Top & Flop * Mercoledì 7 agosto 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

IGNAZIO PORTELLI

Ha voluto far capire a tutti , chiaramente, che molte cose relative alla gestione dell’emergenza legata all’incendio che si è sviluppato alla Mecoris il 23 giugno scorso non gli sono per nulla piaciute. E allora il Prefetto di Frosinone Ignazio Portelli non ha girato intorno al problema. (leggi qui Le frustate del prefetto Portelli: «Qualcuno ha alimentato allarmi ingiustificati sulla Mecoris»)

Ha detto: “La mancanza di coordinamento tra le istituzioni e gli organismi competenti ha determinato o alimentato situazioni di allarmismo spesso ingiustificato tra la popolazione”. Per Portelli occorre “saper predisporre le idonee e adeguate misure per proteggere la salute e l’ambiente attraverso l’utilizzo di procedure in cui sia previsto un rapporto razionale sinergico, coordinato e collaborativo tra le diverse istituzioni”. Inoltre “bisogna evitare di basarsi solo su quello che viene riferito senza riscontro sui social media o da altre fonti prive di accertata attendibilità”.

Una bacchettata anche ad un certo tipo di informazione da pasdaran militanti. Infine: “E’ auspicabile che tale delicato compito e ruolo venga svolto con autorevolezza in modo da raccogliere ogni utile notizia acquisita da competenti e abilitati enti ed organi tecnici, quali l’Arpa Lazio… Non è tollerabile il ricorso a priori a fonti di informazione non qualificate o apparati tecnici o semi hobbistici che propendono ad assicurare risultati privi della dovuta scientificità”.

Insomma, Portelli ha richiamato tutti (compreso il Comune capoluogo), senza sconti. Autorevole.

GUIDO D’AMICO

Prima a Palazzo Chigi al vertice del premier Giuseppe Conte con le parti sociali. Poche ore dopo al tavolo al Ministero dell’Interno, voluto dal leader della Lega Matteo Salvini per definire i contorni di una manovra economica che potrebbe non farsi se il Governo dovesse cadere. Ma che comunque la Lega immagina diametralmente opposta a quella pensata dai Cinque Stelle. (leggi qui Il braccio di ferro di Salvini, le proposte di D’Amico per il Lazio Sud)

In entrambi i casi c’era Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimprese. E questo significa chiaramente che l’associazione di categoria è cresciuta e si accomoda in prima fila alle riunioni di livello nazionale. Ma significa pure che Guido D’Amico pesa sul piano economico ma soprattutto politico. Al punto  che la Lega lo individua come un referente affidabile. Stessa cosa fa Palazzo Chigi. Una soddisfazione enorme per un uomo che preferisce stare defilato, senza mai alzare i toni.

Un uomo che ormai si accomoda a capotavola. Quello che sussurra ai potenti.

FLOP

DURIGON-ZICCHIERI

Sono stati chiamati in causa prima dal presidente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani, che ha attaccato il Governo sull’ecobonus e più in generale sulla crisi economica che sta vivendo la provincia di Frosinone. Con particolare riferimento al futuro dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano.

Claudio Durigon Francesco Zicchieri Foto: © Imagoecoinomica RAFFAELE VERDERESE

Per Turriziani i rischi sono enormi e l’intero impianto economico della Ciociaria potrebbe pagare un prezzo enorme. Evidente che la critica si riferisce sì alle decisioni volute dal Movimento Cinque Stelle, ma anche sostenute dal Carroccio. Inoltre non c’è dubbio sul fatto che il sottosegretario Claudio Durigon e l’onorevole Francesco Zicchieri siano i parlamentari più influenti della Lega in Ciociaria. Poi sono stati attaccati anche dal presidente del consiglio regionale Mauro Buschini (Pd). Con toni forti. In entrambi i casi Durigon e Zicchieri non hanno risposto.

Che non abbiano letto le parole di Turriziani e Buschini? Impossibile. La Lega ha il suo punto di forza nella comunicazione. Chi tace acconsente? Non è da Lega. Forse ritengono che non sia importante? Se così fosse sbaglierebbero, perché la provincia di Frosinone davvero sta ballando sull’orlo dell’abisso in materia economica. Il silenzio non è d’oro. Non in questo caso comunque. Distratti.

LUIGI DI MAIO

I Cinque Stelle hanno subito oggi una disfatta durissima, che li ha annientati. La Tav ha spaccato il governo. Ma sono i numeri sulle mozioni sulla Torino-Lione a parlare. Bocciata la mozione dei Cinquestelle No Tav, passate tutte le altre mozioni a favore dell’opera: il Senato ha approvato quella del Pd con 180 sì, 109 contrari e un astenuto. La mozione Bonino ha ottenuto 181 sì, 107 no e un astenuto. Quella di Fratelli d’Italia è passata con 181 sì, 109 no e un astenuto. Infine quella di Forza Italia ha preso un voto in più ottenendo 182 voti favorevoli, 109 no e 2 astenuti. La mozione del M5S contraria alla Tav è stata bocciata dal Senato con 181 no, mentre i voti favorevoli sono stati 110.

LUIGI DI MAIO Foto: © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Cioè, numeri simili: significa che i Cinque Stelle sono stati “impallinati”, significa che Salvini ha più soluzioni, significa che la leadership di Luigi Di Maio sta penalizzando ulteriormente i Cinque Stelle. Non funziona. In un messaggio ai “suoi”, Salvini li ha invitati a restare in zona, vicino Roma: «Non allontanatevi per le ferie». Qualche minuto fa a Sabaudia il capo della Lega ha detto che qualcosa si è rotto nel Governo, anche se la Lega non vuole poltrone. Al vertice con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, Salvini ha chiesto il cambio di almeno tre ministri pentastellati.

A Sabaudia è stato accolto sulle note della Turandot di Puccini. “All’alba vincero”. Stessa colonna sonora usata da Trump. Cosa aspetta Luigi Di Maio almeno a fare un passo indietro come capo dei Cinque Stelle. Il Movimento di Beppe Grillo viene ripetutamente umiliato sul piano politico. Perdente di successo.

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