Tutte le battaglie nascoste dietro a Zingaretti

Tutte le battaglie, Comune per Comune. La conferma di De Angelis, la legittimazione di Pompeo. L'ipoteca sul prossimo congresso provinciale Pd. Ad Anagni fine dell'egemonia Tagliaboschi. Ad Alatri Morini contro Buschini. Due blocchi a Cassino. Sora con Pompeo. Isola a cascata. Ceccano si rinnova

È stata una conta, come tutte le elezioni. Con tante sfide incrociate. Tutte nascoste dietro all’obiettivo principale: portare Nicola Zingaretti alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico. Ci sono decine di verdetti, alle spalle di quei 22.501 voti validi espressi domenica alle Primarie in provincia di Frosinone, di cui 20.391 al neo Segretario (90,62%).

C’è Francesco e anche Antonio

Francesco De Angelis con la sua componente Pensare Democratico si è confermato una poderosa macchina da voti. Ha portato alle urne due terzi dei consensi ottenuti in Ciociaria da Nicola Zingaretti: 12.714 elettori hanno barrato il simbolo della sua lista per l’Assemblea Nazionale. È il 56,5% che per diventa il 62% tenendo conto dei voti andati direttamente al Segretario e ripartiti poi con l’altra lista zingarettiana. Un’ostentazione muscolare che conferma il ruolo egemone della componente di De Angelis e del capogruppo Dem in Regione Lazio Mauro Buschini.

Ma c’è anche Antonio Pompeo: sindaco di Ferentino, presidente della Provincia, fresco presidente regionale dell’Unione Province Italiane, delegato dell’Upi Nazionale ad intervenire a Montecitorio. Ha lanciato a gennaio la sua componente: puntando a riaggregare l’area ex Margherita ed ex Popolari rimasta orfana del senatore Francesco Scalia. Soprattutto ha puntato a non essere in contrapposizione a De Angelis bensì ad allargare il Pd cercando di rivolgersi a quel mondo che sta oltre i confini Dem, fatto di Civici ed associazioni. Il 26% (5781 voti) ottenuti domenica con la sua lista Territorio per Zingaretti certifica la sua esistenza politica: un quarto del popolo Dem di matrice zingarettiana (il 90% del totale in provincia di Frosinone) fa riferimento a lui.

L’ipoteca sul Congresso

Un risultato che dice già ora come potrebbe andare il prossimo congresso provinciale del Partito Democratico, incaricato di disegnare una nuova leadership. Con cui sostituire la reggenza di Antonio Alfieri, indicato un anno fa quando il segretario Simone Costanzo ha lasciato il timone del Partito per candidarsi alle Regionali.

I numeri di domenica dicono che sarà la componente di Francesco De Angelis ad esprimere il prossimo segretario provinciale del Pd. E che Antonio Pompeo ha di fronte a se due strade. La prima: convergere verso un accordo unitario che gli consentirebbe di esprimere il Presidente provinciale del Partito. La seconda: andare al confronto nel tentativo di erodere ulteriori quote, costruire un’alternativa interna a Pensare Democratico, avere un peso certo e certificato negli assetti.

Sta all’intelligenza dei due leader far passare questa seconda eventualità come un naturale confronto con cui legittimarsi a vicenda. E non come una nuova sanguinosa spaccatura.

L’Assemblea nazionale

I numeri dell’Assemblea Nazionale, il parlamentino che ratificherà l’elezione di Nicola Zingaretti, certificano questi rapporti di forza. Tre seggi a De Angelis, un seggio a Pompeo, i due leader entrano entrambi. Con pari pari dignità di leader e con peso diverso dato dai numeri: è quello che voleva Antonio Pompeo nel momento in cui ha rifiutato di fare la lista unitaria con Francesco De Angelis. Ha evitato così di apparire come il Numero 2 che è cosa diversa da essere la seconda forza.

L’ex segretario provinciale Simone Costanzo? Nel suo ex collegio Provinciale porta poco più di 600 voti alla lista di Pompeo. Nel collegio Camera Cassino sono circa 1400.

Anagni, fine dell’era Tagliaboschi

Ad Anagni è iniziato il cambiamento. Nel solco di Nicola Zingaretti. Tra le grandi città è quella con il quadro politico interno più compromesso. Ha portato alle urne 531 elettori nonostante i suoi 23mila abitanti: per fare un paragone la piccola Castrocielo di Filippo Materiale sono andati a votare in 653.

Il vero segnale politico che arriva da Anagni è il risveglio del popolo della sinistra: una caratteristica di questa tornata elettorale (leggi qui Zingaretti è segretario: il 90,6% in provincia tra sfide e sgambetti). Si sono rivisti ai seggi gli uomini simbolo del centrosinistra che si erano allontanati dal Pd a trazione renziana. Come il professor Baldassarre Sansoni, autorevole primario medico che è stato candidato sindaco della città; il giorno della pensione ha preso l’aereo ed è volato a fare il volontario in Africa.

Con Sansoni si sono riviste le figure di quell’ala di Partito che nel Pd iniziavano ad avere l’orticaria. Il che lascia intuire che si va verso un congresso cittadino nel quale ci sarà la conta tra Vecchi ed i Tagliaboschi. (in serata seguirà l’analisi dettagliata di Franco Ducato)

Cassino, i due nuovi blocchi

A Cassino le Primarie hanno detto con chiarezza che c’è una nuova alleanza politica in atto. Vede insieme l’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone (area Pompeo), Sarah Grieco (area De Angelis) ed il segretario cittadino Marino Fardelli. A dirlo sono i numeri.

Il che indica quanto sia andato avanti il dialogo in vista delle prossime elezioni comunali di primavera. Uno degli assetti possibili è quello che vedrebbe insieme proprio Petrarcone e Grieco, affiancando all’esperienza del primo la freschezza della seconda: non sempre affini sono però complementari.

Allo stesso tempo, le votazioni di domenica hanno messo in luce l’esistenza di un’altra alleanza de facto: quella con il vice presidente della Provincia Massimiliano Mignanelli (non organico al Pd, che però lo ha fatto eleggere in Provincia due anni fa come Indipendente nella sua lista). Gli uomini di Mignanelli sono andati a votare alle Primarie: hanno sostenuto la lista del presidente della Provincia Pompeo. Con Mignanelli stanno dialogando Francesco Mosillo, Alessandro D’Ambrosio e quindi Salvatore Fontana.

Gli appena 868 voti ottenuti domenica dal Pd possono essere letti in due modi. Il primo: Peppino Petrarcone non ha i numeri per mobilitare gli elettori ed il dibattito aperto dal segretario cittadino Marino Fardelli non è ancora arrivato alla sostanza. Il secondo: Petrarcone-Fardelli-Grieco (con Russo, Salera e Terranova) hanno triplicato i voti di Fontana, D’Ambrosio, Mosillo, Mignanelli, Carlino.

Comunque la si legga, l’aria è quella di una nuova contrapposizione interna in vista delle prossime Comunali.

Alatri, Buschini e Fantini contro tutti

Ad Alatri le Primarie di domenica sono state una conta con cui iniziare a pesarsi in vista del dopo Morini. Il sindaco uscente Giuseppe Morini è al suo secondo mandato, Fabio Di Fabio rivendica l’eredità politica. Ma Mauro Buschini ha ricordato a tutti che in politica non esistono eredità se non c’è il consenso a legittimarla.

In pratica ad Alatri è andato di scena un Buschini (e Fantini) contro tutti. È proprio questa la novità: il sindaco Morini ora appoggia Fabio Di Fabio.

Il confronto ha portato 1217 persone alle urne (al dato bisogna scorporare alcuni voti di Collepardo). Pesandole, la bilancia è a favore di Buschini – Fantini: hanno portato 420 voti più dell’altro gruppo. A Tecchiena Mauro Buschini ha presidiato il seggio dall’alba fino alla chiusura senza nemmeno assentarsi per il tempo di un caffè o di una pausa fisiologica (scuola De Angelis). Lì la conta con Di Fabio ha fatto registrare quasi 300 voti di vantaggio per il capogruppo Dem in Regione.

Le manovre per il dopo Morini sono aperte. Non ci sono eredità che tengano di fronte a questi numeri.

Ferentino, Pompeo come Bostik

Nella città di Antonio Pompeo c’è spazio solo per Antonio Pompeo. Ferentino è il suo mondo incontrastato. Nel quale ha agito copiando il tema di Zingaretti: aggregare, riunire, incollare.

È stati abile nel recuperare tutti i frammenti dell’antica alleanza che nell’ultimo quarto di secolo ha eletto prima Francesco Scalia, poi Piergianni Fiorletta e poi lui per due volte. Gli anni logorano le alleanze, l’uscita di scena decisa dal senatore un anno fa poi aveva fatto il resto. Pompeo invece ha riaggregato tutta la truppa da Mariani in poi.

I numeri non lasciano spazio a dubbi.

Veroli, equilibri precari

A Veroli, a contarsi sono state le truppe del sindaco Simone Cretaro (area Pompeo) con quelle dell’ex sindaco Danilo Campanari (area De Angelis). Seppure di strettissima misura, i voti portati da Campanari, Francesca Cerquozzi (area Pilozzi), Assunta Parente e Piergiorgio Fascina, sono stati più di quelli messi nelle urne dalle truppe di Germano Caperna (luogotenente di Pompeo).

Un risultato che in nessun modo mette in discussione l’appoggio unitario del centrosinistra alla rielezione del sindaco Simone Cretaro. Su di lui, nei mesi scorsi è stata ricostruita l’unità del Pd. Ma cambiano gli equilibri interni e potrebbero avere ripercussioni sugli assetti. 

Ceccano, la resa dei Conti

A Ceccano è in declino l’egemonia di Giulio Conti. Il Commissariamento del circolo Pd cittadino è servito a smussare gli angoli, riavvicinare al partito gli elettori che si erano stancati della continuità guerra interna tra la fazione di Conti e quella ultra riformista.

Il lavoro di pacificazione è ancora lontano dall’essere concluso. Alle urne sono andati in 452: poca roba se si tiene conto che c’è stato un tempo in cui Ceccano aveva due sezioni, in guerra tra loro, arrivate a tesserare 2mila persone.

Molto se si tiene conto che anche a Ceccano si sono rivisti molti dei volti del passato. Sono tornati ai seggi quasi tutti i protagonisti dell’epoca del sindaco Maurizio Cerroni.

Sora, la città alleata (di Pompeo)

A Sora le Primarie hanno confermato quanto scritto all’epoca delle elezioni Provinciali di ottobre: il sindaco Roberto De Donatis e la sua amministrazione sono sintonizzati sulle frequenze di Antonio Pompeo. Qui il presidente della Provincia ha marcato le distanze da Francesco De Angelis. Un risultato ottenuto grazie anche al patto che prevede un ruolo per Sora nel prossimo esecutivo provinciale che uscirà dalle urne in primavera.

Al risultato di Sora ha lavorato molto soprattutto il nuovo capo segreteria di Pompeo in Provincia: Agostino Di Pucchio. È lui la testa di ponte di De Donatis di Provincia. E di Pompeo a Sora.

Sull’altro fronte, si sono mossi bene i Giovani Democratici del segretario regionale Luca Fantini: a fare da anello di collegamento con la generazione dei giovani è stato Massimiliano Iula, figlio di quel Giacomino Iula che fu presidente del Consiglio Comunale con… Forza Italia.

Isola del Liri e la cascata di voti

Un numero su tutti: 1.601 voti validi. Cioè il secondo migliore risultato dopo Frosinone città. Ad Isola del Liri è stata l’apoteosi del sindaco Vincenzo Quadrini e del figlio Massimiliano Quadrini: consigliere comunale e provinciale, candidato a sindaco ora che scade il secondo mandato del padre.

Se Sora sta con Pompeo, Isola del Liri sta in blocco con Pensare Democratico di Francesco De Angelis e Mauro Buschini. E porta molti voti in più.

Frosinone e il dopo Ottaviani 

A Frosinone città è chiaro che si stia lavorando per costruire il dopo Ottaviani. Si è avvertito tutto il peso di Francesco De Angelis e del consigliere Angelo Pizzutelli.

Intanto, c’è stata la conta perché lì ci si aspettava l’offensiva più consistente dei Renziani, che potevano schierare nomi capaci di aggregare come quello di Valentina Calcagni e dell’ex senatore Maria Spilabotte.

È stato chiaro però che De Angelis volesse mandare un segnale: Frosinone è stata la città che ha portato il maggior numero di elettori in provincia. E non era un dato scontato.

Si sta già lavorando per costruire l’alleanza di centrosinistra con cui tentare di togliere al centrodestra il Comune capoluogo quando Ottaviani toglierà il disturbo.

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