Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 13 maggio 2022

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo venerdì 13 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo venerdì 13 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

DAVIDE CASALEGGIO

Davide Casaleggio (Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica)

Sarà anche affetto dalla sindrome dell’ex Mentore defenestrato, ma in queste ore ha puntato il dito esattamente dove andava puntato: contro la “schizofrenia” del Movimento Cinque Stelle in ordine alla faccenda delle armi all’Ucraina ed al caso Petrocelli. Da un evento a Milano Davide Casaleggio ha costretto Giuseppe Conte ad abbassare la testa e notare la trappola in cui ha infilato la caviglia.

E’ presto detta: a parere del presidente dell’Associazione Rousseau e della Casaleggio Associati la creatura guidata da Giuseppe Conte ha imboccato la “via del declino”. Ed è via non solo di declino, ma di declivio, nel senso che la discesa pare costante. E Casaleggio non si riferisce solo al calo drastico nei sondaggi di una forza politica che di forte ormai ha quasi solo il chilometraggio aereo di Di Maio, ma a qualcosa di più circoscritto che però è emblematico.

Il cardine è il reset dell’ex presidente della Commissione Esteri al Senato, accusato da molti di essere spalmato su posizioni “filo-putinaiane” troppo smaccate per non innescare provvedimenti. E provvedimenti sono arrivati, ma di ordine parlamentare, non politico. E sul fronte interno? Giuseppe Conte dice un giorno si e l’altro pure che Petrocelli va espulso e, dicendolo, un po’ fa il Tafazzi.

Casaleggio l’ha spiegata bene, questa cosa: “Il fatto di mettere all’angolo un senatore che vota contro l’invio delle armi quando pubblicamente si dice di non volerle inviare è un esempio di schizofrenia. Tra l’altro non è stato espulso dal Movimento, ma solo dalla Commissione”.

Insomma, da un lato Conte ulula che sulle armi “offensive” l’Italia sta svendendo alla Nato una grossa fetta della sua essenza costituzionale, dall’altro sul medesimo tema è sulla stessa lunghezza d’onda di quanti accusano Petrocelli di non aver votato a favore dell’invio di armi. Casaleggio ha colto l’usta per additare il bipolarismo e, forte delle vecchie questioni di rogna legate a Rousseau, lo ha fatto notare. Così, tanto per ribadire che se lui non sta più “con quella gente là”, ha degli ottimi motivi.

Maligno ma giusto.

ANTONIO POMPEO

Antonio Pompeo

La prima volta che ha parlato di restituire un ruolo alle Province poco c’è mancato che lo invitassero ad allungarsi sul lettino ed a raccontare i suoi traumi. Ma Antonio Pompeo, presidente della Provincia di Frosinone e soprattutto presidente dell’Unione Province del Lazio è notoriamente sordo da un orecchio e sente solo le voci che vuole.

È stato questo a consentirgli di non sentire le voci che affossavano le Province appena azzoppate dalla riforma Delrio profetizzandone un’imminente definitiva soppressione. Invece no. Gli italiani hanno lasciato le Province dove sono ed Antonio Pompeo è riuscito a far arrivare le sue bozze di riforma direttamente a Palazzo Chigi. Dove le esamineranno in fretta e poi partirà l’iter parlamentare. (Leggi qui Province, via al dibattito: tornano giunta e competenze).

Il che dimostra tre cose. Che Pompeo ha una certa competenza; che Pompeo ha una certa abilità politica; soprattutto che sognare in grande non è mai un errore ma bisogna crederci. Nelle prossime ore sarà con il sindaco di Firenze Dario Nardella a Cassino aggiungendo all’elenco un’altra evidenza: ha capacità di relazione. E ora intende mettere il tutto a sistema per la sua prossima candidatura alle Regionali. A meno che passi la riforma con cui si portano a 3 i mandati dei sindaci nelle città.

Sognare non costa e funziona.

FLOP

DANIELE NATALIA

Daniele Natalia

Perdere l’assessore al Bilancio a pochi giorni dal Consiglio che deve approvare i conti ed a pochi mesi dalla campagna elettorale è un pessimo segnale. Le dimissioni di Giuseppe De Luca sono state rassegnate al sindaco di Anagni Daniele Natalia, ufficialmente per motivi familiari. Non ci hanno creduto nemmeno quelli che si erano bevuti la storia di Ruby presentata per la nipotina del presidente Mubarak.

Dietro quelle dimissioni ci sono in realtà motivi politici ed amministrativi. E forse pure elettorali. Ci sono gli screzi con il resto della giunta; le figuracce che gli hanno fatto fare dando la sua parola e ritrovandosi spiazzato. (Leggi qui De Luca si dimette e mette in dubbio il bis di Natalia).

La puzza di pretesto ha intasato la Sala della Ragione. Non è un mistero che nei giorni scorsi l’assessore Giuseppe De Luca abbia avuto un lungo confronto con il persuasore occulto della politica cittadina Franco Fiorito. Ed i due eventi messi in fila, l’incontro e le dimissioni, hanno indotto molti a pensare che sarà proprio l’avvocato De Luca il prossimo candidato sindaco di Anagni che Franco Fiorito potrebbe lanciare sul campo qualora l’uscente Daniele Natalia decidesse di non ripresentarsi.

Dopotutto non è un bel segnale in vista delle prossime elezioni, perdere il proprio assessore al Bilancio. Un sindaco che non riesce a tenere unita la squadra nel momento del giro finale è il segno di uno sfaldamento della coalizione. Che mette in discussione la candidatura per il bis. Tutto torna.

Sull’orlo del baratro.

ELISABETTA FRANCHI

Elisabetta Franchi (Imagoeconomica)

Nei giorni scorsi era salita agli onori della cronaca per aver dichiarato di non assumere donne sotto i 40 anni in ruoli dirigenziali per non doverne poi fare a meno per lunghi periodi in caso di maternità. La stilista imprenditrice Elisabetta Franchi aveva poi corretto il tiro, spiegando che le sue parole erano state travisate.

Ora arriva puntuale il contrappasso. Il Tribunale del lavoro di Bologna ha condannato l’imprenditrice ritenendola colpevole di condotta antisindacale per aver sanzionato alcune lavoratrici (chissà se sopra o sotto i 40 anni). Dopo la proclamazione dello stato di agitazione si erano rifiutate di fare gli straordinari chiesti dall’azienda per smaltire alcuni picchi produttivi.

Ora. Nella selezione del personale, nell’attribuzione degli incarichi ad una piuttosto che ad un’altra, si è liberi di avere la propria opinione. Discutibile quanto si vuole, non condivisibile, ma comunque legittima. Punire le lavoratrici che rifiutano di fare lo straordinario non è più un’opinione ma è altra faccenda. Tanto più grave quanto più si è personaggi: perché si è tentati dalla sindrome dell’imitazione. Un’opinione becera lascia il tempo che trova, una violazione rischia di innescare un pessimo modello.

Fuori moda.

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