Top & Flop * Mercoledì 21 agosto 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

NICOLA ZINGARETTI

La vera notizia del giorno è che la direzione nazionale del Pd ha approvato all’unanimità e per acclamazione (anche i renziani) la relazione del segretario Nicola Zingaretti. Il quale ha stilato una lista di 5 richieste per provare a far nascere un esecutivo diverso da quello pentaleghista. (leggi qui Cinque condizioni per i Cinque Stelle: o così o si va al voto).

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Condizioni non trattabili. Come l’ appartenenza leale alla Ue “per un’Europa profondamente rinnovata”, diritti (libertà e solidarietà), sostenibilità ambientale e sociale, rispetto della dignità umana, centralità del Parlamento, rispetto della Carta costituzionale, svolta profonda nella gestione dei flussi migratori in “stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei”, “evitare un inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’Iva”. Tutto molto generico, a parte l’ultimo punto, che è quello dirimente. Perché se il nuovo Governo dovesse intestarsi il mancato aumento dell’Iva partirebbe con il piede giusto.

Ma Nicola Zingaretti ha chiesto anche una forte discontinuità nei programmi e negli uomini. Vuol dire che difficilmente il Pd darà il via libera ad un Conte bis (l’ex premier è in pole position per l’incarico di commissario europeo) e che molti ministri non saranno riconfermati. Anche Luigi Di Maio? Questo è il nodo da sciogliere.

In realtà un esecutivo istituzionale potrebbe andare bene perfino ai Cinque Stelle. Zingaretti non si sbilancia e non è affatto scontato che alla fine il Pd sosterrà un nuovo Governo. La prospettiva delle urne resta. In realtà il segretario Dem sta lavorando a profili altissimi: Enrico Letta ma anche Mario Draghi, la cui nomina da sola varrebbe almeno 100 punti di spread in meno.

Il segretario Dem ha le idee chiare. Stratega.

BEPPE GRILLO

Si è ripreso il Movimento Cinque Stelle in poche mosse. Intanto è stato il primo ad allontanare l’ipotesi delle urne ad ottobre dicendo che bisognava salvare il Paese dai nuovi barbari, quindi ha riunito i big nella sua villa in Toscana (per far capire chi è che comanda: Berlusconi docet), poi ha imposto la linea a Luigi Di Maio ma anche ad Alessandro Di Battista.

Foto: © Imagoeconomica, Rocco Pettini

A dimostrazione che il Movimento è lui. Nessun altro. Altro che piattaforma Rousseau, altro che democrazia dal basso, altro che riunioni a raffica. Altro che uno vale uno. Da ieri ha letteralmente staccato i telefoni, perché naturalmente non vuole essere lui a partecipare alle trattative politiche. Ci penserà Di Maio. Anche perché, nel caso la situazione dovesse ingarbugliarsi, sarebbe sempre Beppe Grillo a sparigliare le carte e a dare il contrordine.

D’altronde uno che tanti anni fa in televisione non “rispondeva” ad un certo Pippo Baudo, per quale motivo dovrebbe spaventarsi di Matteo Salvini o Enrico Letta? Questa è casa mia e qui comando io.

FLOP

ROBERTO FICO

Il presidente della Camera è la “carta” migliore che il Movimento Cinque Stelle può giocarsi per Palazzo Chigi. E rappresenta anche l’opzione più logica per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nicola Zingaretti potrebbe accettarla.

Roberto Fico

Ma allora perché flop? Perché sull’ipotesi Fico a giocarsi la leadership del Movimento Cinque Stelle è Luigi Di Maio, capo politico (si fa per dire), ex vicepremier ed ex ministro del lavoro e dello sviluppo economico. Di Maio farà di tutto per scongiurare un simile scenario. A questo punto però un segnale deve darlo anche e soprattutto lui, Roberto Fico. Scrollandosi di dosso l’etichetta di politico poco incisivo e anzi “moscio”. E’ il momento di accelerare, altrimenti perde il treno. E non si tratta di Tav. Re Tentenna.

DOMENICO SCILIPOTI

Tra una polemica sul rosario e una stoccata sui rubli, al Senato ad un certo punto è spuntato Domenico Scilipoti, ex parlamentare di Forza Italia. Sì, uno dei protagonisti della stagione dei “responsabili”, quando Silvio Berlusconi vinse la conta interna con Gianfranco Fini rimanendo in sella. Correva l’anno 2010.

Domenico Scilipoti

Ha detto Domenico Scilipoti: “Oggi è il Parlamento intero che dovrebbe essere responsabile. Mi aspetterei un atto di grande responsabilità da parte di tutti. Come uscire dalla crisi? Ci vorrebbe un governo istituzionale per affrontare i problemi più scottanti del Paese, anche per dimostrare che i politici italiani, nonostante le differenze, sanno stare insieme per trovare soluzioni. La situazione non è come quella del 2010: all’epoca c’era un governo eletto, guidato da Silvio Berlusconi, e ci fu un tentativo di ribaltone. Salvini è andato col M5S ma era un’alleanza contronatura. Oggi i parlamentari dovrebbero essere responsabili, finire di insultarsi e fare un governo istituzionale con tutti dentro in modo da programmare una campagna elettorale a distanza di un anno”.

Una fiera di banalità da far impallidire lo straordinario Catalano di Quelli della Notte di Renzo Arbore.

Qui pianeta Terra: dite a Scilipoti che non è su Marte. Ma evidentemente l’ex senatore non vede alternative alla logica del “volemose bene”. Esilarante.

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