Top e Flop, i protagonisti di venerdì 28 aprile 2023

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 28 aprile 2023

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 28 aprile 2023

TOP

RICCARDO PIUNTI

Riccardo Piunti (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Che differenza c’è fra proclamare il green e fare green? La differenza c’è ed ha molti nomi, ma chiamarla Conou non è sbagliato. Il Consorzio nazionale degli oli minerali usati si è messo in punta di mission una cosa che andava fatta da sempre ma che abbiamo capito quanto fosse importante in zona “meglio tardi che mai.

Il Conou ha 39 anni portati benissimo e lavora su un range di livello assoluto: i dati ci dicono che ogni anno decine di migliaia di tonnellate di oli usati vengono trattate. Ed il presidente Riccardo Piunti ha dato la cifra operativa di questa mission che si affaccia sull’epoca del Pnrr: “Fino a non molti anni fa, il cittadino cambiava da solo l’olio della sua auto e lo buttava in fogna, oggi dopo un grande lavoro di formazione e informazione siamo riusciti a trasmettere la consapevolezza che si tratta di un rifiuto pericoloso. Ed a costruire un sistema di tutela ambientale ed economia circolare in cui ogni pezzo della catena ha una parte di merito“.

Un esempio pratico? AdnKronos lo ha messo facile: “Ogni anno ben 5.300 tonnellate di olio minerale usato finiscono alla Fiorese Ecologia di Rossano Veneto, una delle 62 aziende di raccolta dislocate in tutta Italia e associate al Conou, il Consorzio nazionale degli oli usati”. Conou mette a cernita e raccolta il rifiuto in 103mila aziende. Poi lo rigenera, portandolo “a una condizione con caratteristiche e qualità molto vicine al nuovo”.

Ma da dove arriva quel materiale? L’olio lubrificante usato arriva dall’industria siderurgica e metalmeccanica, poi dai meccanici, piccoli e grandi. Riccardo Piunti è nato nel 1955 ad Ancona, è laureato in ingegneria a Roma nel 1978 ed ha lavorato, tra le altre, ad Eni ed Agip Petroli. Insomma è uno che conosce la materia come la possono conoscere i soldati esperti che sanno di entrambi i fronti. E con le sfide che ci attendono forse oggi lui è “il soldato” migliore su cui poter contare.

Olio (esausto) di gomito.

ENZO SALERA

Due in un giorno. La prima che mette a segno è la procedura per il riconoscimento di Montecassino come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La seconda è il parere che arriva dagli uffici della Regione Lazio: non ci sono rilievi da fare sui lavori di pedonalizzazione del Corso della Repubblica. Un successo politico ed uno sul piano tecnico amministrativo. (Leggi qui Bye bye osteria Di Biasio: ora in Aula tutti educati. E leggi anche La Regione ammette: i lavori al Corso sono regolari).

Enzo Salera è come quell’auto fotografata in autostrada e resa immortale da un fulmineo commento su Facebook: la berlina traina una barca sul carrello, mentre sul portapacchi ha una moto di grossa cilindrata ed una bici, dal finestrino destro sventola la chioma di una signora bionda seduta al lato passeggero: “Se c’hai pure la salute stai al completo”. Se il sindaco di Cassino avesse anche il garbo della diplomazia sarebbe Presidente del mondo.

Invece il Consiglio comunale dell’altra sera ha evidenziato ancora una volta il gelo con una parte della sua maggioranza, l’assenza di dialogo con una parte del centrosinistra che quattro anni fa non lo ha votato ed a questo punto nemmeno lo voterà quando nel 2024 ci sarà la corsa per il bis.

Nonostante questo, come amministratore gli va riconosciuto che la mossa di candidare l’abbazia a patrimonio Unesco ha riportato la città al centro dei riflettori nazionali per un giorno. Tanto quanto la mossa di procedere con i lavori in centro senza farsi intimidire da ricorsi ed esposti è stata corretta e vincente. Fermarli sarebbe stata solo una costosa perdita di tempo.

Metterne a segno due, in poche ore, non è da tutti: gli va riconosciuto.

Se avesse pure la diplomazia…

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Il tentativo di Giuseppe Conte di portare il Movimento Cinque Stelle nei Verdi dell’Europa è lodevole ma imperfetto. E lo è per una serie di motivi che non si è tardato a fargli notare. I negoziati formali sono in atto da giorni e l’esito è nelle more imminenti di un giudizio che sta fra condiscendenza e verità.

Quale condiscendenza? Quella di considerare Conte ed i suoi, parte di un gruppo che non è completamente in linea con il neo populismo soft di “Giuseppi”. Quale verità? Quella che spiega come quel non essere in linea sia più marcato degli artificiosi punti di contatto da neo sinistra.

Il senso è che gli ecologisti hanno messo su una delegazione che ha ricevuto l’incarico di “condurre le trattative con i pentastellati”. Le fonti lo avevano detto alle agenzie ma avevano spiegato che se da un lato per questo fidanzamento il M5s ha intenzioni serie dall’altro ci sono “genitori” molto ma molto esigenti. A Strasburgo tra i Verdi si registrano posizioni molto diverse sull’opportunità di accogliere i pentastellati.

I verdi tedeschi che non sono mai stati troppo a trazione “morbida” per esempio non vedono molto di buon occhio le passate skill dell’allora premier che aveva effettuato acquisti di avionica e mezzi militari ad ala fissa a scopo pattugliamento Nato. Era ed è roba che carbura più di uno Shuttle dei bei tempi andati e non è il miglior bigliettino di presentazione per un consesso green transazionale.

Per non parlare poi dei decreti sui migranti il salsa giallo verde. Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in commissione Affari costituzionali dalla Camera, l’aveva già messa dura illo tempore: “Ognuno di noi è il portato della propria storia e il M5s, negli anni di governo, ha fatto scelte che contrastano con aspetti fondanti dei Verdi Ue, a partire dalla questione migranti”.

E Conte? Attende di avere un balcone più ampio ma non in una casa di proprietà, bensì in un appartamento in fitto. E con un padrone di casa che non fa sconti.

Cuculo green.

DOMENICO MARZI

Domenico Marzi

Sulla preparazione, non si discute. Sulla stima popolare, nemmeno: se non fosse stato lui il candidato sindaco, a Frosinone il centrosinistra avrebbe rimediato una sonora figuraccia. Che solo Domenico Marzi con il suo nome ed il suo spessore ha evitato. Il limite è rimasto quello di sempre: litigare quotidianamente con la modestia che cerca di farlo scendere dal piedistallo.

Il che alimenta un processo autocelebrativo capace di spiegare quanto avvenuto nelle ore scorse in Consiglio comunale. Mentre l’ex sindaco discuteva con rara competenza e calorosa passione sul progetto per il bis dell’ascensore inclinato, il presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri gli faceva notare che il tempo a disposizione per il suo intervento fosse scaduto. Un’interruzione che chiunque avrebbe considerato un garbato richiamo ai tempi ma che per Memmo Marzi è cosa al confine con la lesa maestà. Coerentemente con la sua convinzione annuncia che quell’Aula non lo vedrà più «Dal momento che non ho tempo da perdere. Ho proposto un’argomentazione seria se poi dobbiamo discutere solo di piccole cose non ci sto più». Si alza dai banchi e se ne va senza ascoltare la risposta del sindaco Mastrangeli.

Ora, se l’Italia ha potuto fare a meno di Gabriele D’Annunzio, Frosinone sopravviverà senza Domenico Marzi. E la sua uscita dall’Aula può anche starci. Ma non per i motivi che ha indicato. La realtà è che Domenico Marzi lì si annoia: è uomo da Assise e da Cassazione ed il dibattito de minimis tanto lo annoia quanto lo urta.

Lui è l’uomo che ha visto l’ascensore quando su quella costa di collina c’erano solo le erbacce. E stare a discutere di tiranti e bulloni per la riparazione è poco stimolante. Proprio per questo però Domenico Marzi dovrebbe compiere la vera missione per cui un uomo del suo livello sta in quell’Aula: plasmare il suo successore. E va bene che un altro Marzi non c’è né ci sarà, che solo Marzi può pareggiare Marzi: ma uno cui trasmettere il suo sapere e poi poggiare il pallio sulle spalle è la vera missione da compiere. Tanto più difficile quanto più in alto vorrà il proprio piedistallo.

Altrimenti quell’Aula sarà solo un triste palcoscenico della propria personale vanità.

Comprensibilmente istrionico.

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