Top & Flop * Martedì 16 luglio 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

GIORGIA MELONI

Forse ha intuito che la curva della Lega sta scendendo. O forse è stanca di attendere che Matteo Salvini scarichi il Movimento Cinque Stelle aprendo la crisi di governo. Anche perché sa perfettamente che non sta scritto da nessuna parte che in quel caso si andrebbe ad elezioni anticipate. Fatto sta che Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è l’unica che in questo momento può permettersi di dire no a Salvini.

Foto: (c) Imagoeconomica, Sara Minelli

Come ha fatto sulla proposta di candidatura a sindaco di Roma. (leggi qui Meloni avvelenati per Salvini) Segno che mira più in alto, segno che non intende farsi relegare in un ruolo comunque periferico rispetto al Governo. E molto più complicato. Nella Prima Repubblica i dirigenti democristiani, abilissimi a leggere e manovrare il Manuale Cencelli, dicevano che la poltrona di sindaco di Roma equivaleva ad almeno tre ministeri pesanti.

In realtà Giorgia Meloni sta guardando al centrodestra, perso di vista invece da Salvini. Sa che quando la curva del Carroccio inizierà a scendere, farà la differenza la coalizione. E allora le percentuali si peseranno. Non si conteranno soltanto.

Ma intanto ha mostrato lucidità e visione di prospettiva. Capitan Futuro.

GIOVANNI TURRIZIANI

Comunque vada a finire, il presidente di Unindustria Frosinone una sorta di miracolo lo ha già compiuto. Perché il progetto dell’Unione dei Comuni sta muovendo passi importanti. (leggi qui Frosinone, voglia di Città Metropolitana).

Nicola Ottaviani e Giovanni Turriziani. Foto: © Stefano Strani

Poi è chiaro che il risultato finale resta in bilico, perché è difficile che gli enti locali possano cedere parti della loro sovranità (e sopravvivenza) ad un organismo diverso. Intanto però sono arrivate le adesioni del Comune di Supino e della giunta di Frosinone. Oltre alla disponibilità del presidente del consiglio regionale Mauro Buschini (Pd) ad un incontro alla Pisana per studiare le prossime mosse.

Giovanni Turriziani ha evidenziato il tutto con molta “misura”. Scrivendo: “Cercheremo di stimolare i Comuni coinvolti, dando loro ancora un po’ di tempo per esprimersi, almeno fino a settembre, mese entro il quale tireremo le somme tra aderenti e non per iniziare una programmazione”. E aggiungendo: “E’ essenziale raggiungere almeno i 150.000 abitanti per un’unione di questo tipo e la prerogativa è la contiguità territoriale”. Lucido e “tosto”.

FLOP

MATTEO SALVINI

Il Capitano è nervoso. Anzi, di più. Si sente accerchiato, ma questo è il destino politico di tutti gli uomini forti della Repubblica: da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi.

Foto: © Imagoeconomica, Livio Anticoli

La novità è che stavolta il vicepremier e ministro dell’Interno non sa come spezzarlo, l’assedio. La vicenda riguardante i presunti fondi russi alla Lega ha aperto diverse voragini sul piano politico. Perché i Cinque Stelle hanno mollato il Capitano e nel centrodestra gli scudi non si sono levati. Salvini sta cercando di spostare l’attenzione su altri temi. Per questo ha sfidato Giuseppe Conte convocando le parti sociali al Viminale (è come se una riunione di ordine pubblico si svolgesse al ministero del Tesoro). Per questo ha rispolverato il tema dei rom. Per questo attacca politicamente i Cinque Stelle, dai quali non si sente difeso come alleato di governo.

È la prima volta, dal 4 marzo 2018 ad oggi, che il numero uno del Carroccio dà la sensazione di non essere padrone della situazione. Ma è proprio quando il mare è in tempesta che si vedono i muscoli e i nervi del Capitano. In barca.

VIRGINIA RAGGI

Piove sul bagnato. Non bastava l’emergenza rifiuti che ha annullato agli occhi del mondo la Grande Bellezza di Roma. Non bastavano i problemi nel trasporto pubblico e nella metropolitana o i tanti assessori nominati e silurati in questi anni. Virginia Raggi, la sindaca di Roma e pulzella di Orleans a Cinque Stelle, non finisce di stupire.

Una nota del Pd capitolino apre un nuovo fronte. Così: “L’elezione del nuovo vicepresidente vicario mette a rischio tutti gli atti che da lui saranno calendarizzati e votati dall’Assemblea Capitolina, in quanto la procedura di elezione del vicario non è specificatamente normata né dallo statuto né dal regolamento comunale. Chiunque potrà impugnare i vari atti adducendo tale motivazione. Sono in scadenza delibere importanti come quella sull’assestamento di bilancio, proseguendo con la delibera che conferisce ad Atac nuove vetture. Esse potrebbero essere oggetto di ricorso con un serio rischio di danno economico e di blocco dei servizi della città, già tanto vessata dall’ incapacità di governo di questa Amministrazione”.

Ormai a Roma in molti si aspettano le sette piaghe d’Egitto. Ma la sindaca tira dritto. Mai un’autocritica, mai un dubbio. Mai un risultato vero però. Il fatto è che ormai i fallimenti amministrativi e politici del Comune di Roma non fanno più notizia. Eterea.

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