Top & Flop * Mercoledì 26 giugno 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

Top

Roberta Lombardi

Ha dichiarato testualmente: “Dopo tre anni di giunta Raggi vivo in un profonda costernazione“. In particolare si riferisce ad alcuni verbali pubblicati dal settimanale L’Espresso con intercettazioni in cui la sindaca dice “Roma è fuori controllo“.

Roberta Lombardi, prima capogruppo del Movimento 5 Stelle a Montecitorio, la donna che demolì Pier Luigi Bersani nella celebre prima ed unica riunione trasmessa in streaming dai grillini, ha detto: “Mi fa piacere che la Raggi se ne accorga ma dovrebbe dirlo pubblicamente, in una conferenza stampa“. La consigliera regionale del M5S, oggi capogruppo alla Pisana, è tornata all’antica rivalità: è stata la più acerrima avversaria interna della sindaca. In questa dichiarazione sembra essere tornata la Lombardi combattiva del primo mandato parlamentare, quella che sbranava Bersani. Insieme a pochissimi altri nel Movimento, Roberta Lombardi si sta rendendo conto che il Partito sta sprofondando. E non ha paura di dire che il Re è nudo. Che anche l’esperienza di Virginia Raggi a Roma capitale ha contribuito in modo determinante a mettere in ginocchio i Cinque Stelle.

Il coraggio a Roberta Lombardi non è mai mancato. Con questa zampata lo ha confermato. Leonessa.

Vincenzo Savo

Consigliere provinciale del Partito Democratico e anche consigliere comunale di Frosinone. Con delega all’Ambiente. Oggi ha convocato un tavolo con tutti i protagonisti che a qualsiasi titolo abbiano competenza sulla vicenda dell’incendio alla Mecoris che ha allarmato tutta Frosinone. L’incontro si terrà venerdì mattina presso l’Amministrazione Provinciale.

Un altro segnale importante che arriva dall’ente Provincia, costantemente impegnata nel ribadire che un ruolo questi enti lo hanno nonostante il disastro della mezza riforma Delrio. Vincenzo Savo fa riferimento alla componente politica Pd di Francesco De Angelis, quella opposta al presidente della Provincia Antonio Pompeo. Finalmente il Pd si mette in evidenza per il tentativo di essere all’avanguardia, uscendo dalle secche ed occupandosi dei problemi della gente, superando il vuoto normativo che la Delrio ha scavato. E andando ad occupare quello spazio vuoto che il centrodestra sta lasciando libero: concentrato com’è sui temi nazionali.

Con la convocazione del tavolo di venerdì, Vincenzo Savo porta un contributo all’unità interna del Pd, proietta il Partito sui problemi concreti e ‘sentiti’ dalla gente. Reattivo.

FLOP

G. G. Petrarcone & M. Abbruzzese

Entrambi avevano sognato una ‘prima’ diversa per iniziare questa consiliatura al Comune di Cassino. Entrambi la immaginavano seduti sulla poltrona di sindaco. Dove invece oggi c’era Enzo Salera.

Due situazioni diverse sotto il profilo politico. Perché Giuseppe Golini Petrarcone non è arrivato al ballottaggio, nonostante lo schieramento ampio ed eterogeneo che lo sosteneva. Si accomoda tra i banchi dell’opposizione in una posizione difficile: gli spazi politici ora si stanno stringendo. Soprattutto perché la vittoria del suo avversario Enzo Salera è avvenuta in un modo vasto e convincente che assegna una dimensione diversa al centrosinistra ed al Partito Democratico di Cassino. Su Petrarcone, l’onta di avere tentato d’impedire tutto questo e di avere rinnegato quel centrosinistra nel quale aveva sempre militato. Mario Abbruzzese sapeva che aveva una missione a ridosso dell’impossibile: riuscire a riunire un centrodestra lacerato, con le mani ancora lorde del sangue politico di Carlo Maria D’Alessandro, buttato giù con una congiura di palazzo tutta interna al centrodestra. Si ritrova all’opposizione in una posizione diversa rispetto alla notte del ballottaggio in cui è stato sconfitto. perché nel frattempo Forza Italia ha avviato una complessa riflessione interna, che vede Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli schierati dalla parte di Giovanni Toti. A differenza di Petrarcone, Abbruzzese dall’opposizione ha la possibilità di ritagliarsi uno spazio politico diverso.

Accumunati da un insolito destino in una notte di giugno: quella del primo Consiglio Comunale dell’era Salera. Anche i leader piangono.

Giorgia Meloni

Nella vicenda della Sea Watch 3 il dibattito politico si è arricchito di nuove frontiere che nessuno pensava si potessero toccare. La nave ha forzato il blocco ed è davanti a Lampedusa ma i migranti non possono scendere.

Il ministro dell’interno Matteo Salvini lo ha ribadito: non scenderanno nonostante siano state manifestate condizioni di spossatezza e grande prostrazione dei profughi. Ormai in Italia il tema dell’immigrazione e degli sbarchi, quando i migranti sono trasportati da navi delle Ong sono diventate un trofeo politico da esibire. Il sindaco di Lampedusa lo ha detto: sbarcano in tanti, quasi tutte le settimane, in modo clandestino. Ma quando ci sono ci sono dimezzo le navi delle Ong e quindi la visibilità mediatica nazionale ed internazionale c’è la linea dura. Salvini su questo sta capitalizzando moltissimo. Davanti a tutto questo Giorgia Meloni, per non essere da meno di Salvini, per sorpassarlo a destra, corre il rischio di sconfinare in quello che i Romani chiamavano summum jus summa injuria. Cioè: si rischia una somma ingiustizia nel rispetto troppo letterale del Dritto. In pratica: Giorgia Meloni ha proposto di affondare la nave, naturalmente una volta sbarcati i migranti.

Dal punto di vista simbolico è efficace. Ma alimenta un clima di odio ed intolleranza che è ormai fuori dal tempo. Ma Giorgia Meloni è lanciata sulla strada del consenso. Cinica

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