Top & Flop * Mercoledì 12 giugno 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

MAURO BUSCHINI

L’annuncio lo ha fatto lui, per far capire chi è ci mette il cappello. Chi comanda insomma. Mauro Buschini, presidente del Consiglio Regionale, ha voluto che non ci fossero dubbi sul fatto che la Regione Lazio si intesta la riapertura del viadotto Biondi, snodo fondamentale per il traffico di Frosinone.

MAURO BUSCHINI Copyright Imagoeconomica Sara Minelli

Naturalmente venerdì 14 giugno, alle ore 15, ci saranno anche l’assessore regionale ai lavori pubblici, Mauro Alessandri, il Prefetto Ignazio Portelli, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani e il presidente della Provincia, Antonio Pompeo. Ma i lavori per la riapertura sono stati effettuati dalla Regione. Da quando è stato eletto presidente del consiglio regionale Mauro Buschini ha scelto lo stile del silenzio istituzionale. Ma stavolta. Troppo ghiotta l’occasione di intestarsi il taglio del nastro in casa del sindaco leghista Nicola Ottaviani. Tremendo.

Mario Abbruzzese

Lo stile e lo spessore di un uomo politico si vedono quando perde. Perché quando si vince sono tutti bravi, buoni, dialoganti, clementi e perfino generosi. Mario Abbruzzese sapeva perfettamente che vincere le comunali a Cassino era praticamente impossibile dopo le dimissioni di massa che hanno mandato a casa Carlo Maria D’Alessandro.

Ma lo ha fatto per tenere unito il centrodestra in un momento in cui tutti scappavano. Poi, a poche ore dalla sconfitta, un altro gesto nobile, la disponibilità ad un passo indietro come consigliere comunale per consentire l’ingresso di Di Mambro. A dimostrazione che continua a guardare alla squadra. Potrebbero chiedergli di tornare sui suoi passi, ma questo nulla toglie all’importanza politica del gesto. E poi Mario Abbruzzese fa politica perfino quando sceglie il colore della cravatta. A futura memoria.

FLOP

Alessio Porcu

Errare è umano, perseverare è diabolico, insistere nel perseverare è semplicemente folle. Alessio Porcu non riesce proprio a capire che non deve scrivere sulla Lega. Che faccia a pezzi il Pd, Forza Italia, Fratelli  d’Italia.

Alessio Porcu Foto: © Gianna Reale

Che pubblichi i messaggi della chat del Movimento Cinque Stelle, che critichi Giuseppe Golini Petrarcone un giorno sì e l’altro pure. Ma la Lega no. Lasci stare le notizie riservate sulle critiche a Francesco Zicchieri durante l’analisi del voto. Ma vuole davvero far credere, Alessio Porcu, che si è sfiorato lo scontro fisico? Volevano abbracciarsi, questa è la verità. Scriva la verità. Vuole davvero far credere che Gianfranco Rufa ha perso Veroli soltanto perché il sindaco del Pd Simone Cretaro ha passeggiato lo stesso giorno in cui alle europee la Lega sfondava? E su Cassino? Cosa c’entra la deputata Francesca Gerardi sul disastro della Lega in quello che è il suo territorio? Lasci stare il Carroccio. Perché all’interno del partito di Salvini si incazzano tutti: non solo Zicchieri, Gerardi, Rufa, Durigon, Fusco, Fagiolo e chi più ne ha più ne metta.

Ma anche Nicola Ottaviani, il sindaco di Frosinone, che però quando stava in Forza Italia non si incazzava. Deve essere l’effetto Alberto da Giussano. E poi pensa veramente, Alessio Porcu, che Zicchieri chieda come precondizione per essere nominato coordinatore provinciale (per esempio a Maria Veronica Rossi) quella di non parlare con Alessioporcu.it? Se ne faccia una ragione: la Lega ce l’ha duro. Giù dal Carroccio.

Luigi Di Maio

Per uno che voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno non c’è che dire. E’ diventato più democristiano dell’ultimo doroteo. Alle europee il Movimento Cinque Stelle è stato asfaltato dalla Lega e sorpassato dal Pd. Dimezzando i voti di un anno e mezzo fa.

Eppure il vicepremier, ministro del lavoro e dello sviluppo economico non ha neppure pensato di dimettersi da capo politico. Dopo che lui, quando era all’opposizione, chiedeva le dimissioni di tutti quelli che perdevano lo 0,1%. Ha chiesto a Davide Casaleggio prima e a Beppe Grillo poi di non infierire. Nel frattempo il bluff è stato scoperto e l’Unione Europea ha detto che l’Italia rischia una procedura di infrazione perché un anno di governo pentaleghista ha fatto più disastri di Virginia Raggi a Roma. E chi guida ministeri strategici come quello al lavoro e allo sviluppo economico? Chi ha voluto il reddito di cittadinanza che non ha prodotto non un solo posto di lavoro e, finora, neppure un navigator? Lui, Gigino Di Maio.

Resterà incollato sulle quattro poltrone (capo politico, vicepremier, ministro del lavoro e ministro dello sviluppo economico) fino all’ultimo istante possibile. Indifendibile.

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