Tutti genitori dei bimbi di via Zamosch (Mamma Ciociara)

Siamo tutti mamme e papà di quei bimbi seduti su una seggiolina, arroccati sul mobiletto con la testa tra le mani

Il diario di Mamma Ciociara
Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Un asilo che sembra quello disegnato sulle brochure dei migliori istituti internazionali, carino con il cancello appena verniciato, una struttura di uno sfavillante colore giallo con un bel giardino e tanti giochetti. Davanti all’asilo di via Zamosch un cantiere che sta “costruendo” il giardino dei sorrisi.

Sembra quasi una presa in giro, parlare di sorrisi davanti a un luogo in cui presumibilmente i bambini, o una piccola parte di loro, subiva maltrattamenti e vessazioni di ogni tipo. In particolare mortificazioni verbali e minacce tanto dure che avrebbero ferito anche il più tenace degli adolescenti.

E oggi è così, siamo tutti e mamme e papà di quei bimbi seduti su una seggiolina, arroccati sul mobiletto con la testa tra le mani, mortificati per quel giochetto lanciato in aria o per non aver voluto finire di colorare quel disegno al banchetto insieme a tutti gli altri.

Si sa, i metodi di insegnamento sono cambiati ed è facile sentire genitori che dicono “quando andavo io a scuola la maestra usava la bacchetta“. Qualcuno addirittura ricorda momenti di umiliazione in ginocchio sui ceci ma forse questi ricordi sono solo frutto di una fantasia e della lettura del libro Cuore. Perché se è vero che prima le insegnanti erano molto più rigide è anche vero che prima i bambini erano sicuramente meno stimolati, meno attivi e gli stessi genitori, cioè quello che siamo noi adesso, erano i Paladini del No “non toccare“.

Impossibile non ricordare quegli interminabili pomeriggi passati seduti sui divani che pizzicavano alle gambine o sui quali si sudava in maniera indecente perché rivestiti di plastica anche durante gli afosi mesi estivi. Per ore in silenzio e fermi a contare i minuti che ci separavano dal saluto. Impossibile accettare un dolcetto o una caramella previo consenso visivo di uno dei genitori.

Nella fattispecie il più importante era quello del papà, così quando arrivava la ciotolina e la fatidica domanda “Ti piacciono le caramelle? Prendine una” e, solitamente nel cestino non poteva mancare Lo Spicchio agli agrumi e la Rossana nella sua carta sgargiante rosso bordeaux e tu sapevi che per quella caramella avresti venduto un braccio e la tua Barbie migliore, incrociando lo sguardo dell’omone che ti aveva dato la vita e le regole, dal suo occhio vitreo capivi che accettare non era una possibilità neanche lontanamente ventilata.

Con l’acquolina in bocca declinavi l’invito dicendo che non ne volevi quando invece ne avresti volute le tasche piene. Perché era così, prima era un’educazione o un metodo educativo che dir si voglia, molto più silenzioso fatto di sguardi, di sopracciglia alzate, di dito che ti minacciava o della mano aperta a un metro dal viso che ti ricordava che lo schiaffo era sempre nell’aria.

Nessun genitore per questo è mai finito in galera. Ma non per questo, questi metodi devono essere considerati i migliori perché la società cambia e si evolve, e con essa cambiamo anche noi.

I bambini di oggi non sono i bambini di un tempo e richiedono particolari attenzioni che prima non erano necessarie ma sono anche più svegli apprendono con più facilità e sanno fare cose che noi abbiamo imparato a fare solo in piena età lavorativa.

Difficile per due maestre, che non sono altro che due donne, gestire 30 bambini. E difficile per i genitori accettare che le persone che dovrebbero essere ‘noi’ a scuola si comportino come il peggiore degli estranei.

Quello che è successo a via Zamosch a Cassino, in un paesone di provincia come tanti, è il peggiore incubo di ogni genitore. È la realtà lontana che diventa quella di casa nostra. Nelle interviste le mamme e i papà non hanno lasciato spazio a interpretazioni, tutti increduli, certo molto arrabbiati ma anche sconfitti, come se avessero perso un punto certo.

Ma come si fa a credere che il posto che frequenti ogni giorno e che, fino a due settimane fa era quello in cui hai visto il tuo pargolo vestito da angioletto cantare e recitare la poesia di Babbo Natale, sia un posto orribile in cui il momento migliore poteva essere soltanto quello dell’uscita?

Non è l’unica scuola, non è l’unico posto, non è l’unico inferno nascosto in una casetta colorata con i giochetti nel giardino.

Oggi siamo tutti i genitori dei bimbi della Zamosch e oggi ogni gesto dei nostri figli avrà un peso diverso, uno sguardo, una mano alzata, una pipì al letto di troppo e un sentore che forse la certezza non si nasconde dietro una casetta delle fiabe.

Oggi siamo tutti genitori dei bimbi della Zamosch.