I Consorzi Industriali da fondere: Asi, Cosilam, il cetriolo e l’ortolano (di C. Trento)

La settimana entrante in Regione tornerà la discussione sulla fusione dei Consorzi Industriali. Il rischio che i territori contino ancora meno. E tutto finisca nelle mani di Roma.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Le cose vanno chiamate con il loro nome: l’emendamento a firma di Fabio Refrigeri sul “collegato” al bilancio regionale rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol, con un possibile effetto boomerang nei confronti del presidente Nicola Zingaretti, impegnato nella scalata alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

Parliamo del Consorzio industriale unico del Lazio. In teoria l’idea ci sta, potrebbe perfino essere giusta al suono di concetti come razionalizzazione, riduzione delle spese, riorganizzazione di compiti e funzioni. In pratica, però, la soluzione non convince e appare come un altro capitolo di quel centralismo regionale che ha avuto l’unico effetto di marginalizzare territori come la provincia di Frosinone.

Intanto la forma: l’emendamento azzera sul nascere qualunque tipo di confronto e di condivisione. Poi il metodo: il commissariamento, che sa di imposizione, di calata dall’alto, di mortificazione degli spazi locali.

Quindi l’effetto immediato. Se approvato, gli attuali cinque Consorzi «sono estinti alla data di pubblicazione della deliberazione del progetto di fusione». E il Consorzio unico «succede in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo ai consorzi estinti, ivi comprese le quote delle società partecipate dai singoli consorzi industriali». Insomma, una sorta di operazione “tabula rasa”.

I costi: «Al commissario unico è attribuita un’indennità corrispondente all’80% del trattamento economico spettante al presidente della Regione». Sicuri che ci sarebbero dei risparmi? La fretta non è mai buona consigliera.

I Consorzi industriali (in provincia di Frosinone ci sono l’Asi e il Cosilam) sono enti nei quali partecipano Comuni, Camere di Commercio, Università, banche, Consorzi di bonifica, associazioni di categoria. Insomma, tutta la rappresentanza dei territori, che in questo modo verrebbe cancellata in un solo colpo. Con un emendamento.

E quale immagine, se non quella del centralismo, si darebbe nelle periferie dell’impero?

Le associazioni di categoria sulle barricate

Il fuoco di fila è partito immediatamente.

Ci sono molti aspetti da valutare. Uno su tutti: sicuri che si potrebbe procedere con il commissariamento di enti del genere senza la sussistenza di gravi motivi? Fra l’altro tutti i soci dei Consorzi hanno quote e sostengono spese per il mantenimento degli stessi. Si tratta di cifre messe a bilancio, cifre che fanno parte del patrimonio degli enti.

Poi c’è l’aspetto sostanziale: sarebbe il Consorzio unico, quindi Roma, ad occuparsi di temi come le infrastrutture a servizio delle aree industriali, del sito ex Videocon, delle aree complesse e non complesse, dei rapporti con Fca e con le questioni dell’indotto. Così, su due piedi. Quando invece occorrerebbe almeno una riflessione, una condivisione, un confronto. Con uno schema diverso, dentro il quale il Consorzio unico non azzera quelli attuali, ma interagisce con loro.

Per fare questo il metodo deve essere diverso. Il presidente di ConfimpreseItalia Guido D’Amico ha lanciato l’idea: un anno per arrivare a dama. Il minimo sindacale. Anche perché lo stiamo vedendo nei vari settori, dalla sanità all’industria.

In questi processi di razionalizzazione la Ciociaria esce sistematicamente massacrata, con una rappresentanza del territorio ormai ridotta al lumicino nei numeri e sotto zero per quanto riguarda il peso politico.

Attenzione pure agli scenari sulla governance

Se davvero fosse Francesco De Angelis il commissario del Consorzio unico il territorio avrebbe tutto da guadagnarci. Il presidente dell’Asi conosce alla perfezione le dinamiche e le varie sfaccettature. Ma siamo sicuri che sarebbe lui?

Il fatto che De Angelis abbia annunciato il sostegno a Nicola Zingaretti c’entra poco. Le future ambizioni del presidente dell’Asi sono politiche e riguardano prospettive di candidature a Camera e Senato.

Il punto vero è che l’esito di un dibattito su temi come quello del Consorzio unico è imprevedibile. Alla fine si parte con un’idea e si finisce con un’altra. Magari con la soluzione di un “tecnico”, che spesso fa rima con commissariamento. Perché un “tecnico”non scontenta nessun gruppo politico. Al massimo potrebbe scontentare tutte le altre associazioni di categoria se venisse individuato da una sola di esse.

In una terra come la Ciociaria le citazioni di Giulio Andreotti sono all’ordine del giorno. E come diceva il sette volte presidente del consiglio? A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Ma sono i nostri fallimenti ad aprire la strada

Detto tutto questo, però, bisogna aggiungere che in questi anni Asi e Cosilam non hanno certo risolto i grandi problemi dello sviluppo industriale di questo territorio. Più in generale la classe dirigente locale non ha inciso praticamente su nulla.

La reindustrializzazione dell’area ex Videocon non c’è stata: siamo al quarto bando, perché ai tre precedenti nessuno ha risposto. È soltanto un esempio, che però testimonia come la provincia di Frosinone abbia perso ogni forma di attrattività. Sistematicamente.

Si potrebbe proseguire con i contratti di sviluppo, con l’accordo di programma e con tutto il resto. Nulla si è messo in moto. Una debolezza che inevitabilmente incoraggia operazioni di… commissariamento. Appunto.

Se poi dal territorio si guarda soltanto alle poltrone e agli strapuntini, allora non ci sono davvero speranze per un’inversione di tendenza.

Ad ogni modo l’emendamento per la costituzione di un Consorzio unico nei prossimi giorni sarà sottoposto al voto del consiglio regionale.

C’è ancora tempo per ragionare, soprattutto sul metodo e sui tempi. Però ancora una volta il territorio non parla con un’unica voce.

Ancora una volta le prese di posizione sono differenti e a macchia di leopardo. Ancora una volta ci si posiziona tra favorevoli e contrari. Finendo con il lavorare per il re di Prussia.

Va tutto bene, basta però che poi nessuno si lamenti.

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