Tutti gli intrecci per il Presidente

Tutti gli intrecci che portano alla scelta del candidato Governatore del Lazio. Il nodo del termovalorizzatore ed il lavoro sotterraneo di Zingaretti e Lombardi. La manovra di Viterbo e gli effetti sulle alleanze. Il gioco di Fazzone. E quello di De Angelis. La partita di Leodori e le due liste capaci di spiazzare. L'effetto Gasbarra

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Brucia rifiuti e genera energia ma questa volta il termovalorizzatore di Roma potrebbe bruciare le differenze e costruire un nuovo dialogo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Con conseguenze per la città e per le alleanze politiche in Regione Lazio e per le prossime Politiche.

Questione di sfumature

Roberto Gualtieri

La premessa è nota e si riassume in un capoverso. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri nelle settimane scorse ha annunciato la costruzione di un termovalorizzatore che eliminerà i rifiuti dalle strade delle capitale e produrrà energia con cui illuminare e scaldare migliaia di appartamenti; esattamente come accade a Milano, Brescia ed in tutte le più moderne città del mondo. Con quell’annuncio ha spiazzato Nicola Zingaretti che in Regione Lazio ha messo a punto un Piano dei Rifiuti in cui non sono previsti termovalorizzatori; gli ha fornito una via d’uscita decorosa dicendo che l’amministrazione raggi lo ha portato fuori strada fornendo numeri sballati. La conseguenza è l’altissima tensione tra Pd e M5S che in Regione Lazio sono alleati nel verso senso del termine e senza sudditanze.

Questione di sfumature: ma è evidente che si sta andando verso un’intesa che potrebbe mettere insieme Pd e M5S anche sul termovalorizzatore di Roma. Basta mettere in fila una serie di aspetti. Il primo: i grillini non sono contrari ai poteri speciali dati dal Governo Draghi al sindaco Gualtieri per fare il termovalorizzatore e non sono nemmeno contrari ad una rete di nuova impiantistica; sono contrari al termovalorizzatore che ritengono una tecnologia ormai vecchia. Il secondo: il Pd non ne ha fatto una questione di bandiera e questo lascia margini di discussione; concede addirittura più tempo per la conversione del Decreto trovando così il modo per quegli aggiustamenti capaci di individuare una sintesi.

Lo scambio di messaggi

Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti (Foto Francesco Benvenuti © Imagoeconomica)

Il terzo: lo scambio di messaggi a mezzo stampa avvenuto nei giorni scorsi tra Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi, sulle colonne dei principali quotidiani nazionali. (Leggi qui “Caro Nicola”, “Cara Roberta”: così Pd e M5S evitano lo scontro).

Per capirlo si deve partire da un presupposto: il Governatore del Lazio ed il suo assessore alla Transizione Ecologica avrebbero potuto comodamente telefonarsi e mantenere riservata la conversazione. Invece l’hanno fatta sui giornali per mandare dei messaggi ai loro rispettivi fronti.

I messaggi sono stati eloquenti. Quello di Roberta Lombardi: «Su innovazione, smart working, economia circolare il Pd ha ancora una visione novecentesca. Forse dovrebbe decidere se vuole spostare il baricentro verso l’ala progressista, la nostra; o su quella più conservatrice di Matteo Renzi e Carlo Calenda che strizza l’occhio al centrodestra. Per le Regionali prendessero una decisione, il che non significa escludere il campo largo ma decidere su quali temi convergere: a noi non interessano le alleanze elettorali, ma programmatiche». Tradotto: decidete con chi volete stare, noi siamo pronti al confronto; non è un arroccamento.

La risposta di Zingaretti è stata altrettanto chiara. «L’assessore Lombardi è stata molto corretta, anzi ha manifestato un’opinione che va rispettata e lo ha fatto in un colloquio diretto anche con il sindaco. Io penso, come la stessa assessore Lombardi ha detto, che il M5S e il Pd sono due forze distinte. Forse i maligni hanno voluto descrivere un’inesistenza di differenze, ma sono alleate per governare e infatti nel Lazio stiamo governando bene». Tradotto: nessuno di noi è succube dell’altro come è giusto che sia, Pd e M5S hanno tutta la possibilità di dialogare verso una sintesi. (Leggi qui Il nodo di Astorre per la successione di Zingaretti).

La sintesi possibile ed i riflessi regionali

Virginia Raggi e Roberto Gualtieri (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

La sintesi possibile è sulla sostanza. Roberto Gualtieri vuole un impianto che gli risolva con certezza il problema dei rifiuti ed il più affidabile è il termovalorizzatore. Il M5S lo ritiene inquinante. La sintesi sta nelle nuove tecnologie: i numeri dell’impianto in funzione ad Acerra indicano che l’aria in uscita dai filtri è più pulita di quella che entra quando viene aspirata dall’esterno.

E se intorno al progetto nascesse un modello diverso di gestione, basato sull’economia circolare (cioè il recupero delle cose) le distanze si accorcerebbero ulteriormente. Non è un caso che il sindaco Gualtieri abbia indicato il modernissimo metodo di riciclo delle ceneri sviluppato in provincia di Frosinone da Saxa Gres. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 11 maggio 2022).

La conseguenza politica sarebbe un’ulteriore distinzione interna al Movimento 5 Stelle. Perché Virginia Raggi vuole il referendum: o si o no; mentre l’ala di Roberta Lombardi è per le soluzioni che fanno bene al territorio, lasciando come ultima arma quella della rottura. Dalla Regione Lazio giurano che l’assessora sia al lavoro per dimostrare al sindaco che è possibile cambiare tipologia di impianto ottenendo gli stessi risultati. Che ci riesca o meno conta poco: il dato politico è uno e si chiama dialogo.

La palla al balzo per Leodori

Daniele Leodori, Bruno Astorre e Alessio D’Amato

Un dialogo sul quale è pronto a costruire l’alleanza per le Regionali 2023 il vice presidente della Regione Daniele Leodori. Ha mollato gli ormeggi da gennaio per costruire la sua candidatura alla successione di Nicola Zingaretti. E sta alzando un’alleanza da Campo Ultra Largo.

Il progetto punta a raccogliere in blocco tutto l’attuale gruppo di Partiti che sostiene Nicola Zingaretti: è un’alleanza che Daniele Leodori ha costruito con Mauro Buschini subito dopo le elezioni del 2018 quando Zingaretti vinse ma il centrosinistra non raggiunse la maggioranza.

C’è il Campo Largo al completo: dai renziani di Italia Viva ad Azione di Calenda, dalla sinistra ai centristi; il Movimento 5 Stelle ora è uno dei pilastri. Ed il dialogo sul termovalorizzatore di Roma può cementare ulteriormente quell’alleanza. Ma a Daniele Leodori non basta: alla Pisana riferiscono di incontri con il dominus di Forza Italia Claudio Fazzone, con i colonnelli di Giovanni Toti nel Lazio Adriano Palozzi e Mario Abbruzzese. Finanche alcuni pezzi di forzisti trasferitisi disciplinatamente nella Lega come Pasquale Ciacciarelli.

La geografia di Daniele Leodori è andata oltre la Piazza Grande di Nicola Zingaretti, oltre il Campo Largo di Enrico Letta. Il suo orizzonte per il Lazio 2023 è un’alleanza con il perimetro simile a quello del governo Draghi.

Il check out nel centrodestra

Giuseppe Cangemi (Foto Stefano Carofei © Imagoeconomica)

Si spiegherebbero così i due comunicati stampa diffusi ieri da due Consiglieri regionali della Lega. Sono Pino Cangemi (eletto in Forza Italia, vicepresidente del Consiglio, quello che insieme ad Enrico Cavallari diede vita al Patto d’Aula che consegnò la maggioranza a Zingaretti); e Laura Cartaginese (anche lei eletta in Forza Italia ma nonostante questo votò a favore del Bilancio).

La scorsa settimana parlavano della necessità di costruire un centrodestra unito. Perché al momento il centrodestra appare più una hall a fine soggiorno con i gitanti impegnati nel check out.

Il clima si intuisce da quanto sta accadendo a Viterbo, uno dei tre capoluoghi del Lazio chiamati al voto a giugno (gli altri sono Frosinone e Rieti). Forza Italia è attraversata da una profonda divisione, il coordinatore nazionale Antonio Tajani ha convocato più volte a Roma i protagonisti ma senza riuscire a compattare il fronte. L’area guidata dal coordinatore regionale Claudio Fazzone sosterrà attraverso liste civiche la candidata del centrosinistra Alessandra Troncarelli.

Nei mesi scorsi i voti di Fazzone hanno contribuito ad eleggere il presidente della Provincia di Latina Gerardo Stefanelli con il centrosinistra; alle Provinciali di Viterbo è andata alle urne un’alleanza simile; al Comune di Latina il sindaco Damiano Coletta con il suo centrosinistra galleggia grazie ai voti forzisti.

Il ruolo di Pensare Democratico

Francesco De Angelis

A costruire questo dialogo non ufficiale ha contribuito in maniera non secondaria la nuova forza regionale del Pd. È quella di Pensare Democratico che ha radici in provincia di Frosinone ed una forza tale da essere determinante per l’elezione del Segretario nel Lazio ed eleggere il Presidente del Consorzio Industriale regionale.

Proprio Francesco De Angelis, nel corso dei due anni di trattativa per costruire la maggioranza intorno a cui è nato il Consorzio ha teorizzato i nuovi confini.

L’ipotesi è quella di un contenitore con il compito di mettere insieme le forze moderate del centrodestra e anche Italia Viva nel caso in cui non riuscisse a presentare una propria lista. Un contenitore che verrebbe schierato a sostegno dell’elezione di Daniele Leodori. Il quale starebbe lavorando anche su un’altra civica: nella quale aggregare tutto ciò che c’è a sinistra per consentirgli di arrivare al quorum ed esprimere in Aula un suo rappresentante.

La variabile Gasbarra

Nicola Zingaretti ed Enrico Letta (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Un quadro che ha un solo limite. Il Segretario del Pd Enrico Letta è favorevole alle Primarie: ma quelle di coalizione. Significa che le conte interne al Partito non gli garbano.

È per questo che ha chiesto a Nicola Zingaretti di lavorare per una sintesi tra le legittime aspirazioni di due personaggi di spessore come Leodori e D’Amato.

Vuole un candidato unico del Pd alle primarie. E lo vuole all’interno di un quadro che metta in equilibrio Regione, Segretario Pd di Roma, Segretario Pd del Lazio, Collegi alla Camera ed al Senato. Tutte caselle che vanno assegnate ora per evitare scannamenti poi.

Una di queste caselle verrà occupata da Enrico Gasbarra: ex deputato ed eurodeputato, già presidente della Provincia di Roma, già vicesindaco della Capitale e di recente consigliere politico di Roberto Gualtieri al Mef. Nicola Zingaretti lo vede come ideale punto di sintesi per tenere insieme Calenda, i 5 Stelle, la sinistra e le forze moderate del centrodestra. Ma tutto dipende da cosa farà il termovalorizzatore: se brucerà l’alleanza o genererà più forza.

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