Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 4 febbraio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo venerdì 4 febbraio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questo venerdì 4 febbraio 2022

TOP

SERGIO MATTARELLA

Sergio Mattarella

Applaudito 55 volte da quel Parlamento (in seduta comune) che lui stesso ha commissariato due volte in questa legislatura. Prima con la nomina di Mario Draghi a presidente del Consiglio, poi con la sua stessa rielezione pochi giorni fa.

C’è un particolare che non va dimenticato: a comunicare a Mattarella l’inevitabilità del bis non sono stati i leader dei Partiti politici, ma i presidenti di Camera e Senato. Per espresso volere del Capo dello Stato.

Nel suo discorso Mattarella ha puntato sulla dignità, che poi vuol dire rispetto dei diritti e  capacità di rimettersi in moto per affrontare le tante emergenze del Paese. Ma ha parlato anche di riforme, il confermato Capo dello Stato. Soffermandosi innanzitutto su quella della Giustizia. Applausi scroscianti ad ogni passaggio, quasi che l’intero Parlamento volesse sottolineare la propria marginalità. (Leggi qui Se l’arbitro fischia 14 volte sul fallo di Dignità).

Nessuno è mai rimasto al Colle per 14 anni. Mattarella lo farà e questo significa che sarà ancora lì non soltanto dopo il mandato parlamentare delle elezioni del 2023. Ma pure dopo quelle successive.

Politicamente immortale.

RENATO BRUNETTA

Renato Brunetta (Foto: Sara Minelli / Imagoeconomica)

Il ministro di Forza Italia ha detto con nettezza che il Governo non corre rischi. Lo ha fatto al termine di giornate difficili e dopo che la Lega ha fatto capire che da questo momento in poi ogni seduta del Consiglio dei ministri sarà occasione di scontro su tutto.

Matteo Salvini vuole uscire dal Governo, ma deve fare i conti con fette importanti del suo Partito e dello stesso elettorato (del Veneto soprattutto) che invece vanno nella direzione opposta. Inoltre all’interno del Carroccio non sarà semplice gestire il caso Giorgetti e tutto il resto.

Quanto a Forza Italia, è ormai evidente che Silvio Berlusconi ha iniziato l’iter per tirarsi fuori. Renato Brunetta è uno degli interlocutori più autorevoli per Mario Draghi. E allora ha pensato bene di far sentire la sua voce. Senza aspettare Antonio Tajani.

Fulminante.

FLOP

CALENDA-RENZI

Matteo Renzi e Carlo Calenda (Foto Paolo Lo Debole / Imagoeconomica)

Carlo Calenda, leader di Azione, è uno dei politici più competenti del Paese. Per storia, per formazione e per cultura. Matteo Renzi, fondatore di Italia Viva, è sicuramente il  politico più intelligente e all’interno degli emicicli di Camera e Senato fa la differenza come Maradona la faceva sui campi di calcio. Lo si è visto pure nell’elezione bis di Sergio Mattarella.

Entrambi però continuano a lanciarsi stoccate. Hanno mai pensato che se riuscissero a dialogare davvero (senza battute), potrebbero diventare quelli che in Italia rifondano il Centro? Perché logorarsi in discussioni sterili quando invece potrebbero dettare l’agenda di una nuova prospettiva politica?

Nel centrodestra c’è obiettivamente un vuoto al Centro, che Forza Italia non riesce più ad occupare. Nel centrosinistra tra Pd e Cinque Stelle la resa dei conti è iniziata. Invece Carlo Calenda e Matteo Renzi duellano all’ultima battuta.

Mancanza di umiltà.

LUIGI DI MAIO

Luigi Di Maio (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Probabilmente non si aspettava che Beppe Grillo in sostanza desse una sponda importante a Giuseppe Conte. Nei Cinque Stelle al momento ci sono tre aree: quella istituzionale di Conte, quella democristiana di Di Maio e quella movimentista di Grillo, che però non ha realizzato che la parabola del Movimento ha toccato il massimo fino a quando c’è stato l’effetto Gianroberto Casaleggio.

A questo punto però tocca a Luigi Di Maio decidere il da farsi. Lui voleva Mario Draghi al Quirinale, ma quando ha capito che le cose potevano mettersi male ha sostenuto con decisione e prontezza la soluzione del Mattarella bis. A questo punto le strade sono due: convivenza con Conte o scissione.

Luigi Di Maio è uno di quelli della prima ora dei Cinque Stelle, ma se non “strappa” in questo momento dovrà accettare una linea del Movimento che non è la sua.

Disinnescato.

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