Top & Flop * Giovedì 5 settembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

NICOLA OTTAVIANI

All’incontro della Lega all’Astor ha fatto vedere di che pasta è fatto. Un intervento da leader, che ha oscurato i tre parlamentari presenti Francesco Zicchieri, Francesca Gerardi, Gianfranco Rufa. (leggi qui I segnali di Nicola Ottaviani alla Lega)

Nicola Ottaviani

Ha parlato di qualità dell’opposizione Nicola Ottaviani, ma soprattutto di perimetro del centrodestra, senza il quale la Lega difficilmente potrà pensare di tornare al Governo. Anche perché all’orizzonte si profila il cambio della legge elettorale in direzione proporzionale, con l’obiettivo dichiarato di ridimensionare Salvini. Ma Ottaviani ha lanciato un messaggio forte pure sull’organizzazione interna del Carroccio. Facendo esplicito riferimento alla necessità di coinvolgere e condividere. Condizioni fondamentali affinché non soltanto ci sia il radicamento sul territorio ma anche la permanenza nel Carroccio.

Il sindaco di Frosinone ha tirato fuori un carisma che forse nella Lega pochi conoscevano. Altro pianeta.

LUCA FANTINI

Se uno nel Pd, all’età che ha Luca Fantini, ha il sostegno contemporaneamente di Nicola Zingaretti, Francesco De Angelis e Mauro Buschini, vuol dire che ne farà di strada. Il suo nome è in cima alla lista per la carica di prossimo segretario provinciale dei Dem.

Nicola Zingaretti e Luca Fantini © Matteo Ernesto Oi

Un percorso che tantissimi anni fa ha iniziato proprio lo stesso Buschini, ora presidente del consiglio regionale dopo essere stato assessore e capogruppo regionale. Su Fantini il gruppo dirigente provinciale ha le idee chiare. Il ragazzo si è mosso benissimo pure in passato, quando è rimasto schierato con Zingaretti e Andrea Orlando nel momento in cui Pensare Democratico di De Angelis e Buschini virò su Matteo Orfini. Luca Fantini ha le stimmate del segretario provinciale del Pd: parla pochissimo, si muove con estrema cautela, è zingarettiano di ferro e incarna il ricambio generazionale. Predestinato.

FLOP

DOMENICO ALFIERI

Ma che gliene frega a uno del livello di Domenico Alfieri di chi sarà il prossimo segretario provinciale del Pd? Sindaco di Paliano (confermato a valanga), è stato consigliere provinciale per due legislature consecutive, ha ricoperto i ruoli di presidente e poi di segretario provinciale del Partito. (leggi qui Lo strappo di Alfieri… dopo la benedizione a Fantini segretario)

Domenico Alfieri

Rappresentando anche una sorta di figura di garanzia quando la contrapposizione tra i due Francesco (De Angelis e Scalia) teneva il Partito spaccato a metà. Anzi, magari dovrebbe essere pure lui a lanciare la candidatura di Luca Fantini. Per quanto riguarda invece il sostegno all’accordo nazionale tra Pd e Cinque Stelle, di cosa stiamo parlando? La verità è che senza l’intervista di Matteo Renzi al Corriere della Sera nulla di quanto successo sarebbe accaduto. E’ stata quell’intervista a mandare Matteo Salvini all’opposizione e a  ridimensionare brutalmente Luigi Di Maio.

Nicola Zingaretti, che del Pd è il segretario, non era d’accordo all’intesa con i Cinque Stelle. Ma un capo è tale anche quando capisce  e asseconda l’umore di generali, colonnelli, capitani, sergenti, caporali, truppe e furieri. Se si è adeguato Zingaretti non può farlo Domenico Alfieri? Autogol.

VIRGINIA RAGGI

Fateci caso: nel momento topico del Movimento Cinque Stelle è scomparsa. Eppure è la sindaca di Roma, eppure con Matteo Salvini ha incrociato le lame più volte nell’ultimo anno, eppure Nicola Zingaretti da anni le toglie le castagne dal fuoco sulla questione dei rifiuti romani. Invece niente.

Virginia Raggi

Quando Beppe Grillo ha deciso che la ricreazione era finita, che Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico e tutti quanti dovevano rientrare in classe, neppure in quel momento di lei si sono viste le tracce. Grillo ha rimesso tutto a posto e, soprattutto, tutti a posto. Compresi Davide Casaleggio e Giuseppe Conte, il quale sta vivendo il suo momento di gloria soltanto perché funziona nei sondaggi. E il comico genovese capisce i sondaggi meglio degli istituti di ricerca.

E Virginia Raggi? Nessuno l’ha vista. Ma c’è un’altra cosa: nel Movimento ha ripreso quota Roberta Lombardi, su decisione diretta dello stesso Grillo. Sarà la Lombardi a “togliere un po’ di lavoro” a Luigi Di Maio. In pratica a commissariarlo. Ecco, la Lombardi ogni volta che vede la Raggi ha la stessa reazione del toro davanti al drappo rosso. Virginia Raggi non è andata oltre la solita posizione trita e ritrita su Roma. Dicendo: “Auguri al nuovo governo guidato da Giuseppe Conte. Piena fiducia nel presidente del Consiglio e in una squadra che, sono certa, saprà lavorare nell’interesse dell’Italia, di Roma e di tutti i cittadini”. Anche un orologio rotto per due volte al giorno segna l’ora giusta.

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