Top & Flop * Venerdì 12 luglio 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

CLAUDIO FAZZONE

Concentrato, vulcanico, trascinante e trascinatore. Ma anche umile, coraggioso,  capace di parlare direttamente al cuore e alla pancia degli amministratori locali. E della gente normale. Claudio Fazzone, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, ha partecipato da protagonista ad un pranzo organizzato dal suo “colonnello” preferito, il vicecoordinatore regionale Gianluca Quadrini.

Claudio Fazzone – Foto © Imagoeconomica – Stefano Carofei

C’erano 23 sindaci del territorio: non tutti di centrodestra. Perché l’obiettivo di Fazzone, indipendentemente da quelli che saranno i futuri assetti nazionali di Forza Italia, è quello di dare centralità agli amministratori locali. Ha tuonato ancora una volta contro il cerchio magico di Silvio Berlusconi, contro quel modo di fare politica per pochi intimi, salvaguardando le classi dirigenti. E perdendo voti inesorabilmente. Claudio Fazzone non ha ancora deciso se alla fine sosterrà Giovanni Toti o Mara Carfagna, o se invece giocherà una sua partita.

Di certo una cosa è evidente: sui territori appare ormai lontanissimo dalle posizioni paludate dell’europarlamentare Antonio Tajani. Contemporaneamente non appare interessato neppure alle proposte che gli arrivano dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Come tutti i generali che si rispettano risponde soltanto alle sue truppe. Perché combatte con loro, in prima fila. Offrendo il petto come scudo. Capo. Di stampo bonapartista.

VINCENZO IACOVISSI

Vicesegretario nazionale del Partito Socialista Italiano. A 36 anni, dopo aver percorso il cursus honorum a velocità supersonica. Docente universitario, è il segretario del Partito in provincia di Frosinone. Da tempo.

VINCENZO IACOVISSI Foto: © Imagoeconomica, Raffaele Verderese

Gian Franco Schietroma ne ha intuito le potenzialità in tempi non sospetti. Una carica, quella di vicesegretario nazionale, destinata a pesare molto in futuro. Perché inevitabilmente il Partito Democratico dovrà ripartire dal centrosinistra, coalizione nella quale i Socialisti sono strategici e indispensabili. Un’alternativa vera al centrodestra a trazione Lega non c’è, può costruirla soltanto il centrosinistra. Che però dovrà rinnovarsi. E Vincenzo Iacovissi ci sarà. Nel frattempo sta riorganizzando le file anche in Ciociaria, perché l’obiettivo resta quello di far tornare il territorio nel ruolo di roccaforte del Psi. Come ha fatto per decenni Gian Franco Schietroma, tra i padri fondatori dell’Ulivo.

Vincenzo Iacovissi ne sta seguendo le orme con umiltà, intelligenza e visione politica. Il ragazzo si farà e non ha più le spalle strette. 

FLOP

ENZO SALERA

Il sindaco di Cassino sta sottovalutando (e molto) l’esito politico della prossima assemblea dei soci della Saf, in programma il 18 luglio alla Provincia. Non ha partecipato alla direzione del Pd, mentre sul territorio è accerchiato dalla manovra a tenaglia che stanno portando avanti il sindaco di Roccasecca Peppe Sacco e il vicecoordinatore regionale di Forza Italia Gianluca Quadrini.

Alla riunione di qualche giorno fa i due hanno riunito molti sindaci e inoltrato un ricorso al Tar contro l’ordinanza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Quella dei rifiuti di Roma tanto per essere chiari. Si dà il caso che Zingaretti sia pure il segretario nazionale del Pd e che la Saf è una sorta di capolavoro politico del Partito. Targato Francesco Scalia e poi difeso da Francesco De Angelis e Mauro Buschini. Lo stesso presidente Lucio Migliorelli è il fiore all’occhiello di una classe dirigente, unitamente al membro del cda Marco Di Torrice. Insieme a Sacco e Quadrini, a guidare il fronte del no in assemblea ci sarà il sindaco leghista di Frosinone Nicola Ottaviani.

A questo punto il sindaco di Cassino Enzo Salera deve decidere: rappresentare anche il Pd oppure no? Con una domanda subordinata: se alla Saf la maggioranza va sotto, con chi se la prenderà Nicola Zingaretti? Defilato.

CHIARA APPENDINO

Prima la bandiera bianca sulle Olimpiadi invernali (poi aggiudicate a Milano), quindi le barricate sul “No” all’Alta Velocità che l’ha fatto piombare al minimo storico del gradimento politico. Ora la sconfitta sul Salone dell’Auto, anche questo andato a Milano.

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha perso su tutti i fronti. Sconfitta anche dalla fronda del “no” del suo stesso Partito, il Movimento Cinque Stelle, al confronto del quale il “facciamoci del male” di Nanni Moretti è una gara di solidarietà. Chiara Appendino non ha nascosto la sua rabbia, dicendo: “Sono furiosa. Mi riservo qualche giorno di tempo per le valutazioni politiche del caso”. Pensa cioè di giocare la carta delle dimissioni, soprattutto per tirarsi fuori dal fuoco incrociato di una parte del Movimento e del Governatore del Piemonte Alberto Cirio. Il vicepremier e capo dei Cinque Stelle Luigi Di Maio è stato costretto a scendere in campo. Dicendo: “Con Chiara Appendino qualunque cosa decida”.

Parole che suonano come la certificazione del Vietnam all’interno dei Cinque Stelle. Chiara Appendino è stata catapultata in un fallimento politico alla… Virginia Raggi. Waterloo.

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