Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 25 febbraio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo venerdì 25 febbraio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo venerdì 25 febbraio 2022.

TOP

RENZI – MINNITI

Matteo Renzi (Foto Francesco Benvenuti © Imagoeconomica)

L’ex premier e leader politico di Italia Viva ha lasciato il board della società russa Delimobil immediatamente dopo che Vladimir Putin aveva lanciato l’attacco su larga scala all’Ucraina.

Matto Renzi è un personaggio politico divisivo e molto criticato, ma quando si tratta di effettuare delle scelte politiche non ci pensa un attimo.

Qualche giorno fa i consiglieri comunali di Roma di Italia Viva hanno lasciato il gruppo della lista di Carlo Calenda, dopo che gli esponenti di Azione aveva dato il via libera a Virginia Raggi presidente della commissione consiliare Expo 2023. Sulla questione della guerra tra Russia e Ucraina Matteo Renzi non ha esitato un attimo.

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, in un’intervista esclusiva all’Huffington Post, ha detto che nessun punto di Pil può valere la parola libertà e può essere messo sul piatto dei costi-benefici quando in ballo c’è la democrazia. Renzi e Minniti: due prese di posizione serie, rapide, controcorrente.

Giganti.

OTTAVIANI – FANTINI

Se sono vere le “profezie” di Goffredo Bettini, Dario Franceschini e Massimo Cacciari, tra poco più di un anno Luca Fantini (segretario provinciale del Pd) e Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale della Lega) potrebbero governare insieme anche a livello locale e non solo nazionale.

Intanto però alle elezioni comunali di Frosinone sono su sponde diverse della barricata. Tra qualche ora il quadro delle elezioni primarie del centrodestra a Frosinone sarà completo. Con l’ufficializzazione della discesa in campo di Riccardo Mastrangeli. Come voleva Nicola Ottaviani. Come aveva previsto Nicola Ottaviani. Con l’impostazione strategica di Nicola Ottaviani.

In serata invece il Pd chiederà ufficialmente a Domenico Marzi di scendere in campo per rimettere insieme il centrosinistra. Al termine di una settimana convulsa di incontri e colpi di scena. Il centravanti è stato Francesco De Angelis, il centromediano metodista Luca Fantini, che sta rubando il mestiere al compagno Franck. (leggi qui rosinone, Marzi verso il fronte. Abbruzzese e Vacana dietro le linee).

Protagonisti assoluti.

FLOP

SALVINI-BERLUSCONI

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Entrambi hanno criticato l’aggressione della Russia all’Ucraina, ma entrambi hanno evitato accuratamente di scagliarsi politicamente contro Vladimir Putin, punto di riferimento dei sovranisti mondiali e amico personale di Silvio Berlusconi da decenni.

Si capisce naturalmente un atteggiamento del genere, ma al tempo stesso mostra i limiti di una coalizione, il centrodestra, che proprio non riesce a comprendere che senza un vero respiro europeo, potrà vincere le elezioni che vuole ma non avrà mai l’autorevolezza politica necessaria per governare.

Fino a qualche mese fa si parlava di una federazione tra Lega e Forza Italia per unire le due realtà e presentarsi in maniera più forte a tutti i tavoli: del centrodestra, del Governo, del contesto europeo. Poi l’idea è naufragata, sia perché Berlusconi non vuole cedere fette di sovranità politica, sia perché Salvini è troppo attratto politicamente dalle proteste della piazza.

Incompiute.

GRILLO-CONTE-DI MAIO

Beppe Grillo (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Che cosa se ne fa il Movimento Cinque Stelle del fatto di essere la prima forza politica parlamentare, nonostante le tante fuoriuscite? Nulla. Lo si è visto in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica, lo si vede in ogni tipo di dibattito in aula.

Beppe Grillo si fa notare solo quando lo chiamano come “totem” per bloccare situazioni che potrebbero portare a delle rotture clamorose. Giuseppe Conte non va mai oltre dichiarazioni scontate, banali e perfettamente inutili perfino all’interno del Movimento.

Luigi Di Maio fa il ministro degli Esteri, ma poi quando il gioco si fa duro (vedi il caso della guerra tra Russia e Ucraina), a giocare comincia sempre e soltanto Mario Draghi.

Ieri, oggi, domani: non cambia(no) nulla.

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