I buonismi di facciata ed i fortini da difendere (di C. Trento)

Dietro alla nomina di Gianluca Quadrini c'è lo scontro in atto tra Claudio Fazzone ed Antonio Tajani. Si spostano gli equilibri anche nella Lega dopo la salita di Ottaviani a Veroli. Nel centrosinistra ora si invitano le Primarie: fuori tempo massimo

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La vulgata dei “retroscenisti”è la seguente: non c’è alcun contrasto tra Antonio Tajani e Claudio Fazzone e il rientro (da vicecoordinatore regionale) di Gianluca Quadrini è in realtà condiviso da tutti pure sul territorio. (leggi qui Gianluca Quadrini torna in Forza Italia: è il vice coordinatore del Lazio). Un esempio? Se ci fosse stato anche Quadrini nel Partito, alle elezioni del 14 giugno 2018, probabilmente Mario Abbruzzese sarebbe stato eletto deputato visto che ha mancato la vittoria per una manciata di voti.

In realtà sembra solo una versione “buonista” destinata a naufragare dopo il 26 maggio. Perché invece la sensazione netta è un’altra e cioè che il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone stia già pensando al prossimo futuro. Non fa che ripetere che il Partito va riorganizzato a partire dai territori. Con una classe dirigente nuova. È la stessa impostazione di Antonio Tajani, rimasto sempre fedelissimo di Berlusconi? La risposta è no.

In realtà Fazzone è uno abituato a far pesare il proprio ruolo. A fine febbraio 2018, a pochi giorni dalle politiche e dalle regionali, nominò Adriano Piacentini commissario provinciale. Sollevando dall’incarico Pasquale Ciacciarelli, fedelissimo di Abbruzzese. Nella sostanza Fazzone affidò il partito all’area di Nicola Ottaviani, della quale Piacentini fa parte da sempre. Come è andata a finire lo sappiamo: Ottaviani ha aderito alla Lega, dopo una frattura “soft” (ma sempre di frattura si tratta) con Antonio Tajani. E, dopo la celebrazione del congresso, la gestione politica di Forza Italia è tornata alla componente di Abbruzzese e Ciacciarelli, con l’elezione a segretario di Tommaso Ciccone.

Adesso il “blitz” di Fazzone, per far capire chi è che comanda. Naturalmente nessuno scopre le carte ma, lontano dalle dichiarazioni pubbliche, il malumore cresce. Gianluca Quadrini da Forza Italia andò via per divergenze con Abbruzzese e Ciacciarelli. Ma la vera sfida è tra Fazzone e Tajani: alle Europee il primo si conta su De Meo, il secondo su sé stesso.

Forza Italia non ha più i numeri di un tempo, ma proprio per questo sarà fondamentale capire chi è che difenderà il “fortino”dopo il 26 maggio. Dando quindi le carte, stabilendo le candidature.

E chi perde? Semplice: esce.

Il fattore Capitano e gli equilibri nel Carroccio

Cori da stadio, lunghe file per un selfie, accoglienza da top player del calcio: così la piazza di Veroli ha salutato il leader della Lega Matteo Salvini. Una piazza nella quale c’erano le famiglie, gli anziani, i giovani, la gente normale. Nonostante il freddo e una pioggia battente che non ha dato tregua. (leggi qui Salvini mette le cioce e conquista Veroli a colpi di selfie)

L’Italia trasforma tutto in un referendum: dai tempi di Bartali e Coppi nel ciclismo epico a quelli di Mazzola e Rivera nei mondiali di calcio del 1970. Figuriamoci nella politica: un referendum su Berlusconi, su Prodi, su Renzi, sull’Europa. Oggi il referendum è su Matteo Salvini. Il numero uno della Lega lo sa e si sta giocando tutto.

A livello provinciale qualcosa sta cambiando. Anzi, forse è già cambiata. Una settimana fa la nomina del senatore Umberto Fusco referente delle province. In tanti avevano interpretato la novità come un ridimensionamento di Francesco Zicchieri. Invece, sul palco di piazza Mazzoli proprio Zicchieri ha ribadito la sua leadership sul territorio. Senza se e senza ma.

Una novità però c’è stata: l’intervento del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, che poi ha parlato con Salvini di temi amministrativi. Vuol dire che Ottaviani ha varcato definitivamente il Rubicone, che nella Lega intende non solo restare ma andare avanti. E da quello che si è visto c’è più di una tregua armata con Zicchieri.

Con l’aria che tira al governo, non si può escludere che dopo le Europee possa iniziare la campagna elettorale per le politiche. A quel punto si capiranno meglio le strategie sul territorio. Resta la “variabile” elezioni comunali. Che riguarderà la Lega ma pure Forza Italia e Fratelli d’Italia. In una sola domanda: nel centrodestra chi è più radicato sul territorio?

Nel Partito Democratico la linea l’ha data Francesco De Angelis: non c’è alternativa ad un risultato positivo, sia alle Europee che alle comunali. È il primo test per Nicola Zingaretti e in Ciociaria i Democrat non possono fallire.

Le primarie invocate fuori tempo minimo

Nessuno era più abituato a effettuare la seduta di consiglio comunale in prima convocazione a Frosinone. (leggi qui Il Consiglio Comunale approva: Ottaviani può salire sul palco con Salvini). Figuriamoci alle 8 di mattina: una levataccia sul piano politico.

È successo per consentire la partecipazione di Ottaviani al comizio di Salvini a Veroli (altro indizio politico importante sulle intenzioni del sindaco).

La maggioranza di centrodestra ha scoperto di avere i numeri anche in “prima”. Ma in tanti sono concentrati già sul dopo Ottaviani, forse ritenendo che il sindaco alla fine potrebbe concorrere per le politiche. Ma come individuare il successore?

Per il primo cittadino non ci sono alternative alle primarie. Nel centrodestra, però, non tutti la pensano allo stesso modo. Il punto però è più sostanziale: la coalizione riuscirà a restare unita senza Ottaviani? Non ci sono certezze.

Nel centrosinistra, invece, ad invocare le primarie è Angelo Pizzutelli, capogruppo del Pd. Sulla pagina facebook ha scritto: «Molti mi chiedono cosa ne penso. Chi è d’accordo nel fare le primarie aperte alla società civile per individuare il prossimo candidato a sindaco di Frosinone per il centrosinistra? Iniziamo a sondare ed aggregare per creare una alternativa all’attuale Amministrazione di centrodestra che sia credibile, forte e avallata largamente dalla gente. Credo che nessuno possa pensare di sottrarsi al giudizio preventivo della cittadinanza. Per questo ovvio motivo ai naviganti tutti dico forza e coraggio, senza timori di sorta».

Nel campo del centrosinistra continua a circolare il nome di Mauro Vicano come possibile candidato a sindaco, alla guida però di una coalizione principalmente civica. Alla scadenza del mandato del sindaco mancano tre anni. Si potrebbe dire che siamo fuori tempo minimo. E allora perché? In realtà non ci sono più certezze e i Partiti non funzionano più come qualche anno fa. Non ci sono più riunioni di coalizione. Poi si arriva alle elezioni e si cerca di recuperare il tempo perduto. Ma non funziona.

I tempi sono cambiati. Basta guardarsi intorno e vedere gli spazi per l’affissione dei manifesti elettorali: sono vuoti. Salvo rarissime eccezioni. Così come ha rappresentato un’eccezione un comizio così partecipato come quello di Salvini. A livello locale i leader veri sono pochissimi. Ma a non vedersi proprio è il gioco di squadra. È anche per questo che l’opzione delle liste civiche appare più rassicurante rispetto ai partiti tradizionali. Almeno nella fase elettorale.

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