Il nuovo turismo dopo Covid: calo del 40% e Ciociaria favorita

Foto © Thibault Jugain / Pexels

Isnart Unioncamere passa sotto la lente i flussi vacanzieri del 2020. Quanto perderà il Lazio. Cosa cercano i vacanzieri. Dopo il virus servono posti ameni e tranquilli. Che in Ciociaria abbondano. Ma servono nuove strategie di offerta

Non verranno in vacanza nel Lazio: per colpa del Covid-19. Ben 780mila turisti hanno rinunciato a Roma ed alla sua storia, al Pontino ed alle sue splendide spiagge, alla Ciociaria ed alla sua impareggiabile tranquillità. L’analisi è il frutto di una indagine precisa. Quella sull’impatto dell’emergenza Covid realizzata da Isnart-Unioncamere.

Quell’analisi dice anche che su cento italiani ben 40 hanno deciso che l’estate 2020 non ‘merita’ una vacanza. Quelli che hanno deciso di partire in linea con il trend del 2019 sono in tutto 24 milioni, ma di essi l’86% rimarrà in Italia. L’anno scorso erano il 26%.

Cosa significa per il Lazio e gli altri territori turistici d’Italia? Che dovranno adattare la loro offerta: arriveranno meno persone, molti stranieri in meno; chi verrà sarà italiano ed ha esigenze differenti dal solito target.

Soprattutto dovranno fare i conti con la riduzione dei flussi. Che nel Lazio peserà quasi 800mila presenze.

Il turismo è di prossimità

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La ricerca è stata effettuata su un campione rappresentativo di italiani intervistati nelle scorse settimane. Ed è un’indagine che non si milita a fotografare la situazione, ma che punta a tracciare la rotta per disegnare il nuovo turismo nell’Italia del dopo Covid.

Cominciamo dai numeri e dai dati tecnici. Il 76,5% di coloro che tra luglio e settembre si recheranno in villeggiatura soggiornerà presso una località di mare. E lo farà per la più parte con mezzi propri.

Che significa? Che il bonus vacanze ha fallito il suo obiettivo. Solo il 7,4% dei vacanzieri ne ha usufruito, mentre il 78,3%, ovvero quasi 19 milioni di italiani, dichiara di non utilizzarlo. Un 14,3% è ancora indeciso. L’altro dato è la prossimità. Complici il timore del virus, la crisi economica e la mancanza di lunghi periodi di ferie, l’estate 2020 si conferma all’insegna delle vacanze ‘vicino casa’.

Significa che se il turista italiano non resta nella sua regione, al massimo si sposta in una vicina.

Pole Sicilia, Puglia e Campania giù

LA SPIAGGIA DI THARROS NEL GOLFO DI ORISTANO. FOTO © ICHNUSAPAPERS

Sempre a proposito di regioni. Il caso delle due grandi isole è emblematico. In Sicilia e Sardegna, per esempio, l’83 e il 70% dei vacanzieri le faranno nella propria terra. In particolare la Sicilia «si preannuncia come la regina di questa particolare stagione. L’isola è pronta ad ospitare quasi 3 milioni di turisti, registrando così un aumento rispetto allo scorso anno quando l’isola era stata scelta da circa 2 milioni e 700 mila turisti».

Seguono gli evergreen Puglia e la Campania, che però, pur gettonatissime, hanno un calo. I numeri di questo saldo negativo sono espliciti. Rispetto al 2019 rispettivamente -10% e -22% di vacanzieri.

Poi il must, la Sardegna. Anche qui bilancio negativo, con un -14% di turisti. «Tra i cali più significativi – scrive il report – si segnala il dato della Lombardia con addirittura 800mila turisti in meno rispetto al 2019. Non va meglio al Lazio (saldo negativo di 780mila) alle Marche (660mila) all’Emilia Romagna (640mila turisti)».

Il caso Lazio, a quota meno 780mila

IL COLOSSEO DI ROMA. FOTO © DILIFF

E’ evidente che le regioni su cui il Covid si è accanito di più sono quelle che patiscono l’emorragia più forte. Con il caso limite del Lazio.

Pur essendo stata regione ad intensità medio bassa e avendo rappresentato un battagliero modello di contrasto al coronavirus paga pegno.

A cosa? A un’economia turistica ancora troppo incentrata sulla Capitale. Tutto questo malgrado sforzi giganteschi che proprio in questo periodo stanno portando enti e governi territoriali di diversificare l’offerta.

Paura ed incertezza economica sono dunque i due fattori scatenanti della paralisi.

«La paura dei contagi e una situazione economica in sofferenza sono le due principali motivazioni. Terranno a casa 21 milioni di italiani. Le ha espresse il 30% degli intervistati. Dalla ricerca emerge che il 31% dei turisti dichiara di essere stato influenzato dalla situazione sanitaria legata al Covid».

«Lo conferma il fatto che gli italiani sembrano premiare, rispetto al passato, regioni e zone del Paese in cui il virus ha avuto un impatto minore. O che offrono aree interne scarsamente popolate in cui il distanziamento è più facilmente garantito».

Ciociaria: toh, parlano di noi

Cassino e Montecassino Foto © Roberto Vettese

Nel caso del Lazio questa ultimo trend sembra disegnare le caratteristiche della Ciociaria. Una terra che abbonda esattamente dei requisiti richiesti dagli italiani. E che ha attuato protocolli millimetrici per unire appetibilità turistica e sicurezza, in alcuni casi prima a livello nazionale. Ma che forse pecca ancora in quanto a pubblicistica che funga da ‘esca’ per un bacino di utenza così vasto e nuovo.

Eppure le strategie di ampio respiro non mancano. Basti pensare all’ultima iniziativa della Camera di Commercio di Frosinone, che ha presentato un sito interattivo con il top dell’offerta locale. Si chiama Come in Ciociaria ed è creatura fortissimamente voluta dal presidente Marcello Pigliacelli.

Il trend del turismo ‘di cantuccio e quiete’ pare essere confermato anche dai dati a seguire di Unioncamare. Umbria, Abruzzo e Friuli vedono importanti aumenti del numero di turisti.

Il Molise addirittura raddoppia quelli registrati nel 2019. «Sulla stessa linea si inserisce la scelta della tipologia di struttura ricettiva. Con essa il mezzo utilizzato per raggiungere il luogo di vacanza».

Dopo il lockdown tutti trekker

Il dato che emerge è evidente. Il turista italiano del 2020 non vuole condividere spazi. E anche il tipo di vacanza è figlio di questa nuova selezione che avviene a monte della partenza.

Che significa? Che l’italiano in vacanza, stremato e farcito di tossine dal lockdown, vuole aria aperta e natura come non mai. «Come principale motivazione nella scelta la possibilità di praticare sport, preferenza espressa dal 35% del campione. A seguire il 28,5% che sceglie la vacanza per stare a contatto con la natura. Tra gli sport preferiti, primo fra tutti è il trekking col 38%. E’ seguito dalla bicicletta con il 26%».

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