Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 8 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 8 ottobre 2022.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 8 ottobre 2022.

TOP

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

In politica, come in guerra, gli avversari di oggi possono essere gli alleati di domani. Gli strateghi lo sanno. Proprio per questo ponderano bene dove puntare missili ed artiglieria, cosa colpire e cosa salvare; raccomandano la disciplina alla truppa in modo da lasciare buoni legami con la popolazione. Poi, che i manuali russi siano rimasti aggiornati all’assedio di Stalingrado e siano stati usati pari pari nella presa di Grozny è eccezione che conferma la regola.

Presupposto fondamentale è quello di avere generali (o leader di Partito, dipende dal campo) capaci di cambiare in maniera rapida e radicale l’approccio e la strategia. Fu così che gli italiani del Regio Esercito poche settimane dopo l’armistizio vennero schierati sul Monte Lungo contro i loro ex alleati tedeschi.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte dimostra di avere questa dote di pragmatismo. E smassate le macerie delle recenti elezioni Politiche ha iniziato a disegnare subito un nuovo scenario. Con nuovi orizzonti e nuove prospettive. Ha preso atto del prossimo Congresso Pd e recepito che finirà in primavera con l’elezione del nuovo Segretario. Troppo tardi per gettare un ponte in vista delle prossime Regionali. Tra le quali quelle nel Lazio.

Il segnale mandato da Giuseppe Conte è chiaro. Ha detto in queste ore: “Affronteremo questo nodo con un’ampia riflessione interna, insieme agli organi deputati. Valuteremo caso per caso i modi e le forme per presentare agli elettori una proposta politica seria e coerente. Una proposta che sia realmente competitiva ed in linea con i nostri principi ed i nostri valori”’.

È un messaggio per Bruno Astorre, Segretario regionale del Partito Democratico nel Lazio: la Regione dove l’alleanza è una realtà ormai da alcuni anni. Costruita sulla base di un modello unico finora: non basato sui numeri ma sui progetti condivisi. Come è stata la recente votazione della legge regionale sulla qualità dell’aria. Che in settimana ha dimostrato la non subalternità pentastellata all’egemonia Dem. Un presupposto fondamentale. Che il Pd in Regione Lazio ha saputo mettere in evidenza. (Leggi qui: Regionali, i due canali che lavorano al campo Prog).

Se son rose fioriranno.

SAMANTHA CRISTOFORETTI

Samantha Cristoforetti

Ci sono posti che ti restano nel cuore. Ai quali resti legato in maniera indissolubile anche se non li hai amati oppure ci sei stato quasi per caso. Chi non ricorda la città dove ha svolto il servizio militare? O quello dove ha svolto l’addestramento, con i suoi ristoranti e le sue ‘fughe’ di poche ore?

A migliaia di chilometri dalla Terra, impegnata a tenere la barra dritta alla Stazione Spaziale di cui è la prima donna al comando, Samantha Cristoforetti nei momenti di riposo osserva il mondo dagli oblò. Viaggia nello spazio e con il pensiero: naviga tra le stelle ed i ricordi.

Lo ha fatto anche in una delle recenti orbite mentre passava sui cieli del Lazio ed in particolare della città di Latina. È lì che c’è l’aeroporto Comani dove ha svolto uno dei suoi primi periodi di addestramento in gioventù. Ha immortalato quel passaggio. E lo ha pubblicato sul suo profilo Twitter, salutando la città e la sua base dell’Aeronautica: “Latina dove i giovani piloti dell’Aeronautica guadagnano le loro prime ali”.

Astrosamantha lì c’è passata nel 2001 dopo essere entrata nell’Accademia dell’Aeronautica Militare. Latina è la città in cui la comandante della base spaziale orbitante ha imparato a volare.

La foto scattata da Samantha Cristoforetti e pubblicata sul suo profilo Twitter

Lo scatto di Latina fa parte di una serie che poco alla volta sta apparendo su Twitter in questi giorni. Con piccole dediche o quesiti per i suoi follower. Un po’ di nostalgia per l’eterna Roma, con i porti di Anzio e Civitavecchia. Commozione negli scatti della sua Milano e del lago di Como. E poi Praga, Cape Town, Tel Aviv. Un’altra dedica particolare è per Napoli, città che ha frequentato come Latina per motivi di studio quando era in Accademia a Pozzuoli.

Quegli scatti raccontano come scienza e cuore viaggino insieme. Come tecnologia sofisticatissima ed emozione pura possano condensarsi nello scatto di un’immagine. Che riprende una città e ti ricorda le emozioni che lì hai vissuto. Perché ci sono luoghi nei quali lasci il cuore. Anche se non li hai amati.

Va dove ti porta il cuore… con l’astronave.

FLOP

CARLO CALENDA

Carlo Calenda (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Qualcuno spieghi a Carlo Calenda due cose ed avrà gloria imperitura al Pincio fra i padri della Patria. Primo, che la campagna elettorale è finita. Secondo, che non sta bene terremotare ogni cosa che non sia calendiana perché il mondo è molto di più di Calenda, il mondo è vasto.

Il leader di Azione si è confrontato con due temi del momento e su entrambi pare proprio non abbia resistito a fare una cosa che di solito fanno le rockstar o i compulsivi: brandizzare ogni argomento usando il proprio vissuto come unità di misura.

E in ordine alla prospettiva che Giorgia Meloni ricorra ai tecnici ha detto: “Fanno tutti così. Quando devono arrivare al governo dicono che l’Europa va ribaltata, i barconi affondati e poi quando arrivano al governo sembrano una reincarnazione di Draghi. Ma credo che sarà un governo molto conflittuale“.

Il giudizio è tutto sommato azzeccato, almeno per grandi linee e a voler contare che Calenda ha i suoi rammarichi. Però emerge e neanche tanto sottilmente la sensazione che quello di Draghi per il leader di Azione sia diventato un loop da inseguire, un mantra di ripetere, un logo da cui staccarsi sarebbe peccato mortale.

Poi Calenda ha detto la sua sulle Regionali del Lazio e lì ha calato un asso che però pare poco briscola: “Nel Lazio il Pd ha il peggiore sistema di potere del Pd in tutta Italia, mentre a Nord ci sono sindaci capaci, il Lazio è il nucleo del problema del Pd e comunque c’è una saldatura con M5S molto forte“.

Anche qui tutto bene a contare le leggi della dialettica politica. Ma anche qui una sensazione affiora come un persico da una polla: non è che Calenda ha dimenticato che il suo mood sconfessava la partigianeria e che nella politica dinamica che ama lui non ci sono nemici manichei, ma serene analisi strutturali?

Quello che sta accadendo al Calenda post voto è molto simile a quello che accade a certi tipi che durante un viaggio con amici consigliano di prendere una direzione e poi, quando il conducente ne prende un’altra, non dicono nulla.

Però alzano gli occhi al cielo e proprio te lo fanno capire, che non seguire il loro consiglio è stato da scemi. Poi di solito l’auto schizza in anticipo a meta e quei tipi là escono di corsa a cercare il bagno.

Toglietegli lo specchio.

ROBERTO SPADA

Roberto Spada

La legge è chiara: a pena espiata l’uomo che ha pagato il suo conto con la giustizia torna nuovo di pacca, almeno in punto di etica giuridica ed a fare la tara al casellario. Tuttavia quello che davvero interessa dell’azione della regola sulle azioni dell’uomo è il suo valore didattico.

Quello che cioè la il carcere fa nel condannato e in chi quel condannato, che è un uomo, se lo è visto strappare al diritto di amarlo. Insomma, quando uno esce di galera provare gioia è giusto a prescindere da quanto quell’uno ci abbia fatto soffrire.

Ma ci sono regole dopo le regole e il fatto che non siano regole scritte non le rende meno importanti, perché nelle società complesse sono proprio quelle che fanno la differenza dato che a volte il crimine lo prevengono. Ecco perché Roberto Spada ha fatto male a bearsi dei fuochi di artificio che gli hanno apparecchiato nel suo quartiere di Ponente ad Ostia ed ecco perché non è ancora un uomo libero, non ancora.

Non lo è perché lui ha espiato la pena per la craniata che nel 2017 diede ad un giornalista del programma Rai “Nemo” e per una manica di altri reati aggravati dal metodo mafioso, ma non ha espiato rispetto al dovere di abdicare da un cesarismo coatto che può solo rimetterlo nei guai per cui ha pagato.

Roberto Spada è persona che nella sua comunità sinti ha potere, può dare ordini e farsi ascoltare come un generale. E sulla scorta di questo suo “carisma” aveva il dovere di non permettere che al suo ritorno si facesse come a Piedigrotta. Perché ad Ostia ci sono ragazzini e quei ragazzini hanno visto, hanno visto che è “tornato un boss che lo Stato non ha domato”.

E quei ragazzini cresceranno nel mito di un uomo che ha pagato con la legge ma non ha smesso di disprezzare la legalità. E, in quota minima ma bastevole, ne emuleranno le gesta.

Profilo basso uagliò.

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