I giudici minano la transazione Scalia – Acea: era nulla. Cancellati 10,7 milioni

L’accordo raggiunto da Francesco Scalia e Acea nel 2007 era nullo. Anche se era un’intesa raggiunta a vantaggio dei cittadini (come disse la Procura della Repubblica, archiviando le accuse a carico dell’ex presidente della Provincia). Quella transazione non poteva stare in piedi. E per questo motivo Acea non ha alcun diritto di reclamare i 10,7 milioni previsti. Lo ha stabilito il tribunale Civile di Frosinone.

A chiedere il giudizio della I Sezione Civile del Tribunale era stata l’Ato. E’organismo che riunisce i Comuni serviti da Acea in provincia di Frosinone.

Tutto nasce dalla gara vinta da Acea nel 2003. Nel 2006 il gestore si accorge che erano sballate le cifre inserite nel bando e in base alle quali aveva formulato la sua offerta. Rileva che le spese per gestire il servizio erano in realtà molto più alte. Per questo reclama 21,5 milioni di euro come maggiori costi. Minaccia altrimenti di portare i libri in tribunale. E di citare per danni i Comuni che l’avevano indotta a partecipare ad una gara sulla base di cifre fasulle. Francesco Scalia reagisce contestando ad Acea una serie di inadempienze milionarie.

Si arriva ad un accordo nel 2007. Ad Acea vengono riconosciuti solo 10,7 milioni. Viene rivista la tariffa dell’acqua: prevede un aumento. Ma la blinda per circa vent’anni. E soprattutto vincola Acea a fare milioni di investimenti sulla rete. Però nel 2009 diventa presidente della Provincia Antonello Iannarilli. E impugna quell’accordo.

La causa davanti al Tribunale Civile di Frosinone deriva da lì. Acea aveva bussato alle casse dell’Ato ed aveva reclamato i 10,7 milioni previsti dalla transazione. Non vedendo un soldo, aveva ottenuto un decreto ingiuntivo con cui poterli pretendere. Ed i Comuni si sono opposti, chiedendo il giudizio della I sezione Civile.

Ato ha sostenuto in udienza di non dovere niente ad Acea. Perché la transazione del 2007 era stata annullata. E con lei era decaduto anche anche l’impegno a pagare i 10,7 milioni.

Una tesi alla quale Acea ha replicato che l’annullamento fatto da Iannarilli era irregolare. Pertanto era nullo, inesistente. E secondo loro la transazione era tuttaltro che annullata. Ma era regolarmente valida

I giudici del tribunale Civile di Frosinone hanno messo subito in chiaro una cosa. E cioè: sul merito della transazione, la competenza è di altri. A loro spetta dire solo se la transazione dovesse essere considerata in vigore (e quindi Acea èlegittimata a reclamare i soldi). Oppure se era annullata con l’atto del 2009.

Esaminando le carte, il tribunale ha detto che le tesi sostenute dai Comuni non potevano essere accolte. Perché la transazione non si può annullare come hanno fatto loro: con un’autotutela. E cioè con l’atto che compie l’amministrazione pubblica nel momento in cui si accorge che c’è stato un errore e vuole evitare danni maggiori. La transazione non si annulla con l’autotutela – hanno detto in sostanza – perché è un recesso unilaterale di un accordo sottoscritto liberamente. E non è previsto.

Ma i giudici hanno considerato nullo la stesso quella transazione. Per un altro motivo. E cioè: era stata stipulata senza la previsione di una ‘copertura finanziaria’. Insomma, l’intesa non diceva da dove i Comuni avrebbero preso i soldi per pagare quei 10,7 milioni. All’epoca si parlò di un mutuo. Ma – hanno ricordato i magistrati – un mutuo poteva essere contratto solo per fare investimenti. E la transazione non è un investimento.

Per questo, la transazione non poteva stare in piedi. I giudici hanno accolto il ricorso dei Comuni ed hanno annullato il decreto ingiuntivo che dava diritto ad Acea ad avere i 10,7 milioni.

Ma non finisce qui.  Ora il caso torna in istruttoria per definire un altro aspetto: il pagamento dei canoni che Acea deve ai Comuni per avere preso le infrastrutture da loro costruite. Quei canoni erano stati scontati, in base alla transazione. La questione – ha detto il tribunale Civile – ora dovrà essere rivista.

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