Il trappolone di Forza Italia che ha fatto a fette il Pd

Dicono che sia stato un trappolone. Architettato da Forza Italia per mandare un segnale chiaro e inequivocabile al Partito Democratico. Una risposta forte, indirizzata in particolare al segretario provinciale Simone Costanzo per far capire a tutto il Pd che deve abbassare le penne e smetterla di fare le esibizioni muscolari, minacciando di mettere fuori dalla maggioranza di governo provinciale il gruppo azzurro.

 

Prima fase del trappolone. Simone Costanzo tenta il dialogo con il coordinatore provinciale di Forza Italia Pasquale Ciacciarelli. Gli dice: «Sulla tariffa dell’acqua è possibile arrivare ad una mozione unitaria, voi siete disponibili ad arrivare a una bozza condivisa?». Ciacciarelli risponde: «Secondo me si ma devo parlarne con i miei: tra qualche giorno riunisco il Coordinamento provinciale».

Passano i giorni. Costanzo attende ma nessun segnale arriva. Si perde così tempo prezioso. Durante il quale si potevano convocare i sindaci di area Pd e concordare con loro una strategia unitaria. Evitare insomma quello che è accaduto venerdì: sindaci che arrivano a palazzo Iacobucci all’ultimo momento, chiedono di capire, si sentono rispondere che la posizione decisa dal Partito è di votare la mozione di Sarracco prendere o lasciare. Ma non viene fatto perché si aspetta che dalla sede di Forza Italia arrivi la telefonata che potrebbe rendere inutile tutto quel lavoro. Ma nessuna chiamata arriva. Anzi: sugli smartphone dei vertici Pd arriva la notifica dal blog Alessioporcu.it con cui si annuncia che la rotta decida dal Coordinamento è di appoggiare la bozza messa a punto da Nicola Ottaviani. (leggi qui il precedente)

 

Seconda fase. Venerdì, prima che inizi la riunione. Nell’ufficio del Presidente della Provincia, Antonio Pompeo riunisce i sindaci Nicola Ottaviani (Frosinone), Carlo Maria D’Alessandro, Roberto De Donatis (Sora), Roberto Caligiore (Ceccano). Ha appena letto sul telefonino la notifica: secondo Alessioporcu.it hanno un accordo (leggi qui il precedente). E vuole capire se ci sono i margini per un’intesa che eviti la conta e la rottura in termini politici. «Nessuno di noi ha i numeri, il centrosinistra ha la maggioranza dei sindaci mentre il centrodestra ha la maggioranza nel voto ponderato. Così non andiamo da nessuna parte: nell’interesse dei cittadini dobbiamo trovare una soluzione condivisa».

Scatta uno sguardo d’intesa tra Nicola Ottaviani e Carlo Maria D’Alessandro. Il sindaco di Cassino dice: «Mi dispiace, io sono in una posizione molto particolare: ho un contenzioso aperto con Acea, l’otto settembre ho un’udienza al Consiglio di Stato con cui posso ancora giocarmi qualche carta per sperare di non consegnargli gli acquedotti. Quindi io non posso fare accordi a favore di Acea».

D’Alessandro saluta e lascia la stanza della presidenza.

 

Una mossa che consente al resto dei convocati di svincolarsi senza scoprire le carte: «Abbiamo il dovere di restare accanto al sindaco di Cassino, non possiamo lasciarlo solo nella sua battaglia: sembrerebbe isolato dal Partito. Andremo alla conta, nessuno ha la maggioranza, sarà un nulla di fatto ancora una volta». Escono tutti.

Dopo poche ore, scatta la conta. Quella che assegna la vittoria politica ai sindaci di centrodestra, che compatta Forza Italia con Fratelli d’Italia, quella che spariglia il Pd lasciandolo nel caos.

 

A colpire è che nessuno sembra accorgersene nel Partito Democratico. E tutto si svolge come se il Pd avesse vinto le elezioni a Cassino e Sora, come se avesse ancora una maggioranza a Palazzo Iacobucci.

Ma non è così.

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