fatto che la specie umana abbia avuto ed abbia tuttora un impatto non certo neutro sul pianeta terra. Tuttavia fra asserirlo in termini di massimi sistemi e proclamarlo in termini di causa certa di una tragedia così immane, fresca e mirata c’è la stessa differenza che passa fra attribuire un incidente stradale all’asfalto sconnesso e riconoscere che forse il conducente ha sorpassato in curva.

Insomma, dire a tutto tondo che a generare la tragedia della Marmolada sia stato il riscaldamento globale di matrice antropica è sbagliato. È giusto dire che quando in montagna ci sono 10 gradi Celsius organizzare cordate è pericoloso. E che chi di montagna ne sa dovrebbe saperlo come e più del Padre Nostro, che sotto i seracchi non ci si scarpina. O che se lo si fa si corre un rischio maggiorato.

Un rischio che corsero 300 soldati austriaci nel 1916, come si sono affrettati a puntualizzare i media in fregola di corsi e ricorsi storici. Ma magari dimenticando di sottolineare che loro lì ci stavano in guerra, cioè in un contesto in cui la morte è nel novero delle cose possibili h24.

Ma noi abbiamo sempre bisogno di un epos che contenga il dolore, di una mistica che tracci la rotta delle nostre parole e di un’informazione che stia sul pezzo con la pialla delle certezze retoriche invece che con il grimaldello dei dubbi, perciò incaselliamo invece di piangere e processiamo invece di ammettere.

E così facendo inquiniamo il dolore per chi non c’è più e il pudore per chi c’è ancora, c’è e dovrebbe dire le cose come stanno per evitare che quelle cose non accadano più. E che nessuno più pianga per cose che erano iniziate con le risate.

Piove, riscaldamento ladro.

GIUSEPPE CONTE

L’ennesimo rinvio della discussione sul Dl Aiuti che contiene 23 miliardi di euro per famiglie e imprese è solo un disperato tentativo di Giuseppe Conte di restare aggrappato all’esistenza in vita politica per una realtà che ha fallito tutti gli obiettivi e tradito tutte le apsettative dei suoi elettori. Il misero 1% rastrellato alle Comunali di Frosinone nonostante la folla intorno a Giuseppe Conte è la risposta più concreta. 

Una linea schizofrenica. Che al mattino crea tensioni nel Governo ed alla sera annuncia che non ci saranno strappi. È un modo per cercare di tenere dentro qualche voto, dando l’impressione di essere contro Draghi. Ma stando saldamente con le ginocchia sotto le scrivanie di molti ministeri.

Il problema è che il Paese non può permetterselo. Non può in una fase economica così drammatica. Meno ancora in una fase climatica da fine del mondo. E meno del meno ancora, con una guerra che ha fatto schizzare i costi dell’energia e degli alimentari.

O dentro o fuori.

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