Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 28 maggio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende sabato 28 maggio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende sabato 28 maggio 2022.

TOP

MAURIZIO STIRPE

Maurizio Stirpe (Foto Livio Anticoli © Imagoeconomica)

Confermato per un altro biennio alla vice presidenza di Confindustria nazionale, confermato nella delega più rognosa: quella del confronto con i sindacati ed i ministeri quando si parla di stipendi, contratti e politiche del Lavoro. Maurizio Stirpe è uomo di intransigenza e mediazione.

La scelta cade in un giorno non casuale. Quello in cui il presidente Carlo Bonomi sgancia una delle bombe più dirompenti sulla politica e sul sindacato. A tutti aveva proposto “di affrontare la ripresa italiana attraverso un grande Patto per l’Italia, pubblico e privato, imprese e sindacati, tutti insieme“. Anche Mario Draghi appoggiò e fece propria la nostra proposta. Invece “I Partiti preferiscono rapporti bilaterali con il Presidente del Consiglio. Non hanno mai firmato impegni comuni“. E “una parte del sindacato ha sempre risposto che avrebbe solo parlato con il Governo, e non certo con noi“.

Stirpe, fresco di nomina, afferra il toro per le corna. E va ad una tavola rotonda del Congresso Cisl. Dove dice: “Se vogliamo far fare al sistema complessivo un passo in avanti dobbiamo fare tutti un passo indietro. Se ci sediamo al tavolo pensando che uno ha ragione e l’altro ha torto non si fa nessun tipo di accordo. Bisogna fare un grosso bagno di umiltà e affrontare i temi con pragmatismo“. Ed il sindacato è servito.

Poi arriva il telegramma per la politica. “Le materie su cui cimentarsi ci sono. Ci vuole però la volontà di approfondirle da un punto di vista tecnico. Se noi lo vogliamo fare con la demagogia e gli ideologismi non otteniamo alcun risultato perché né io né il presidente Bonomi dobbiamo fare alcun tipo di elezione, stiamo lì per spirito di servizio. Se ci mettiamo a lavorare la nostra disponibilità è massima“. Fine degli alibi.

Stirpe industriale.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Lo ha detto senza mezzi termini parlando a nuora affinché suocera comprenda: “La riforma della Giustizia serve anche alle toghe”. Il premier Mario Draghi lo ha detto, anzi, lo ha scritto in un un messaggio istituzionale inviato all’Università di Padova in occasione del convegno sulla Riforma della Giustizia. Insomma, fra cacio, maccheroni e peperoncino gli ingredienti c’erano tutti.

Quale peperoncino? Quello con cui il premier ha lanciato un messaggio chiaro e forte: al di là del diritto sancito da norma di massimo rango con cui i referendum abrogativi inizieranno a mettere ordine nella Giustizia sulla stessa serve un legiferato che venga dall’alto. Draghi è un premier democratico ma della democrazia lui ama la polpa e sa benissimo che in materia di Giustizia la volontà popolare è roba approssimativa ed ondivaga.

Perciò, pur considerandola ovviamente sacrosanta, ha doppiato la volontà popolare come valore ed ha voluto far capire alle toghe che i primi a trarre beneficio dalla riforma della Signora con la Bilancia saranno proprio loro. Ma Draghi non parlava solo alle toghe, le sue parole sono rimbalzate esattamente dove Draghi voleva che arrivassero e sapeva che sarebbero arrivate: in quelle nicchie partitiche che vorrebbero una riforma sdrucciola ed un iter farraginoso.

Ha scritto Draghi, incappando peraltro in un piccolo refuso formale in ordine al concetto di terzietà che è prerogativa del giudicante e non del requirente: “Gli italiani si aspettano dalla magistratura decisioni giuste e prevedibili, in tempi brevi. Gli stessi magistrati hanno bisogno di una riforma che rafforzi la loro credibilità e terzietà”. E ancora: “Questi sono i principi alla base della riforma del Governo, che auspico possa essere completata con prontezza”.

E in quel “con prontezza” c’è la summa di quel che Draghi, piaccia o meno, è: uno che alle regole ed al timer della politica ci deve stare, ma solo fino a quando il risultato finale non viene compromesso. In quel caso lui parla ed avverte di non giocare troppo perché la melina è nemica del successo.

Zitti e buoni.

RICCARDO MASTRANGELI

I quattro candidati

Un musulmano, un comunista, un ebreo: tutto nello stesso schieramento, tutti alleati tra loro a favore dello stesso sindaco. A dimostrazione che il dialogo cammina sulle gambe degli uomini. E che le divisioni spesso non sono il risultato delle differenze ma della voglia di contrapporre.

Abessamad El Jaouzi è responsabile del servizio Comunicazione e ufficio stampa presso l’ambasciata in Italia del Regno del Marocco in Italia; inoltre è responsabile del dipartimento dell’Economia sostenibile presso la Mediterranean Academy of Culture. Gaetano Ambrosiano è stato fino al mese scorso il Segretario provinciale di Articolo 1. Luigi Diamanti è membro dell’Ufficio di Presidenza della Federazione Italia-Israele.

Il candidato sindaco di Frosinone per il centrodestra Riccardo Mastrangeli li ha riuniti nel suo schieramento, inserendoli nella stessa lista civica: quella che porta il suo nome. E chiedendogli di aiutarlo a definire un progetto politico che fosse il più inclusivo e trasversale possibile. Se sarà vincente lo decideranno gli elettori, il segnale che ne scaturisce però è che il dialogo smussa gli angoli ed accorcia le distanze. Soprattutto in realtà di provincia come Frosinone.

Dottò è il Comune, non è l’Onu.

FLOP

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini in Polonia

Un altro scivolone, con sgommata iniziale e poi retromarcia serale quando ormai i titoli dei giornali li ha guadagnati. Matteo Salvini ha fatto trapelare la notizia che sarebbe andato a Mosca per tentare di parlare direttamente con Vladimir Putin. Da solo, senza altri del suo Partito né rappresentanti del Paese.

Per tutta la giornata è stato un rincorrersi di ‘non ne sappiamo niente‘: dalla Farnesina a Palazzo Chigi per arrivare al Quirinale; dai vari livelli della Lega fino al capo delegazione al Governo Giancarlo Giorgetti. Nessuno ne sapeva nulla perché Salvini voleva fare il colpaccio da solo. In serata, la retromarcia ingranata in piena corsa: “Al momento si parla di una possibilità d’incontrare il presidente Putin. Qualora l’eventualità diventasse più concreta, informerò il presidente Mario Draghi e ne parlerò con i vertici della Lega”.

Ora: supponiamo che a Mosca decidano di concedere il visto al Capitano. Una volta giunto al Cremlino ed accomodatosi al tavolone che avrebbe fatto invidia al presidente galattico di fantozziana memoria, Salvini cosa direbbe a Putin per convincerlo a fermare la guerra?

Sembra di sentirli. “Guarda Vlady, vedi di ritirare i tuoi dal Donbass e visto che ci sei anche dalla Crimea; vedi di sminare i porti e far partire un po’ di cargo pieni di mais, che a me in Italia ormai non mi prendono più sul serio, Giorgia Meloni mi passa un badile di asfalto addosso ogni settimana, aiutami tu ad uscire da questa situazione”.

La risposta già si conosce. “Niet”.

Non gli è bastata la maglietta in Polonia

FABIO GIOVANNONE

Nel giorno in cui spicca la vicesindaco di Ceccano Federica Aceto, scivola sulla classica buccia di banana il presidente del Consiglio Comunale Fabio Giovannone. Nel corso della seduta consiliare si è tolto le vesti istituzionali, «per un attimo». E, calandosi in quelle di esponente di FdI, si è unito alla bagarre tra centrodestra e centrosinistra sui conti comunali: «Caligiore si è comportato da buon padre di famiglia, non come la vostra parte politica che sta facendo la riforma del catasto e solo Fratelli d’Italia ha votato no».  (Leggi qui Aceto all’improvviso: «Io non ci sto» a questo gioco al massacro»). 

Peccato, però, che il presidente del Consiglio rappresenti tutti: consiglieri di maggioranza ed opposizione. E un Presidente per antonomasia, come recita anche l’articolo 7 del Regolamento, «si ispira a criteri di imparzialità». Non è né il primo né l’ultimo, certo. Basti pensare al suo predecessore Marco Corsi, attivo nel Caligiore 1 e ora in minoranza. Non perde occasione per ricordare che Giovannone proviene dalla sua Cantera civica: Noi per Ceccano. Ormai, però, Giovannone è stato eletto con “La mia Ceccano” e sta con FdI. Anche quando non dovrebbe.

I presidenti del Consiglio dovrebbero fare gli organizzatori e moderatori della seduta: glielo chiede la Legge. 

Attimo fuggente

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