Il Tribunale ha detto no: stop alla municipalizzata, impianti di Cassino ad Acea

Fine del sogno di costituire una società municipalizzata. Acqua e impianti vanno dati ad Acea.

Il Comune di Cassino l’ha tirata troppo a lungo. Oltre i limiti dell’accettabile. Il tira e molla che c’è stato con Acea per consegnare gli impianti e gli acquedotti comunali è una «persistente violazione dell’obbligo di trasferire i beni al Gestore Unico». Inoltre il Comune ha avuto un «comportamento reticente».

Ma soprattutto: la delibera fatta dall’amministrazione di Giuseppe Golini Petrarcone per creare una società comunale con cui gestirsi l’acqua in proprio, non poteva essere adottata e «deve essere considerata nulla».

A stabilirlo è stato il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. E’ l’organo della Giustizia che ha competenza in appello sulle cause in materia di demanialità delle acque, bacini idrici, diritti relativi all’utilizzazione di acque pubbliche.

A rivolgersi al Tribunale delle Acque è stata Acea. Ha chiesto di annullare la delibera del 17 febbraio 2016 con cui il Comune di Cassino revocava una decisione presa ben venti anni prima. Quale decisione: è quella con cui nel 1996 il Comune di Cassino, così come gli altri della provincia di Frosinone, approvava il passaggio al nuovo gestore unico.  Vent’anni più tardi il Comune revocava quell’atto, disponendo la creazione di una società speciale per fare tutto in house.

In dieci pagine di sentenza, il collegio presieduto dal giudice Antonio Segreto ha detto che non si poteva fare. Ed ha accolto le censure sollevate da Acea. Ha espresso giudizi severi sul comportamento avuto dal Comune di Cassino nel fare di tutto per non  consegnare gli impianti.

Scrive il Tribunale che quella delibera, votata quando ormai era già stato perduto ogni altro ricorso, e cioè «dopo un lungo tentativo di sottrarsi all’adempimento della convenzione, è sicuro indice, in capo al Comune, di abuso dei mezzi di tutela e, quindi, d’assenza di buona fede nell’esecuzione del rapporto».

Ancora di più a pagina 9. Per il tribunale delle Acque, il Comune di cassino “che finora non aveva mai avuto titolo per opporsi alla ricorrente, se l’è precostituito (..)” . Insomma: aveva niente a cui attaccarsi e allora se l’è fabbricato.

Oltre all’annullamento della delibera, il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di lite. Altri 4.200 euro. Più le parcelle agli avvocati.

 

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