Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 3 dicembre 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 2 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di venerdì

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 2 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di venerdì

TOP

ENRICO PITTIGLIO

Enrico Pittiglio (Foto © Matteo Ernesto Oi)

Sette anni fa era il candidato del Pd alla presidenza della Provincia dopo la spaccatura di Francesco Scalia, che riuscì a far eleggere Antonio Pompeo. Ad Enrico Pittiglio fu chiesta una battaglia politica di testimonianza e lui la portò avanti con un risultato superiore alle attese. Oggi il sindaco di San Donato Valcomino è l’esponente di punta di Pensare Democratico di Francesco De Angelis per diventare consigliere.

Vuol dire che in tutto questo periodo ha svolto la sua azione all’interno del Partito in maniera impeccabile. Avrà il sostegno forte della componente. In futuro potrebbe concorrere per la presidenza della Provincia, anche se è perfettamente consapevole che la concorrenza è agguerrita (da Enzo Salera a Massimiliano Quadrini). Ma gli spifferi di questi giorni parlano di lui anche in chiave Regionali.

Intanto però in questi giorni sta facendo una campagna elettorale all’insegna dell’umiltà e della concretezza.

Uomo di partito.

DANIELE MAURA

Daniele Maura e Massimo Ruspandini

Vale, per quanto riguarda la fedeltà al Partito, il discorso fatto per Enrico Pittiglio prima. Daniele Maura in Fratelli d’Italia sta da sempre, avendo proseguito l’esperienza di Alleanza Nazionale.

Nel 2019 venne eletto consigliere provinciale e poi, in un contesto di anatra zoppa, gli fu affidata dal presidente Antonio Pompeo la delega più importante sul piano istituzionale, quella finalizzata a guidare i lavori dell’aula.

Di fatto è stato il presidente del consiglio provinciale. Ora si ripresenta per il bis, con l’obiettivo di fare il pieno di voti ponderati e staccare tutti gli altri. Perché nel futuro di Daniele Maura potrebbe esserci la candidatura alle Regionali. Non sarà semplice, ma è ampiamente alla portata. Anche se dovrà fare i conti con tanti a due passi da lui: dal sindaco di Ceccano Roberto Caligiore all’assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco.

D’altronde lui è uno di quelli che non si allontana di un millimetro dalla linea del Partito.

Nei secoli fedele.

FLOP

PIER FERDINANDO CASINI

Pier Ferdinando Casini con Maria Elisabetta Alberti Casellati (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Dalla quarta votazione in poi il suo nome potrebbe risultare decisivo per sbloccare il complesso iter dell’elezione del presidente della Repubblica. Ma prima dovrà aspettare di capire quali saranno le reali mosse di Mario Draghi, ma anche di Silvio Berlusconi e Romano Prodi.

Il Quirinale da sempre è la partita politica più difficile che esiste in Italia. C’è un fattore del quale nessuno può non tenere conto. Le elezioni anticipate, che significherebbero un anno di stipendio in meno per senatori e deputati, consapevoli che con 345 seggi in meno in tanti resterebbero a casa. Questo per dire che si farà di tutto per evitare elezioni anticipate.

Qualche mese fa la soluzione di Pierferdinando Casini al Colle era tra le prime possibili, poi è scesa di parecchio tra le opzioni. Ed è strano, perché Casini è il parlamentare più esperto che c’è. Con le carte in regola per poter avanzare la sua candidatura bipartisan. Dovrebbe aspettare solo le scelte di Mario Draghi. Invece è molto al coperto.

Sceso in classifica

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio

Prima o poi i Cinque Stelle dovranno entrare nell’ordine di idee che bisognerà votare. In ogni ragionamento politico, dal 2018 in poi, la priorità dei pentastellati  è quella di evitare il ricorso anticipato alle urne.

Luigi Di Maio è il leader più influente dei pentastellati, ma la votazione sul 2 per mille ha rilanciato le azioni di Giuseppe Conte e fatto segnare una sconfitta storica per Beppe Grillo. Ergo, la partita per l’elezione del presidente della Repubblica diventa strategica e fondamentale. Perché sul nome di Mario Draghi serve un consenso molto ampio, che può arrivare soltanto con il sostegno dei Cinque Stelle, primo gruppo sia alla Camera che al Senato.

Ma se alla fine l’intesa dovesse prevedere il ricorso alle elezioni anticipate, cosa succederebbe? La sensazione è che Giuseppe Conte potrebbe starci (così controllerebbe i prossimi gruppi parlamentari). Luigi Di Maio appare in una strettoia perché difficilmente potrà esserci una maggioranza che prescinda dal centrodestra. Se non dalla quarta votazione in poi, quando però scatterebbe l’effetto Vietnam.

Spalle al muro.

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