Tutti gli uomini del Capitano

Nella Lega è iniziata la resa dei conti. A Montecitorio 41 fedelissimi di Salvini non si presentano al voto sul Green Pass. Ma gli assenti totali sono 52 su 132. Il leader del Carroccio vuole contarsi e raduna i fedelissimi. Guidati da Claudio Durigon.

Lui c’era quando la rivolta di Bobo Maroni mise fine alla monarchia di Umberto Bossi nella Lega. Matteo Salvini ha già fiutato il pericolo e non vuole che Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana possano alla fine concretizzare un blitz per metterlo in minoranza. E quindi all’idea del congresso anticipato adesso sta pensando lui. Comunque vadano le comunali di ottobre.

Ma intanto il messaggio di rottura lo ha inviato ieri sera. Nella votazione sul Green Pass. Gli assenti ingiustificati tra gli scranni leghisti erano 41 su 132 deputati. E si è arrivati a 52 se si considerano i parlamentari in missione. Di sicuro oltre il 30% dei deputati ha preferito non presentarsi. Un segnale che è arrivato dai fedelissimi di Matteo Salvini e che non è passato inosservato.

Il messaggio degli assenti

Matteo Salvini

Ha scritto La Repubblica: “Quello del Carroccio è il gruppo più assente alla votazione del decreto Green Pass blindato dal governo con la questione di fiducia. Su 132 eletti, solo 80 partecipano al voto. Ciò significa che almeno il 40% dei deputati leghisti non era presente durante la votazione. Si tratta della percentuale più alta tra tutti i gruppi presenti, sia di maggioranza che di opposizione. Il Partito Democratico, ad esempio, ha dato il via libera al provvedimento con il 92% di presenze, il Movimento 5 Stelle con il 77%, Forza Italia con il 68% e Fratelli d’Italia con il 78%. Dei 52 assenti della Lega solo 11 erano risultavano in missione, mentre gli altri (41) erano assenti non giustificati”. 

E’ un macigno politico. E l’Huffington Post analizza: “Basta guardare i tabulati che come di consueto i servizi parlamentari diffondono alla fine di ogni votazione. Nella lista degli assenti ci sono i Salviniani doc, come Claudio Borghi, colui che ha lavorato agli emendamenti contro il primo decreto Green pass. Appaiono anche Bitonci, Claudio Durigon, Pagano, Stefani e Saltamartini, giusto per citarne alcuni. Dall’altra parte ci sono i giorgettiani, i governisti schierati in prima linea con i presidenti delle Regioni del Nord Zaia, Fedriga e Fontana. È a loro che fa riferimento Volpi quando parla di territori perché sono proprio i governatori ad aver sollecitato l’esecutivo affinché venisse approvato il Green pass, specialmente l’ultimo, quello che ancora deve arrivare in Parlamento e che obbliga tutti i lavoratori a presentare il certificato verde”.

I conti con il Capitano

La resa dei conti è iniziata e Matteo Salvini sta cercando di capire quanti sono i fedelissimi duri e puri. Tra loro c’è sicuramente Claudio Durigon, che a fine agosto si è dimesso da sottosegretario al Mef proprio per salvaguardare Salvini. E’ il coordinatore regionale del Lazio. In Ciociaria tutti quanti stanno con Salvini.

Ottaviani e Ciacciarelli

Un altro pasdaran del Capitano è Francesco Zicchieri, eletto con il maggioritario nel collegio della Camera Frosinone-Anagni. Anche la deputata Francesca Gerardi e il senatore Gianfranco Rufa non hanno mai nascosto la fedeltà a Salvini.

Ora però nel Carroccio si sta aprendo una fase convulsa, nella quale Giancarlo Giorgetti aumenterà il pressing sull’ala moderata. Ci sono stati contatti con ‘i laziali‘ per sondare la linea che intendono seguire. A qualcuno è stato consigliato di attendere perché è una questione tutta del Nord.

Sarà interessante sapere come si regoleranno il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale della Lega) e il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli. Entrambi salviniani per carità. Ma per entrambi con una vocazione centrista, quasi democristiana.

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