Top e Flop, i protagonisti del giorno: venerdì 7 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questa giornata di venerdì 7 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questa giornata di venerdì 7 gennaio 2022

TOP

MATTEO RENZI

Matteo Renzi (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Si è smarcato da tutti, anche dal centrodestra e in particolare dalla Lega di Matteo Salvini. Lo ha fatto dicendo che chi intende portare Mario Draghi al Quirinale deve contemporaneamente avere una strategia per far continuare l’attività di governo.

Significa poter contare su una maggioranza (possibilmente la stessa) che guidi la nave Italia nelle agitate e pericolose acque della quarta ondata della pandemia. Il leader di Italia Viva lo ha fatto perché ha capito benissimo che la strategia dell’altro Matteo (Salvini) è una sola: riposizionare la Lega all’opposizione ad un anno dalle elezioni per fermare l’avanzata di Giorgia Meloni e dei Fratelli d’Italia.

Esattamente sette anni fa Matteo Renzi mandò all’aria il patto del Nazareno con Silvio Berlusconi e determinò le condizioni per l’ascesa di Sergio Mattarella al Quirinale. Adesso potrebbe fare la stessa cosa perché consapevole di essere l’ago della bilancia.

In anticipo perenne.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Si sta avvicinando all’unico vero obiettivo che ha: riportare il Carroccio all’opposizione per cercare di riprendersi la leadership del centrodestra a dodici mesi dalle elezioni politiche. Ed essere libero di cavalcare ogni tipo di protesta di piazza, perché è questa la sola strategia che conosce.

Matteo Salvini non ha un profilo di governo, preferisce stare all’opposizione per far crescere il consenso e provare poi a guidare un esecutivo di centrodestra. E’ chiaro che farà di tutto per non essere costretto a votare Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. O meglio lo farà solo nella certezza della… sconfitta del fondatore degli “azzurri”.

A quel punto perfino l’opzione Mario Draghi potrebbe stargli bene, perché nel caso di un nuovo governo a guida Pd, la Lega avrebbe l’alibi perfetto per uscire. Con tanti saluti all’ala governativa di Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.

Ritorno al selfie.

FLOP

ENRICO LETTA

Ha ragione Matteo Renzi: il segretario del Pd si gioca tutto. Perché nel caso l’indicazione dell’inquilino del Colle dovesse comportare una situazione che porterebbe alle elezioni anticipate, allora per il Pd all’ordine del giorno ci sarebbero scelte da far tremare i polsi.

Compresa quella di un congresso, perché Enrico Letta è stato indicato dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti ma mai legittimato dal voto dell’assemblea del partito. E proprio l’appuntamento congressuale sarebbe pieno di insidie.

Il fatto è che la grande incognita si chiama Movimento Cinque Stelle: Luigi Di Maio non aspetta altro che fare le scarpe a Giuseppe Conte e in questo clima i pentastellati sono assai divisi. Quindi difficilmente potrebbero fare blocco con il Pd su un nome secco per la presidenza della Repubblica. Ecco perché l’iniziativa deve prenderla Enrico Letta, a costo di ritrovarsi lui alla guida del Governo. In un clima di spaccatura insanabile dell’attuale maggioranza.

Orizzonti tempestosi.

MARTA CARTABIA

Marta Cartabia (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Il nome del ministro della Giustizia è circolato moltissimo in queste settimane sia per il Quirinale sia per Palazzo Chigi nel caso Mario Draghi venisse eletto presidente della Repubblica. Ma in entrambi i casi il denominatore comune sarebbe quello della solidità dell’attuale maggioranza, che va dai Cinque Stelle a Italia Viva, dalla Lega al Pd, da Forza Italia ad Articolo Uno.

Ma questa ipotesi ormai è quasi tramontata, perché la Lega vuole tornare all’opposizione e il Partito Democratico sta cercando di assumere l’iniziativa su entrambi i fronti.

Ecco perché un’ipotesi Marta Cartabia per una delle due cariche più importanti dello Stato appare fortemente in salita. Ed è complicato immaginare colpi di scena.

Sacrificabile.

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