Da Trisulti passa il riscatto dei ratzingeriani

Trisulti ed il suo destino nello scacchiere. Il centro propulsivo del Sovranismo di Bannon? Più probabile che diventi il centro dei fedelissimi di Benedetto XVI

Ascanio Anicio
Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

Il destino della certosa di Trisulti è legato alle lotte interne alla Santa Sede. Il suo futuro dipenderà dall’esito dello scontro sotterraneo tra Papa Francesco ed i suoi avversari. Un confronto che rischia di essere lacerante: su dottrina e tradizione.

Per comprendere cosa sta accadendo e quali potrebbero essere le conseguenze è necessario spiegare alcuni passaggi chiave. Altrimenti il quadro complessivo rischia di sfuggire.

Paolo VI e la confusione

La Certosa di Trisulti ospiterà l’Accademia sulla bioetica del Dignitatis Humanae Institute, l’istituto che ha preso in concessione la struttura rispondendo al bando del Ministero per i Beni Culturali. La didattica è centrata sulla visione del mondo promossa dai cardinali Renato Raffaele Martino (Protodiacono e Gran priore del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio) e Raymond Leo Burke (Statunitense, patrono del Sovrano ordine di Malta).

Gli studenti potranno apprezzare l’attualità di un’enciclica di cui si tende a parlare con assiduità: l’Humanae Vitae di Paolo VI. Pubblicato in pieno ’68, quel testo ha assunto una valenza simbolica per tutti i sostenitori del seguente assunto: la Chiesa cattolica contemporanea rischia di essere travolta da una “confusione dottrinale dilagante“.

Oggi l’enciclica di Paolo VI – dicono alcuni in Vaticano – andrebbe attualizzata. Burke e Martino non sono d’accordo, per loro deve rimanere così com’è.

Il corso sul sovranismo, quello ispirato al pensiero politico di Steve Bannon (già consigliere del presidente Usa Donald Trump) e organizzato per la formazione dei populisti del domani, potrebbe essere traghettato altrove. (leggi qui A casa di Bannon: «A Trisulti formerò gli agenti del populismo»)- Magari a Roma, dove l’istituto in questione ha sede.

Ma la politica non c’entra

La vicenda mediatico – politica ha sfiorato più ambiti. Il caso è finito in Parlamento. Lì sono stati messi in dubbio i requisiti del Dignitatis Humanae per partecipare al bando che gli ha assegnato la gestione della Certosa. (leggi qui Scontro a Montecitorio: «Togliete Trisulti dalle mani dei sovranisti»). Fino alle effettive qualità dell’ente vincitore ed al volere di Bannon – così raccontano – di fare di Trisulti una sorta di Hogwarts del pensiero populista. (leggi qui L’uomo di Collepardo: Bannon attacca Papa Francesco, «è da disprezzo»).

Ma la politica, in questa storia, esercita un ruolo del tutto secondario. La sinistra progressista si è scatenata, ma sembra non aver colto il punto della vicenda.

Il fatto più rilevante è che il Dignitatis Humanae Institute, da un punto di vista dottrinale, non fa parte dei “guardiani della rivoluzione“, cioè di quelle realtà ascrivibili, senza pensarci troppo, al mondo fedele non tanto al papa,
perché qui non è la fedeltà al pontefice a poter essere sindacata, ma alle aperture progressiste del papa e dei “cardinali modernisti” – così li chiamano i conservatori -, che no, non sono condivise da tutti.

Meno che mai dal cardinal Raymond Leo Burke, che dai tempi dei “dubia” su Amoris Laetitia in poi non fa che alimentare polemiche, arrivando a svolgere una funzione di megafono al mondo del “tradizionalismo
cattolico
“.

L’opposizione al Papa

Il prossimo punto all’ordine del giorno è il summit straordinario che Bergoglio ha convocato a febbraio per discutere di prevenzione sugli abusi ai danni dei minori e degli adulti vulnerabili. Gli episcopati del mondo si riuniranno e cercheranno di tirare fuori una quadra utile a tamponare una serie di scandali emersi, dal caso del vescovo cileno Barros in poi, nell’ultimo anno e mezzo.

Francesco ne fa una questione ecclesiastica: pensa che il problema sia il “clericalismo”. Per Burke, invece, andrebbe affrontato il collegamento esistente tra abusi sessuali e omosessualità.

I due sono su fronti opposti, ma Burke – si legge sul sito di riferimento –
is the President of the Advisory Board” del Dignitatis Humanae
Istitute. Trisulti, insomma, potrebbe servire a diffondere il punto di
uno degli oppositori interni del Santo Padre.

E se quel luogo finisse col riguardare l’attività dell’intera opposizione papale? L’americano potrebbe portare a Trisulti qualche suo “collega di corrente“. Un corso sulla bioetica potrebbe necessitare dell’apporto di più di un cardinale. Due dei quattro firmatari dei “dubia” sono deceduti (Carlo Caffarra di Bologna ed il tedesco Joachim Meisner): rimangono Burke ed il bavarese Walter Brandmüller.

Quest’ultimo è un amico personale di Benedetto XVI, ma è soprattutto uno storico del diritto. Difficile, insomma, che tenga lezioni a Collepardo. Più probabile, invece, che il cardinale Mueller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non confermato da Bergoglio dopo l’incarico ricevuto da Joseph Ratzinger, possa essere contattato per fare da professore ai corsisti. Il cardinale tedesco, proprio in queste ore , ha pubblicato un manifesto che sa di correzione nei confronti del pontefice argentino, pure se quest’interpretazione è stata prontamente smentita dallo stesso autore.

Ci sarebbe monsignor Nicola Bux, teologo e liturgista: si dice che, a cadenza annuale, organizzi una riunione con centinaia di ecclesiastici per fare il punto sullo stato di salute del correntone chi celebra ancora secondo il vetus ordo, il rito promulgato da Papa Pio V in base al quale si è celebrato fino all’introduzione del Messale romano promulgato da papa Paolo VI nel 1969 a seguito del Concilio Vaticano II.

Quest’anno sarebbe stato invitato pure il cardinal Burke. Ecco, monsignor Nicola Bux, che ha collaborato con Benedetto XVI ai tempi del pontificato, potrebbe di sicuro tenere qualche lezione.

Trisulti, quindi, non come “centro propulsivo del bannonismo“, ma come
quartier generale attorno al quale, eventualmente, strutturare le
critiche dottrinali da rivolgere a papa Francesco. Si tratterebbe
sempre di politica, ma secondo un’accezione ben più alta rispetto alle
aspettative dei critici e degli entusiasti.