Top & Flop * Martedì 3 settembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

GIUSEPPE CONTE

Lo avevano soprannominato il vice dei suoi vicepremier. Con evidente riferimento alla subalternità politica nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini e del capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio. Ma Giuseppe Conte non si è scomposto più di tanto.

Il premier Giuseppe Conte

E mentre Salvini accumulava record di selfie in una perenne campagna elettorale da Aosta a Lampedusa, lui, il professore di diritto venuto dalla Puglia, tesseva una serie incredibile di rapporti politici: con la Merkel, con Junker, con Trump, perfino con Papa Bergoglio. E inoltre, cosa più importante di tutti, apriva un filo diretto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma il capolavoro è stato “scavalcare” Luigi Di Maio all’interno del Movimento Cinque Stelle, grazie all’endorsement pubblico di Beppe Grillo. Quando l’8 agosto scorso Matteo Salvini gli ha annunciato la sfiducia, confidando in una spallata, Giuseppe Conte si è reinventato in un attimo. Oggi il verdetto e valanga della piattaforma Rousseau dimostra che non ha sbagliato una mossa. (leggi qui Rousseau, via libera al nuovo governo M5S-Pd: 79,3% si).

Tutti, ma proprio tutti, lo hanno invocato come premier bis. Da Carneade a statista.

NICOLA ZINGARETTI

Ha riportato il Pd al governo dopo appena quattordici mesi di opposizione, dopo una sconfitta storica come quella del 4 marzo 2018, dopo meno di sei mesi dalla sua incoronazione a Segretario attraverso le primarie.

Nicola Zingaretti

Ma, cosa più importante di tutte, è riuscito nel miracolo di tenere unito il Partito nonostante scosse di “terremoto” micidiali: dall’accelerazione spaventosa di Matteo Renzi (straordinario e decisivo) allo strappo di Carlo Calenda. Come se non bastasse al governo riporta pure Liberi e Uguali di Bersani. Nicola Zingaretti viene dalla tradizione del Partito Comunista Italiano. Certamente questo scenario non era quello che aveva immaginato nella sua Piazza Grande. Sicuramente aveva programmato un percorso più lungo che passasse da una legittimazione elettorale che al Partito Democratico manca da troppi anni. Però ha intuito che può aprirsi una nuova fase. Non più Sinistra contro Destra, ma europeisti contro sovranità.

La prospettiva è europea e su questo terreno il Pd sa giocare meglio di tutti. Machiavellico.

FLOP

MATTEO SALVINI

Ha fatto un autogol che neppure Comunardo Niccolai avrebbe mai immaginato. Era l’uomo forte non soltanto del Governo pentaleghista ma anche del sovranismo europeo. Non si è accontentato di vincere, ha voluto stravincere prendendosi tutto il piatto.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Non ha fatto i conti con diversi fattori: 1) l’Italia è una Repubblica parlamentare, dove contano i rapporti di forza nelle Camere, non i sondaggi del momento; 2) ha sottovalutato la leadership di Beppe Grillo nei Cinque Stelle, forse pensando davvero che il capo politico fosse Luigi Di Maio; 3) non ha capito che nel Pd avrebbe dovuto sentire anche Matteo Renzi oltre che Nicola Zingaretti. Il risultato è stato che al Governo non c’è più e che si trova davanti tre anni di opposizione. Neppure come capo del centrodestra, visto che Silvio Berlusconi ha chiuso la porta e che Giorgia Meloni rivendica un proprio ruolo.

Tafazzi non avrebbe potuto fare di peggio. Sotto la ruspa. La sua.

LUIGI DI MAIO

Soltanto Luigi Di Maio avrebbe potuto dire nella stessa conferenza stampa, a distanza di pochissimi minuti, di rivendicare con orgoglio l’esperienza con la Lega e, al tempo stesso, scaricare platealmente Matteo Salvini. La verità è che esce con le ossa rotte sotto tutti i punti di vista.

Luigi Di Maio al balcone annuncia la fine della povertà

Non sarà vicepremier e nel Movimento dovrà chiedere l’autorizzazione a Beppe Grillo per qualunque cosa. Tanto più che in tanti non ne riconoscono la leadership. Roberto Fico e Alessandro Di Battista per esempio. Aveva lasciato intendere che era preferibile continuare l’esperienza con la Lega, poi oggi ha volteggiato sulle ali di Rousseau tracciando rotte giallorosse. Perfino di legislatura. Viene il dubbio che abbia un sosia, che si divida nelle diverse parti in commedia.

Assorbe tutto e si conferma uno straordinario incassatore. Punchball.

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