Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 30 settembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di venerdì 30 settembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di venerdì 30 settembre 2022

TOP

DARIO NARDELLA

Dario Nardella con i sindaci ciociari

Quando una mamma non riconosce più suo figlio significa che il problema è grosso. E poco conta che sia una mamma ‘putativa’ e non fisica: perché Rosi Bindi è stata a pieno titolo parte del gruppo che generò il Partito Democratico. Che ora osserva attonita e perplessa.

L’analisi è cruda: «in questa campagna elettorale sento il Pd dire dire che non c’è più spazio per il Jobs Act: a dirlo è lo stesso Partito che quel Jobs Act lo ha fatto ed approvato (…) Capisco sempre quello che dice la destra e non lo condivido, spesso faccio fatica a capire cosa dica il campo Progressista».

La sua è solo una delle voci più autorevoli riunite in queste ore al capezzale di un Partito Democratico in coma. Passato dalla stagione di Pier Luigi Bersani che portò all’abolizione della tassa di ricarica sui telefonini e delle penali per il passaggio da un gestore all’altro o da una banca all’altra alla stagione di Matteo Renzi che partì dal presupposto di rottamare chiunque fosse in disaccordo con lui, compresi Bersani, Bindi e D’Alema che il Pd lo avevano fatto. Un Pd capace di cannibalizzare un Segretario ogni anno e mezzo e poi espellerlo dal suo organismo come se il suo patrimonio di idee non servisse più.

Il Partito Democratico si avvia verso il suo errore più grande: un Congresso nel quale spera di individuare un altro leader da triturare e fare fuori dopo avere perso un altro po’ di consensi. In questo delirio autodistruttivo s’è alzata in queste ore la voce di Dario Nardella, sindaco di Firenze coniugato nel Lazio: la di lui signora è di Sant’Elia Fiumerapido.

È sua l’analisi più di buon senso. «Ho la sensazione che si sia dimenticato il perché siamo nati nel 2007 e perché dovremmo andare avanti. Ecco, il Partito Democratico è nato per unire culture politiche diverse, come quella liberaldemocratica, cattolica, socialista, progressista, ambientalista, senza che nessuna prevalesse sull’altra». I fatti dicono che il Pd lo aveva dimenticato.

Individua un percorso d’uscita dal coma. «La prima vera sfida è confrontarci sulle idee: poi vengono nomi e candidature. Sulle idee possiamo ricostruire da zero, partendo dai valori di fondo per i quali è nato il Partito Democratico. Ripartire da zero, per me, significa ripartire da quella identità plurale e innovatrice, con le idee di oggi».

L’unico sospetto: è di Firenze

DOMENICO CONDELLO

Domenico Condello

Le vecchie maniere sono spesso quelle più efficaci. Sarà perché sono state rodate e sperimentate. E poi corrette e bilanciate per adattarle alle nuove situazioni. Sta di fatto che il questore di Frosinone Domenico Condello ha deciso di rispolverare le vecchie ed efficaci maniere per contrastare la movida ormai fuori controllo in una Ciociaria dove tutto sembra diventato lecito e lo Stato sia solo di facciata.

In base alle norme di Polizia ha la facoltà di sospendere la licenza ai locali dove si riunisca gente che poi non si comporta bene. Ed in occasione della festa di San Michele Arcangelo patrono della Polizia di Stato, il questore s’è lasciato sfuggire che dall’inizio dell’anno sono stati già undici i locali per i quali la Questura di Frosinone ha disposto la chiusura temporanea. Il motivo? Violazioni della normativa sulla pubblica sicurezza. E poco conta che risse e spaccio siano avvenute nei pressi e non all’interno.

Il principio è semplice: fare terra bruciata. Perché questo è ciò che la polizia può fare. Il resto spetterebbe ad altre parti dello Stato: che sulla carta esistono ma all’atto pratico sono figure mitologiche. Ad esempio quelle parti che dovrebbero proporre opportunità e piani di reinserimento per chi nella società non ha uno spazio.

Nel frattempo la questura ha deciso di riprendersi il controllo del territorio. Iniziando dai locali per proseguire con le manifestazioni sportive. «Non tolleriamo episodi di violenza, chi va in un locale o allo stadio deve sentirsi sicuro. Dobbiamo dare un freno anche perché viviamo in una società mediatica, dove c’è l’emulazione dei comportamenti negativi degli altri».

Sane, buone, efficaci vecchie maniere.

FLOP

IGNAZIO LA RUSSA

Ignazio La Russa © Imagoeconomica, Sara Minelli

Nel mainstream il tema del momento non è solo quello della crisi energetica. Sbaglia chi lo dice e lo fa sbagliando i tempi, non certo il grado di delicatezza dell’argomento. No, il tema del momento è anche quello che ha fatto fare a Giuseppe Conte il “mezzo miracolo” di tenere a galla il Movimento Cinquestelle. E di portarlo più su dei sondaggi e più giù degli originari fasti: il Reddito di Cittadinanza.

Perché? Per un motivo molto semplice che è stato alla base della strategia di “splendido galleggiamento” di Conte. Mentre crisi energetica e caro bollette sono temi che pur concretissimi faranno male a step, il Rdc per chi lo percepisce e forse non lo percepirà più fa un male boia (senza riferimenti eh?) subito e tutto. Perciò suscita interesse maggiorato.

Si, ma Ignazio La Russa che c’entra? Poco, a contare che per adesso lui è megafono di Giorgia Meloni, moltissimo, a contare che spesso è megafono di iperbole, iperbole sbagliata. A Cartabianca su RaiTre la Russa ha detto con piglio luciferino che ci saranno due leggi che surrogheranno il Reddito di Cittadinanza su cui Bruxelles ha mezzo “avvisato” la sua capa.

La prima che punterà a far spettare “qualcosa di più rispetto a quello che prendono attualmente, famiglie numerose, disabili, pensionati”. La seconda legge dovrebbe trovare un “lavoro ad un 25%” del primo 50%, mentre “l’altro 50% per metà è costituito da gente che non aveva alcun diritto, che ha truffato lo stato. C’è una marea di gente”.

Insomma, La Russa si è arrogato il diritto di decidere le percentuali di quelli che sul Rdc ci hanno fatto i furbi. Ed ha sbagliato perché non sono quelle. Così ha dato patente normativa ad una fatwa generica contro il malcostume italiano che c’è ma non ha quel range.

In pratica non ha detto nulla se non cose che hanno gettato nel panico famiglie che stanno per tornare sotto la linea di galleggiamento e che da qui fino a Natale vivranno nell’orrore. Non di trovarsi un lavoro, ma di sapere che ne frattempo nessuno gliene avrà apparecchiato il diritto.

Parole da stravincitore.

DANIELE NATALIA

L’Aula consiliare vuota

Giura che sia stato solo un contrattempo. E con ogni probabilità nelle prossime ore i fatti gli daranno ragione. Il sindaco di Anagni Daniele Natalia riunirà il Consiglio Comunale ‘in seconda convocazione‘ ed approverà gli argomenti saltati con la seduta di ieri.

C’è però l’aspetto politico. Che è diverso dal piano amministrativo. E la sostanza politica dei fatti è che il sindaco s’è ritrovato senza la sua maggioranza. Poco conta che due assenti fossero giustificati: il tema sono tutti gli altri, assenti senza giustificazione se non la rottura del legame politico con lui.

Assenti Magno D’Angeli, Danilo Tuffi, Pierino Naretti, Vincenzo Proietti ed Antonio Necci; i primi tre in aperto dissenso con il sindaco. Al quale – giustamente – l’opposizione non ha voluto fare da stampella: perché la maggioranza governa e l’opposizione controlla.

Oggi si metterà la pezza: basteranno sette presenti per approvare tutto. Ma quanto è accaduto autorizza molti interrogativi sulle prospettive di tenuta della maggioranza. Soprattutto in prospettiva. Perché gli assenti – dissidenti vengono dati già al lavoro per costruire un’alternativa sotto la regia dell’ex sindaco Franco Fiorito.

Attento alle idi di marzo.

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