Travaglio, Zingaretti, Raggi e il risiko Capitale

Il ruolo del direttore de Il Fatto nell’incastro delle candidature a sindaco di Roma. Ma tra Pd e Cinque Stelle la tensione è addirittura aumentata. Tanto valeva mettere in campo il Governatore. Adesso però Base Riformista potrebbe provare a convincere Letta a cambiare strategia: riprendersi gli elettori che nel 2018 hanno preferito il Movimento.

Secondo l’autorevole Corriere della Sera ci sarebbe stato anche un editoriale di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano a sconsigliare la candidatura a sindaco di Roma di Nicola Zingaretti. Questo passaggio per l’esattezza: “Una forzatura assurda come sradicare Zingaretti dalla Regione, sarebbe una dichiarazione di guerra al M5S alleato, che non resterebbe senza conseguenze. Il M5S sarebbe legittimato a rispondere schierando candidati forti a Milano, Torino e Bologna per mettere i bastoni fra le ruote a Sala e agli altri aspiranti sindaci Pd (per ora ignoti). E comunque i cittadini la prenderebbero malissimo: quelli del Lazio si domanderebbero che rispetto abbia Zingaretti per mollarli a metà della campagna vaccinale per traslocare al Campidoglio, fra l’altro dopo avere giurato per mesi che mai e poi mai l’avrebbe fatto”.

Nicola Zingaretti (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Ci sta tutto, perfino il peso politico di Marco Travaglio nelle scelte del Movimento Cinque Stelle. Ma quello che non si capisce è quanto accaduto dopo. Il Pd ha candidato a sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che certo può giocarsela ma non ha le stesse possibilità di vincere di Nicola Zingaretti. La candidatura di Gualtieri non ha “pacificato” la situazione.

Tanto valeva candidare Zingaretti

Entrambi, sia il Pd che i Cinque Stelle si dicono convinti di essere sostenuti dall’altro al ballottaggio. Nella convinzione di poterci arrivare al secondo turno. Contro il candidato del centrodestra o contro Carlo Calenda. Cioè: il Pd dovrebbe sostenere Virginia Raggi e i Cinque Stelle Roberto Gualtieri. Al ballottaggio. Dopo che al primo turno saranno scattate innumerevoli notti dei lunghi coltelli. Tanto valeva candidare a sindaco Nicola Zingaretti allora.

La contrapposizione con Virginia Raggi ci sarebbe stata lo stesso, ma i Dem avrebbero oggettivamente avuto più possibilità di vincere. Tanto più che il segretario nazionale Enrico Letta ha detto che non potranno esserci possibilità di intese negli altri Comuni al voto tra Pd e Cinque Stelle. In realtà ancora una volta i Democrat hanno seguito  la linea cara a Goffredo Bettini, che peraltro ha rapporti strettissimi con Giuseppe Conte. La linea è quella di non pregiudicare l’ipotesi di un’alleanza con i pentastellati alle politiche.

Vero che il centrosinistra senza il 15% del Movimento non può competere con il centrodestra. Ma perché il Movimento, senza il Pd, dove andrebbe? E forse è esattamente questo il fronte del ragionamento che Base Riformista di Lorenzo Guerini, Luca Lotti e Andrea Marcucci stanno cercando di mettere a punto. Visto che i Cinque Stelle si sono dimostrati più volte inaffidabili, magari il Pd potrebbe pensare di riprendersi quegli elettori che nel 2018 hanno votato per il Movimento.

Le condizioni potrebbero anche esserci. Specialmente se si convince Dario Franceschini. E magari Enrico Letta.

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