Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 4 dicembre 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 3 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di sabato 4

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di venerdì 3 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di sabato 4

TOP

ENZO SALERA

Enzo Salera. (Foto: Alessia Mastropietro / Imagoeconomica)

Può cambiare il contesto, ma non certamente l’imprinting caratteriale (prima che politico) del sindaco di Cassino Enzo Salera. Nel senso che si può avere a che fare con assessori dimissionari oppure con il congresso cittadino del Pd, oppure perfino con un evento nel quale riservare le prime file: Enzo Salera non ama le vie di mezzo, non gradisce la circostanza di essere scavalcato. (Leggi qui: Nel Pd il congresso delle vendette)

Rivendica orgogliosamente il suo ruolo, perché in tanti hanno dimenticato che le comunali di Cassino le ha vinte lui. Con la sua squadra. Anche “contro” una parte del Pd.

Il fatto è che Enzo Salera lavora per il bis ma anche per qualcosa di diverso. Da quanto tempo è che Cassino è ai margini della politica provinciale sotto ogni punto di vista? Da quanto tempo i giochi politici che contano si decidono al nord della provincia? Il filo che lega le varie scelte di Salera è questo. E lui non perde occasione per farlo capire bene.

Indomabile.

RUSPANDINI-ROTONDO

Massimo Ruspandini e Anselmo Rotondo

Clamorosa e durissima lite tra il senatore e portavoce provinciale di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini e il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo, esponente ribelle ma “pesante” della Lega. (Leggi qui “Camorrista”. “E io ti denuncio”. Scontro tra senatore e sindaco).

Oggetto del contendere: le provinciali. Rotondo ha candidato Katiuscia Mulattieri, presidente del consiglio comunale di Pontecorvo. Nel Carroccio naturalmente. Una candidatura non certo di bandiera. E quando ha saputo che in Fratelli d’Italia c’era l’intenzione di schierare Nadia Belli (suo vicesindaco), ha avuto la stessa reazione del toro davanti al drappo rosso sventolatogli davanti.

Massimo Ruspandini non è uno abituato alle maniere da Oxford. Lo scontro verbale è stato terribile, quello politico ha ulteriormente minato il fragilissimo equilibrio che c’è tra Lega e Fratelli d’Italia in Ciociaria. I due si sono sfidati in maniera durissima. Poi però, almeno formalmente, hanno chiarito. Dimostrando in ogni caso una passione politica della quale si erano perse le tracce.

Uomini duri.

FLOP

MARIA ELENA BOSCHI

Maria Elena Boschi (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

La numero due di Italia Viva e di Matteo Renzi ha detto al Pd che adesso basta, bisogna che scelga tra loro e il Movimento Cinque Stelle. E che se non ci sono più i compagni di una volta, bisognerà prenderne atto.

Narrano che al Nazareno abbiano strabuzzato gli occhi tutti. Ma come? Senti chi parla. Ricostruzione degli ultimi anni: Renzi manda a casa il Governo Lega-Cinque Stelle, favorisce l’intesa tra il Pd e il Movimento aprendo la strada al Conte bis. Dopo pochi giorni consuma lo strappo con il Pd e fonda Italia Viva, che però non decollerà mai. Quindi, esattamente un anno fa, è il protagonista che porta alla caduta del Conte bis, sostenuto soprattutto dal Pd di Nicola Zingaretti. Particolare di non poco conto: Renzi è stato segretario del Pd.

Ma andiamo avanti: a Palazzo Chigi arriva Mario Draghi. Intanto Renzi comincia a sganciarsi dal centrosinistra e in più di un’occasione vota con Lega e Forza Italia. Contemporaneamente lavora per un Centro autonomo guidato da Mara Carfagna.

Infine, i sondaggi: i Cinque Stelle, in discesa, sono comunque al 15%. Mentre Italia Viva intorno al 2%. In virtù di tutto questo ragionamento, la Boschi è nelle condizioni di lanciare un ultimatum al Pd? Certo che no.

Fuori dal mondo.

LETTA-MELONI

Enrico Letta e Giorgia Meloni (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Vero. Pd e Fratelli d’Italia sono il primo e secondo Partito italiano secondo i sondaggi. Ma da soli non hanno spazi di manovra nella partita più importante che dovrà giocarsi tra pochissimo: l’elezione del presidente della Repubblica.

Tutto l’arco costituzionale italiano teme che al Quirinale salga Mario Draghi perché per sette anni nessuno toccherebbe palla. E allora tutti si stanno prodigando a dire che Super Mario deve rimanere a Palazzo Chigi.

Il centrodestra, da solo, non ha i numeri per eleggere Silvio Berlusconi. Il Pd, da solo, non può neppure pensare di “piazzare” Romano Prodi, Dario Franceschini o Pierferdinando Casini.

Le alternative sono due. O si va avanti lungo la linea della maggioranza di governo (che taglia fuori Fratelli d’Italia) o si cerca una soluzione condivisa. In questo senso sia Enrico Letta che Giorgia Meloni potrebbero lavorare ad un nome davvero bipartisan e prendersi il centro della scena. Altrimenti, a cosa serve essere il primo e secondo Partito secondo i sondaggi?

Entrambi avevano iniziato un percorso di questo tipo, poi però sono stati risucchiati nei rispettivi campi.

Più coraggio.

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