L’infantilismo al potere. E sua maestà la poltrona (di C. Trento)

Foto: © Imagoeconomica, Benvegnu' Guaitoli

Il teatrino in scena da tre settimane si basa su pretese e veti che nulla hanno di programmatico. Il fuoco di fila, soprattutto quello “amico”, si concentra sui ruoli, sugli incarichi, sulle poltrone. Il punto è esclusivamente questo.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Le giravolte politiche alle quali stiamo assistendo nelle ultime tre settimane danno ragione a Pier Paolo Pasolini: «Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia». In un caso del genere neppure la “narrazione” delle potentissime macchine di comunicazione dei nostri giorni possono molto. Perché la realpolitik non c’entra nulla.

Il termine (non a caso coniato in Germania) indica una politica realistica, concreta, basata sugli interessi del Paese e sulle dinamiche interne e internazionali del momento. Non sui sentimenti, sulle ideologie e sulla “pancia”.

Dalle nostre parti, invece, c’è soltanto il vecchio trasformismo. Definizione della Treccani:

«Il termine trasformismo è proprio del linguaggio politico italiano. Sta a indicare, con connotati che da inizialmente positivi sono diventati prevalentemente negativi, la trasformazione che porta un individuo o un gruppo a spostarsi da uno schieramento a un altro di cui era precedentemente avversario».

Luigi Di Maio © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Ora, è evidente a tutti che il teatrino in scena da tre settimane si basa su pretese e veti che nulla hanno di programmatico. Il fuoco di fila, soprattutto quello “amico”, si concentra sui ruoli, sugli incarichi, sulle poltrone. Il punto è esclusivamente questo. Nonostante il Paese si trovi davvero ad un bivio decisivo, con una manovra economica che non sarà inferiore a 50 miliardi di euro, con l’imperativo categorico di evitare l’aumento dell’Iva e l’attivazione delle clausole di salvaguardia. Davanti ai microfoni e ai taccuini dei mass media sfilano leader (si fa per dire) che lanciano ultimatum, che cercano la battuta, che guardano i sondaggi, che si preoccupano dei like.

Leader (si fa sempre per dire) che, in una parola, sono preoccupati o del loro destino personale o del risultato del Partito. Si è aperta una nuova stagione politica in Italia: l’infantilismo al potere.

Tra Grande Fratello e il televoto stile X Factor

Valerio Tacchini, di professione notaio, è il certificatore dei voti sulla piattaforma Rousseau. In un’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera ha detto: «Guardi, è tutto controllato, secondo per secondo. Ma io sono un tecnico. Certifico solo il voto. È un po’ come il televoto di Ballando sotto le stelle e X Factor».

Il ministro Matteo Salvini al Papeete Beach

Come il televoto di Ballando sotto le stelle e X Factor. E ha ragione lui. D’altronde sia la crisi che le trattative politiche sono state gestite e interpretate nella logica di un reality. All’interno del quale si dice tutto e il contrario di tutto, si sostiene una tesi che poi viene rinnegata pochi minuti dopo. Si fanno alleanze per evitare la nomination. O per mandare qualcuno in nomination. E poi si ricomincia.

La tela di Penelope (disfatta di notte dopo essere stata cucita di giorno) non era soltanto una cosa seria. Era… epica. Il guaio è che questo tipo di logica è entrata nella politica dalla porta principale. La crisi si è snodata soltanto marginalmente tra il Quirinale, Palazzo Chigi e Montecitorio. Le decisioni e gli strappi veri sono stati presi e annunciati urbi et orbi altrove: al Papeete Beach di Milano Marittima (Salvini), a Marina di Bibbona (Grillo), al Ciocco di Castelvecchio (Renzi). Al punto che è diventata una notizia il fatto che Nicola Zingaretti e Giorgia Meloni, invece, hanno utilizzato le sedi del Partito o quelle istituzionali.

In tutto questo si inserisce il voto sulla piattaforma Rousseau: è un normale sito internet con un’area riservata alla quale hanno accesso gli iscritti del Movimento Cinque Stelle, che possono partecipare ad una serie di attività del Partito. La piattaforma è nominata nello statuto del Movimento e già in passato è stata utilizzata per votazioni cruciali. Ma la questione è sostanziale: se anche votassero centomila persone, questo tipo di procedura potrebbe interrompere (a posteriori) un percorso disciplinato dalla nostra Costituzione?

Allora, semmai, si doveva fare prima. Non nel pieno o dopo le trattative. Ma ormai nella politica italiana le regole sono saltate. Tutte, nessuna esclusa.

I livelli locali si preparano all’effetto domino
Di Battista, Casaleggio, Di Maio, Grillo © Imagoeconomica

In ogni caso a livello nazionale le varie partite hanno una posta in palio altissima. Nei Cinque Stelle è in atto una resa dei conti terribile. Luigi Di Maio lotta per la sopravvivenza politica, ma è chiaro a tutti che il grande sconfitto è lui.

Davide Casaleggio spinge per il voto su Rousseau (magari sperando di far saltare l’accordo con il Pd), Roberto Fico e Alessandro Di Battista restano eternamente al palo dopo aver dato la sensazione (ma soltanto la sensazione) di poter imprimere un’accelerazione. Beppe Grillo interviene a corrente alternata. Però ha impresso la svolta puntando su Giuseppe Conte.

Perché? Perché l’effetto Conte sta premiando i Cinque Stelle nei sondaggi dopo un anno di crolli. Il centrodestra dovrà accontentarsi di una dimensione soltanto periferica di coalizione: alle Regionali, alle Comunali, perfino alle Provinciali. Ma nulla di più.

Silvio Berlusconi

Berlusconi ha accusato la Lega di aver consegnato il Paese alla sinistra, Salvini ha risposto di non avere bisogno di niente e di nessuno. L’unica a poter mediare, ma non adesso, è Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Nel Pd Nicola Zingaretti è riuscito a tenere il Partito unito (tranne lo strappo di Carlo Calenda) in un momento difficilissimo. Il confronto con i Cinque Stelle non piace a nessuno, ma c’era da evitare l’ennesima scissione, quella di Matteo Renzi, abilissimo a effettuare la “strambata”.

A livello locale l’unica cosa che parlamentari e referenti politici possono fare è adeguarsi. La Lega torna all’opposizione, ma non nomina il centrodestra, i Democrat provano ad ingoiare il rospo di un eventuale accordo con i Cinque Stelle, che a loro volta manifestano un’allergia epidermica a questo tipo di soluzione.

Avera ragione Ennio Flaino: «La situazione politica in Italia è grave ma non è seria».

*

Leggi tutto su