Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 30 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di venerdì 30 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di venerdì 30 dicembre 2022

TOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Al governo sarei rimasto volentieri: ora faccio il nonno, non mi interessano incarichi“. Il tipo lega poco con la mistica dell’umarel che va per cantieri e va a prendere i nipoti a scuola, ma quel che il tipo ha voluto far capire ci sta tutto.

Mario Draghi adesso si gode “il diritto dei nonni di poter scegliere che cosa fare. Anche per questo ho chiarito che non sono interessato a incarichi politici o istituzionali, né in Italia né all’estero”.

Insomma, al Corsera l’ex premier ha smentito la via Atlantica e la guida politica della Nato. Lui è stato a capo di un “governo di unità” e a capo di quel governo ci voleva rimanere, solo che lo hanno mandato via. “Se guardo alle sfide raccolte e vinte in soli venti mesi di governo, c’è da sorridere a chi ha detto che me ne volessi andare, spaventato dall’ipotetico abisso di una recessione che fino a oggi non ha trovato riscontro nei dati“.

Ma allora chi ha mandato via Draghi? “Con il passare dei mesi, la maggioranza che sosteneva il governo si era andata sfaldando e diversi Partiti si andavano dissociando da decisioni già prese in Parlamento o in Consiglio dei ministri”.

Quello che l’ex premier ha voluto far capire è stato che non c’è potere di delega che non fondi sulla coesione e sulla serenità dei suoi elementi costitutivi. E che per guidare una nave serve un equipaggio che non si ammutini.

Stabilito quel principio nessuna nave mai potrà precludersi rotte. Ma se poi accade come per il Bounty nessuno si sogni di dire che il capitano aveva appeso i sestanti al chiodo. “Mi avrebbe fatto piacere completare il lavoro che avevamo portato avanti. E qui mi riferisco in particolare agli obiettivi del secondo semestre di quest’anno: ne abbiamo raggiunti circa metà nel tempo che ci è stato dato”.

Le prove ci sono e stanno nei numeri: “Cresceremo di quasi il 4%, più di Francia e Germania, dopo i sette trimestri di crescita consecutivi durante il mio governo. Il debito pubblico in questi due anni è calato come mai nel dopoguerra, e l’Italia è l’unico grande Paese europeo che, negli ultimi anni, è riuscito ad aumentare le proprie quote di mercato nell’export internazionale“.

Nonno de che.

PENSARE DEMOCRATICO

Francesco De Angelis alla riunione di Pensare Democratico

Lacrime. Come quelle del 18 dicembre scorso: versate con le braccia tese al cielo e l’urlo di gioia appena lanciato nel palazzo della Provincia dopo avere guidato l’elezione di Luca Di Stefano a nuovo presidente. Sconfiggendo gli avversari uniti nell’area dell’uscente Antonio Pompeo e del sindaco di Cassino Enzo Salera.

Sono nuove lacrime quelle versate ieri sera al caffé Minotti di Frosinone da Francesco De Angelis: ma questa volta non sono più di rabbia per una fine politica ancora una volta rinviata. Sono le lacrime della soddisfazione di un leader che ha tenuto unito il gruppo costruito negli ultimi quarant’anni: Pensare Democratico, la componente maggioritaria del Pd provinciale.

«Dicevano che ero finito, evidentemente non lo sono – dice con le guance rigate dalle lacrime Francesco De Angelis -. Siete stati con me nella buona e nella cattiva sorte. In Provincia abbiamo vinto una bella sfida scommettendo e investendo su un giovane di 30 anni. I giovani sono il futuro del Paese e del Pd, il centro-sinistra che si apre al civismo può governare ancora il Lazio seguendo il nostro modello. E la vostra presenza qui è un segnale di fiducia».

da sinistra: Buschini, Mazzaroppi, De Angelis, Battisti

Non è stato un brindisi di ringraziamento, non è stata la celebrazione di un trionfo: l’aperitivo al Minotti è stato un nuovo segnale. Lanciato non da Francesco De Angelis ma da Pensare Democratico: il vecchio leader con i suoi pupilli Sara Battisti (consigliere Regionale e presidente di Commissione), Mauro Buschini (già presidente del Consiglio Regionale, passato nel tritacarne di Allumiere, uscito indenne dalla indagini, ora presidente di Egato), la neo consigliere Barbara Di Rollo, il Segretario provinciale Luca Fantini, il fidatissimo Marco Delle Cese e le centinaia tra sindaci ed amministratori che compongono l’area politica.

Il segnale è ad un Pd che consuma le sue energie a logorarsi dall’interno in una inutile battaglia intestina. Che uccide politicamente i suoi Segretari ed i suoi leader. Indebolendolo ed allontanandolo dai problemi della gente. Che non capisce il senso di questo dibattito e si allontana.

Ma è anche un segnale per affrontare con la baionetta tra i denti e la pancia a terra le prossime Regionali di febbraio. Come spiega Sara Battisti: «Dalle Provinciali è arrivato un messaggio forte e chiaro. Per questo il Pd in tutte le sue anime deve tornare unito e combattere insieme la battaglia per evitare che il Lazio torni indietro di dieci anni».

È lei a puntare il dito contro la macchina del fango accesa la scorsa estate dopo il movimentato dopocena finito su tutti i giornali. Una balla colossale. Di tutte le cose raccontate sui media è stato trovato nulla. Una parte dei documenti esibiti in tv era costruita a tavolino: falsa. «Hanno provato ad usare la meschinità per combattere questa squadra. Noi sapevamo che questa comunità rappresenta una delle esperienze tra le più belle. Con le vittime di quelle meschinità, Elsa, Adriano, Vladimiro, bene ci volevamo prima, bene ci vogliamo oggi e bene ci vorremo sempre».

È il segnale a chi ha provato a dividerli ed avvelenarli. È la risposta unita di Pensare Democratico.

Senso di Comunità.

FLOP

CARLO NORDIO

Il Guardasigilli Carlo Nordio

Nell’annunciare per gennaio la sua battaglia personale contro il 323 Cp il ministro della Giustizia Carlo Nordio è caduto in un attacco di tafazzismo che non si vedeva dai tempi del miglior Toninelli. Nordio è stato meno grossolano, ovvio, ma da lui una minor grossolanità nell’esporre ragioni discutibili è il minimo sindacale.

Lo è soprattutto a contare che lui è un ex magistrato, cioè uno che la giustizia non l’ha imparata sul Bignamino dopo la telefonata che gli preannunciava di essere stato prescelto per Palazzo Chigi. L’assunto è secco: “Vogliamo sospendere il reato di abuso d’ufficio per velocizzare i tempi del processo e dare uno slancio all’economia“.

Poi il timing: “A gennaio faremo una proposta per la sua sospensione tout court”. Il capoccia di via Arenula parla di un impatto economico della sua crociata perché “gran parte dell’attività amministrativa è paralizzata dalla cosiddetta ‘paura della firma’“. E qui parte la prima obiezione, Vostro Onore: la Giustizia, o meglio, la Legge, non è mai stata comoda e questa teoria un po’ sghemba dei vasi ministeriali comunicanti sinceramente è arrivata alla strozza.

Non si è mai visto o non dovrebbe esistere che l’amministrazione del Diritto la si debba applicare in maniera propedeutica per “favorire” altri settori della Cosa Pubblica. La Legge è altera e va per sé su strade sue e sue soltanto, altrimenti in iperbole sarebbe come dire che per dare maggior input alla Sanità non si devono più punire troppo gli errori colposi dei medici.

Poi il tema delle intercettazioni su cui il ministro si è “autotafazzato” in sessione bis. Basta partire da una sua chiosa a La7 con cui ha commentato il Qatargate: “Sono un garantista anche in Europa e non conosco l’indagine. Certo la presunzione di innocenza si affievolisce quando trovi in una valigia di una persona alcune centinaia di migliaia di euro. Davanti al reato in flagranza il garantismo crolla“.

Ecco, davanti alla flagranza di reato il garantismo crolla. Ma quanti sono i reati censibili fra quelli portati a maturazione della prova, dibattimento e sentenza che hanno potuto godere della flagranza, cioè di quello stato di cose per cui una intercettazione come strumento per individuare il fatto-reato non serve? Meno del 10% del totale, a sentire le relazioni annuali Censis e di settore. Meno del 10% di quello che la Legge dovrebbe punire a meno che non sia roba dei tempi di Dracone.

Attacca la toga e attacca le toghe.

NANCY PICCARO

Nancy Piccaro

Ha vinto. La sua Amministrazione comunale non andava sciolta, né lei né i suoi Consiglieri comunali andavano mandati a casa. Perché in Italia quando si dà un termine devi andare a vedere anche se è perentorio oppure soltanto invitatorio. Nella sostanza, l’altro giorno il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato ragiona al sindaco di Roccagorga Nancy Piccaro: non ha approvato entro i termini il Bilancio ma il prefetto non doveva sciogliere l’amministrazione comunale perché quel termine non era perentorio. Ma ora quella vittoria giudiziaria rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro: una sonora sconfitta politica.

La sentenza del Tar in automatico le ha rimesso la fascia tricolore addosso. Con tanti saluti al commissario prefettizio che da sei mesi governa al posto di Nancy Piccaro e del suo Consiglio. E con il ritorno del Consiglio in Aula ritornano i guai politici. Perché l’opposizione sta valutando la possibilità delle dimissioni in massa. Con cui far cadere l’Amministrazione per via politica e far tornare il Commissario.

Non solo. C’è la prospettiva di un ricorso del Ministro dell’Interno. Che potrebbe impugnare la sentenza del Tar davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Portando all’attenzione dei magistrati amministrativi d’appello una ricostruzione che smonta i presupposti del verdetto. «Il consuntivo nella seduta del 31 maggio fu bocciato sei i voti contrari, un’astensione e sei voti favorevoli; la delibera fu votata e non approvata. Il sindaco non aveva più la maggioranza». E sul fatto che ci fosse un’altra seduta già convocata per approvare il documento «posso garantire che per il 6 giugno non era stato convocato alcun Consiglio comunale». A dirlo non è uno qualsiasi ma l’ex presidente del Consiglio comunale Maurizio Fusco. Il che ribalta tutto.

Traballante era e traballante ritorna.

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