Tra solite elezioni e il “male di vivere” vero (di C. Trento)

Foto: © Giornalisti Indipendenti

Elezioni Europee nelle quali si è parlato di tutto tranne che di Europa. Trasformate in un referendum ad uso interno. Mentre l'Europa ha competenze su tutto. Il territorio non ha una visione. E di certo non è più un'isola felice.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Si vota per le elezioni Europee più importanti della storia, ma in questa campagna elettorale di tutto si è parlato meno che di Europa. Eppure l’Unione entra ormai nelle nostre vite quotidiane. Perfino nei nostri frigoriferi, considerando che i prodotti della spesa risentono delle scelte che si prendono a Bruxelles e Strasburgo. Come del resto l’agricoltura, la gestione delle spiagge, i conti correnti, la sanità, la scuola. Tutto. Non solo lo spread insomma. Invece il voto avrà una valenza politica e riflessi forti su vari Governi.

In Francia Macron vuole evitare il sorpasso di Marine Le Pen, in Germania Angela Merkel vede la crisi ad un passo e potrebbe avere un ruolo a Bruxelles. In Inghilterra Theresa May ha annunciato le dimissioni, in Polonia la situazione è di estrema fibrillazione.

In Italia, al di là dei minuetti e delle schermaglie tra Salvini e Di Maio, che la situazione sia seria lo si è capito dalle parole di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del consiglio e numero due del Carroccio. Dire che Giuseppe Conte non è al di sopra delle parti e accusarlo di non avere “sensibilità politica” significa una cosa precisa: trasformare le Europee anche in un referendum sul premier. Tirarlo dentro.

E infatti Luigi Di Maio, nel salotto di Bruno Vespa, ha ammesso a denti stretti: «Non escludo che le Lega stia affrontando queste europee per sfiduciare Conte». Ecco perché tutti i leader guardano alle percentuali, destinate a diventare il confine tra vittoria e sconfitta. Se la Lega sfonda la soglia psicologica del 30% sarà più forte. I Cinque Stelle sotto al 25% sarebbero più deboli. Il Pd deve necessariamente superare il 20%. Forza Italia confida di restare in doppia cifra, Giorgia Meloni punta ad una crescita importante.

Saranno questi i temi del dibattito politico. L’Europa è già sparita dalle dinamiche italiane. Segno di un provincialismo endemico e pericoloso.

In Ciociaria mancano visione e ambizione

Salvo miracoli politici ancora una volta la provincia di Frosinone non eleggerrà parlamentari europei. Segno di una debolezza politica imbarazzante del territorio. Ma non è una novità. Purtroppo.

Si vota anche in 39 Comuni. Abbiamo già avuto modo di sottolineare come i candidati a sindaco e ai consigli comunali siano quasi sempre gli stessi. Il ricambio generazionale e della classe dirigente non esiste in questa provincia. Anche per mancanza di coraggio di chi preferisce restare in seconda, terza o quarta linea.

Ma il punto non è neppure soltanto questo. Mancano programmi concreti e attuabili. Manca una visione delle comunità locali, manca perfino l’ambizione di osare, di provare a voltare pagina, di intercettare (per esempio) i fondi europei.

Non cambierà nulla per il territorio, a prescindere da vincitori e vinti. Perché le sfide serviranno esclusivamente a definire equilibri e rapporti di forza: comunali, provinciali, di leadership. E dai risultati si capiranno pure le “guerre di potere” all’interno dei diversi schieramenti e forze politiche.

Basta storielle Non siamo più un’isola felice

Bisogna cominciare a guardare le cose come sono, senza minimizzare. Senza fare spallucce, senza pacche sulle spalle, senza l’illusione che a Frosinone tutto sommato si vive con tranquillità. Non è più così da tempo. L’altra notte alba di fuoco tra via Aldo Moro e De Matthaeis. Dei banditi avevano studiato un colpo per svaligiare una gioielleria. Mettendo dei contenitori dell’immondizia di traverso, sfondando i finestrini di alcune auto e poi appiccando il fuoco a tre vetture. Per bloccare l’intervento delle forze dell’ordine. Fortunatamente non sono riusciti a spaccare la vetrina della gioielleria. Un’azione che ha naturalmente terrorizzato i residenti.

Qualche giorno fa allo Scalo due persone aggredite e rapinate. Insomma, inutile girarci troppo intorno: la questione sicurezza è prioritaria anche dalle nostre parti, va affrontata con rapidità e decisione. Ripetiamo: senza minimizzare.

Restando nel capoluogo, due morti in dieci giorni al Multipiano di viale Mazzini. Due tragedie immense. Ma c’è da affrontare il problema del degrado di quella struttura, abbandonata a sé stessa da troppo tempo. Servono verifiche sulle condizioni igieniche e di salubrità, ma è altresì necessario riattivare la piena funzionalità delle telecamere e dei sistemi di videosorveglianza. Il tema della vigilanza è quantomai urgente. Più in generale, però, l’intera situazione andrebbe affrontata con decisione.

Il parcheggio Multipiano, dopo essere stata per decenni l’incompiuta storica del capoluogo, non è mai riuscito a diventare un parcheggio vero. All’interno non funziona niente e le macchine in sosta si contano sulle dita di una sola mano. Non può andare avanti così. Allargando il discorso all’intera provincia di Frosinone, le situazioni di disagio si stanno moltiplicando: povertà e solitudine aumentano, la disoccupazione cresce, i giovani vanno via per studiare ma anche per lavorare.

Certamente il contesto storico e sociale ha una dimensione più ampia di quella provinciale. Però anche dalle nostre parti esiste quel “male di vivere” descritto da Eugenio Montale. Vale la pena sottolineare gli immortali versi del poeta: «Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato».

Il “male di vivere” ci circonda. Va guardato negli occhi. Voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedere non è un’opzione accettabile e neppure tollerabile. In nessun caso.