Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 17 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende venerdì 17 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende venerdì 17 giugno 2022.

TOP

PAPA FRANCESCO

Papa Francesco

Sordo agli strepiti dei cacciatori di polemiche, il Pontefice non ha prestato il fianco a coloro che hanno voluto interpretare la nuova pastorale sul matrimonio come un invito ad andare in bianco fino alle nozze. Come si conviene ad ogni documento messo a punto non solo da preti ma anche da loro collaboratori espertissimi in teologia, sociologia e psicologia, in quelle pagine c’è un messaggio ben più profondo: le lenzuola non possono essere il fulcro di un’unione. (Leggi qui: Al centro di tutto non ci sono le lenzuola).

Con il suo piglio risoluto, Papa Francesco ha proseguito sulla sua strada riformatrice. Mettendo a segno, in queste ore, un’altro colpo. Niente business con i beni della Chiesa.

Il caso è quello dell’hotel Columbus che si trova a due passi da San Pietro. È in Palazzo della Rovere: dimora di sovrani, cardinali, nobili. Proprietà dell’Ordine del Santo Sepolcro è chiuso dal 2018 per restauri dei suoi saloni rinascimentali finemente affrescati. I lavori di ristrutturazione sono terminati e la struttura è pronta per diventare un hotel 5 Stelle Superior per viaggiaotri extra lusso. O meglio: era pronta.

Il Pontefice ha detto che non se ne parla. Prima ci sono i poveri. I nababbi possono accomodarsi in un’altra struttura altrettanto di pregio e non della Chiesa. Lì il papa vuole provare a sperimentare una struttura di hotellerie sociale. Cioè? Intanto si scende di un paio di stelle e ci si ferma a 4, poi vuole che tra quelle stanze possano essere impiegati portatori di handicap, chi lo prenderà in gestione deve assumere l’impegno a distribuire cibo ai bisognosi, dovrà finanziare un certo numero di borse con cui consentire di studiare materie Alberghiere a giovani palestinesi cristiani. Alla faccia del super lusso.

L’hotel oltre la cruna dell’ago.

GIANCARLO GIORGETTI

Mentre Matteo Salvini mette cerotti al risultato delle amministrative inneggiando alle vittorie elettorali nei luoghi che contano davvero e fa il paggetto ad una riforma della Giustizia che non ha mai amato lui si ricorda due cose e le mette a massa critica: che è un ministro del governo Draghi e che è un leghista. Perciò Giancarlo Giorgetti ha deciso, assieme ai “governisti” del Carroccio, di riproporre l’antica e mai risolta questione dell’autonomia delle Regioni.

E il fatto che si tratti di un cavallo di battaglia storico della Lega la dice tutta sul grado di fibrillazione che vige in seno ad un Partito che da poche ore ha votato la Riforma Cartabia al Senato come si inghiottirebbe un lombrico e con 5 astenuti. Insomma, ci sono elementi leghisti che ormai davvero non la reggono più, la leadership di un leader decotto come mai prima. Leader invasato di social che proprio sul suo terreno, nel “sentiment” del gradimento social cioè, è all’ultimo posto dietro Roberto Speranza, bravissimo per carità, ma non certo l’imperatore dei simpaticoni a contare che ha dovuto gestire l’impatto del Covid sulla vita degli italiani.

Attenzione, le due cose non sono affatto scollegate: da un lato c’è un Salvini in versione ortopedica che tarantola il governo ad ogni occasione; dall’altro c’è Giancarlo Giorgetti che del governo fa parte con in tasca una tessera che dice che Salvini è quello che comanda il partito, perciò le due cose sono molto vicine a diventare un ossimoro.

Ecco perché Giorgetti si è fatto promotore di un comunicato che Salvini sottoscrive in pieno ma su cui mastica amaro. Perché ha il sapore delle cose prima fatte e poi fatte vedere a chi le dovrebbe autorizzare, un pro forma che dà la cifra di quanto il conducator leghista sia in affanno.

E Giorgetti ha messo firma sono concetti come questo, roba di ortodossia lombardo-veneta assoluta: “L’Autonomia differenziata è una richiesta di tutto il Paese, un percorso istituzionale destinato a valorizzare le capacità territoriali e soprattutto la responsabilità degli amministratori, voluto per questo dal governo“.

Ma quali sarebbero stati i luoghi sui quali Salvini esulta per il risultato elettorale alle amministrative?I luoghi di villeggiatura dove vince la Lega con suoi candidati, da Castrocaro a Ponza a Forte dei Marmi, passando per Messina”. Restando in metafora vacanziera Giorgetti ha capito che il “polpo è cotto” e con Zaia e Fedriga si appresta a valutare se sia il caso di sbatterlo contro lo scoglio.

Ci vuole le patate signò?

FLOP

IL CASO MALAGROTTA

Foto © Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Mettiamo in fila i fatti. Il primo: A Malagrotta si sta ancora lavorando sui focolai che hanno distrutto uno dei due impianti che lavorano i rifiuti della città. Il secondo. È stata messa a rischio la gestione di 900 tonnellate giornaliere di rifiuti pari a 8.100 a settimana. Terzo elemento: un video ora agli atti mostra le fiamme che si generano verso le 17:20 di mercoledì poco dopo che un camion ha scaricato i rifiuti già lavorati e trasformati in combustibile per termovalorizzatori.

Le ipotesi. L’incendio e la relative nube potrebbero essere nati dallo sfregamento tra i residui del rifiuto; oppure dagli 80° di temperatura registrati nella struttura di deposito; o da rifiuti non lavorati come si deve e con troppi residui di gas. Ma c’è anche la possibilità di un guasto al nastro trasportatore dei rifiuti. Soprattutto c’è un’evidenza:  il sistema antincendio non è entrato in funzione correttamente. Eppure la cosiddetta direttiva Seveso è severissima.

Carabinieri e procura stanno indagando. Un momento. Chi? L’impianto è affidato alla gestione di un custode giudiziario da quando nel 2018 venne sequestrato proprio dalla Procura allo storico imprenditore dei rifiuti Manlio Cerroni. Se ci sono state negligenze sulla sicurezza, sulle manutenzioni, sui processi di lavorazione, ne è responsabile il custode giudiziario, cioè nominato dalla magistratura. Di Roma. La stessa che sta indagando. Stanno indagando su loro stessi?

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni (Foto: Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

Non è un caso che Guido Crosetto fosse contrario. Il guru di Fratelli d’Italia aveva intuito che la trasferta spagnola di Giorgia Meloni sarebbe potuta diventare una clamorosa arma a doppio taglio. Con la quale farsi molto male. E puntualmente è avvenuto.

Nel suo comizio a Marbella in favore di Macarena Olona alla presidenza all’Andalusia Giorgia Meloni ha detto “Sì alla famiglia naturale, no alle lobby Lgbt“, “Sì all’identità sessuale, no all’ideologia gender”, “Sì alla cultura della vita”. Non occorre altro.

Se a Rocco Buttiglione bastò una risposta sbagliata sulla composizione della famiglia (il suo era un no di principio alle unioni omosessuali) per giocarsi il posto di ministro europeo, con quel comizio Giorgia Meloni si è messa inutilmente in un ginepraio con cui rischia di mettere in discussione la sua affidabilità continentale. Situazione della quale, francamente, non aveva bisogno.

Il problema non è ideologico. Ma di metodo. Se è convinta delle cose che ha detto, benissimo ha fatto a sostenerle. Ma se si punta al ruolo di leader che deve guidare il Paese in uno dei suoi momenti più delicati si devono mettere da parte gli estremismi e lavorare sulla condivisione. Per essere chiari: la Giorgia Meloni ospitata dai repubblicani Usa ha molto poco da spartire con la Giorgia Meloni in salsa andalusa.

Nel suo riposizionamento dall’anti europeismo spinto al neo atlantismo aveva individuato anche una collocazione accettabile per molti. Diventata poco credibile e solo di apparenza con quel comizio giggionesco. E del tutto all’opposto da quello che avrebbe tenuto un leader di caratura continentale.

Ciò che è più grave è altro. Si è infilata in questa polemiche per una serie di temi che non sono più i suoi. La sua Destra è altro. A meno che Giorgia Meloni non voglia rinnegare se stessa e tutti i passi compiuti in questi anni per modernizzare i Fratelli d’Italia.

Rimandata a settembre.

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