Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 15 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo sabato 15 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo sabato 15 gennaio 2022

TOP

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

Ha ottenuto quello che voleva: la sottomissione politica degli alleati, soprattutto di quelli che lo doppiano o lo triplicano nei sondaggi.

Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) lo hanno definito “adatto” a ricoprire il ruolo di presidente della Repubblica. Non da soli: anche altre forze politiche hanno sottoscritto un documento che però ancora non è una candidatura formale al Quirinale. Lo diventerà soltanto quando lo stesso Berlusconi avrà sciolto la riserva (si è tolto anche questo sfizio).

Ha dimostrato che il centrodestra è lui, perché è lui ad avere l’endorsement dell’Europa e perché è lui che può mettere in campo iniziative mediatiche oltre che politiche. Lo schieramento di giornali e televisioni di famiglia in questi ultimi giorni non è stato imponente. Di più. Adesso toccherà agli “sherpa” cercare di capire se Berlusconi, dal quarto scrutinio in poi, può arrivare a superare la soglia dei 505 voti. Se sì, scioglierà la riserva. Se no farà il gesto nobile del passo indietro.

Su questo versante Gianni Letta ha già preparato il terreno. Gli alleati hanno fatto quello che lui ha chiesto loro: i comprimari.

Capo.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Il Pd non ha un candidato da contrapporre a Silvio Berlusconi. Il Movimento Cinque Stelle non ha l’unità necessaria per fare da ago della bilancia come dice Giuseppe Conte. A meno che alla fine Conte e Di Maio non riescano a convergere su un solo nome.

Giorgia Meloni, in attesa delle prossime mosse di Silvio Berlusconi, sa che potrebbe guidare il primo Partito alle prossime elezioni politiche. E che quindi potrebbe essere la prima donna premier dell’Italia. Ma sa pure che ha bisogno di una forte legittimazione europea per guidare il Governo. E questa legittimazione non può dargliela Silvio Berlusconi, uomo della sua stessa parte politica ed europeista a corrente molto alternata. No, quella legittimazione può dargliela solo Mario Draghi.

Ecco perché il via libera del centrodestra a Berlusconi spalanca la strada proprio all’ipotesi Draghi. Pd e Cinque Stelle non hanno alternative, Giorgia Meloni (e forse Matteo Salvini) non vede l’ora di smarcarsi. Il presidente del consiglio, dal canto suo, rimane in silenzio. Che in questa fase è l’arma migliore.

Pronto al blitz quirinalizio. 

FLOP

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

Spera ancora nel miracolo: il Mattarella bis. Se succede, è evidente che Enrico Letta ascenderebbe al cielo nella storia del Partito Democratico. Ma è complicato, quasi impossibile.

In realtà il Segretario del Pd confida di poter raccogliere i voti necessari per far eleggere Mario Draghi al Colle e spianare la strada ad un Governo diverso guidato da un esponente del suo Partito: lui stesso, Dario Franceschini o Paolo Gentiloni. Ma non ha un piano B e questo potrebbe costargli carissimo se alla fine Silvio Berlusconi scioglierà il nodo per la candidatura alla presidenza della Repubblica.

In più di un quarto di secolo la sinistra ha dato innumerevoli prove di sottovalutazione di Silvio Berlusconi. E rischia di fornirne l’ennesima. Possibile che il Pd non abbia al proprio interno una personalità tale da candidare al Quirinale in alternativa a Silvio Berlusconi? Che non abbia il coraggio di provare a mettere in campo gente come Romano Prodi, Rosy Bindi, Paolo Gentiloni o altri?

E questa mancanza di coraggio alla fine potrebbe costare carissima. Senza filtri: l’elezione di Berlusconi al Colle manderebbe in pezzi il Pd e la segreteria di Enrico Letta.

Sul filo del rasoio.

VITTORIO SGARBI

Vittorio Sgarbi © Imagoeconomica, Stefano Carofei

A una persona del suo livello culturale e della sua intelligenza non dovrebbe neppure essere chiesto di fare il “centralinista”. Chiamare cioè deputati e senatori di altri Partiti per sondare il terreno su una candidatura al Quirinale di Silvio Berlusconi.

Invece gli è stato chiesto. Da Berlusconi naturalmente, che non ha lesinato battute agli interlocutori che gli venivano passati da Sgarbi. Tipo: “Sono quello del bunga bunga”. Ma l’universo berlusconiano non lo scopriamo certamente adesso.

Vittorio Sgarbi, però, ha tutte le carte in regola per avviare delle trattative politiche in piena regola con gli interlocutori. Non può limitarsi a comporre il numero e poi a dire “ti passo una persona”. Magari uno come lui ha la forza di poter dire non perfino ad una personalità che il centrodestra considera adatta a rappresentare l’unità dello Stato e della Repubblica.

Magari poteva dire no. Tanto la fila per fare il “centralinista” a Berlusconi superava di gran lunga quella che vediamo in queste settimane agli hub vaccinali.

Demansionato.

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