Tutti i no all’ampliamento della discarica

In Regione la Conferenza dei Servizi per esaminare la possibilità di ampliare la discarica provinciale di Roccasecca. Chi c'era e chi mancava. I no della Soprintendenza. I no dei Comuni. Ed i 5 no di San Giovanni Incarico. Autorizzata una variante da 24 mila ton.: garantirà altri 5 mesi di vita alla discarica.

L’ampliamento della discarica provinciale a Cerreto di Roccasecca si fa più complesso: la Soprintendenza ha espresso parere contrario, di fronte alla Conferenza dei Servizi che si è riunita in Regione Lazio.

Al tavolo c’erano i comuni di San Giovanni Incarico, Roccasecca, Colfelice e Pontecorvo. Mancavano invece Castrocielo, Colle San Magno, Santopadre e Rocca D’Arce.

 

No a qualsiasi ampliamento

L’impianto è vicino all’esaurimento. In provincia di Frosinone non è stata individuata un’area alternativa. In caso di emergenza un provvedimento della Regione individua come sito alternativo la discarica di Colle Fagiolara tra Colleferro e Paliano. Che però ha già detto no.

Negli anni scorsi la società Mad aveva presentato con largo anticipo un progetto con il quale evitare emergenze: prevedeva la realizzazione di un nuovo invaso, il quinto, nel quale interrare i rifiuti con la stessa tecnica che a New York ha visto poi la nascita del Central Park. Ma il progetto non è stato tenuto in considerazione: perché lo spazio era stati giudicato sufficiente ancora per molto tempo, nel corso del quale poi si sarebbe ridotta pure la quantità di materiali da portare in discarica grazie all’aumento della Differenziata.

Invece è capitata l’emergenza Roma. Per salvarla dall’immondizia se n’è fatta carico la Ciociaria. Ma così è stato messo il turbo alla saturazione della discarica. Nel frattempo però nessuno ha individuato un’alternativa. A quel punto, a ridosso dell’emergenza, si è pensato di realizzare delle colline di rifiuti, per un totale di 750mila tonnellate.

Alle quali ora i sindaci presenti hanno detto un no chiaro. Hanno espresso «Contrarietà assoluta ad ogni forma di ampliamento della discarica». Ed hanno espresso tutti «parere non favorevole» in relazione alle rispettive competenze.

 

Soprintendenza contraria

La Soprintendenza ha detto no perché la discarica rientra nella fascia di protezione dei fiumi Liri, Melfa e Rio Sottile. Inoltre il Comune di Roccasecca ha dichiarato la zona ‘vincolata’ poiché area di bonifica agraria dall’importante valore storico.

Ritiene che quelle colline di immondizia, se realizzate, produrrebbero un forte impatto visivo ed altererebbero un paesaggio che invece è sotto tutela.

Nel corso dell’istruttoria, la Soprintendenza ha rilevato che addirittura mancano le autorizzazioni per le opere realizzate tra il 2002 ed il 2007: le legittimò un provvedimento del Commissario della Regione Lazio.

 

I 5 no di San Giovanni

Il Comune di san Giovanni Incarico ha sollevato cinque nuove eccezioni di natura tecnica. Con le quali dire no all’ampliamento della discarica.

Il primo no. Perché la discarica è stata realizzata ad una distanza inferiore a 1200 metri dai centri abitati, distanza minima di sicurezza prevista dal piano rifiuti regionale. Infatti, San Giovanni Incarico ha nell’area due contrade (San Cataldo e Starze) che si trovano a meno di 1100 metri. Ci abitano un totale di 808 persone.

Il secondo no è legato alla sentenza n. 7983/2015 del Tribunale ordinario di Roma. È quella con ci sono stati riconosciuti 3 milioni di risarcimento ai cittadini di San Giovanni Incarico che avevano presentato ricorso. Quel provvedimento ha stabilito che la sola presenza dell’impianto ha prodotto “un notevole impatto visivo inteso come cambiamento del territorio rurale e trasformazione del carattere paesaggistico del luogo che ne altera la naturale connotazione”. , quindi una eventuale soprelevazione è in totale contrapposizione alla sentenza stessa.

Il terzo no fa riferimento piano di zonizzazione acustica redatto dalla XVI Comunità Montana Monti Ausoni-Pico nel 2002. Comprende anche il territorio di San Giovanni Incarico: stabilisce che le zone a confine con la discarica sono di Classe I “aree particolarmente protette”. In pratica, in esse sono contemplate ed ammissibili solo ed esclusivamente attività di tipo agricolo e sono vietate quelle di tipo industriale. L’attività di  gestione dei rifiuti è considerata ‘industriale’.

C’è una Circolare del Ministero dell’Ambiente alla base del quarto no. È il protocollo n. 4064 del 15/03/2018 con cui si vieta la realizzazione di depositi e/o impianti di rifiuti in aree esondabili, instabili, alluvionabili. La discarica è ubicata tra due fiumi.

Infine, c’è la delibera n. 18 del 18/07/2018 con la quale il Consiglio comunale di San Giovanni Incarico ha espresso all’unanimità la contrarietà assoluta ad ogni forma di ampliamento della discarica di Cerreto.

 

La denuncia in Procura

Alla Conferenza convocata in Regione poi è stata fatta notare anche un’altra cosa. Il 17 marzo scorso il sindaco di San Giovanni Incarico ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cassino. È stato chiesto di indagare al fine di escludere che la crisi relativa alla raccolta dei rifiuti in provincia di Frosinone potesse essere un pretesto costruito per creare una situazione di emergenza.

A chi farebbe gioco una situazione del genere? Permetterebbe di agire in deroga alle leggi, autorizzando eventuali ampliamenti della discarica.

Per questo i Comuni hanno invitato la Regione Lazio ad evitare di autorizzare un possibile ampliamento della discarica proprio in ragione di un “regime di urgenza”.

 

Provincia: né si né no

La Provincia di Frosinone ha fatto osservare che l’ampliamento chiesto dalla Mad è fuori misura. Cosa significa? Che i metri cubi richiesti sono più di quelli che si stima siano necessari per la sola Provincia di Frosinone.

Parere favorevole o non favorevole all’ampliamento? L’amministrazione provinciale di Frosinone si è riservata di far pervenire successivamente il proprio parere.

 

Mad, vediamo, studiamo, rispondiamo, ampliamo

A rappresentare la Mad c’erano avvocati e tecnici. Hanno chiesto di visionare le nuove eccezioni sollevate in sede di conferenza. Le studieranno e produrranno eventuale documentazione integrativa.

I lavori sono stati aggiornati a settembre: sessanta giorni sono stati ritenuti sufficienti per esaminare le eccezioni e rispondere.

Non c’è il rischio che l’impianto nel frattempo si esaurisca facendo precipitare nel caos rifiuti la provincia di Frosinone? Si, il rischio è concreto. Per evitarlo è stata autorizzata una variante che consentirà alla Mad di accogliere altre 24mila tonnellate circa di rifiuti: una volumetria che dovrebbe dare alla discarica di Roccasecca altri 5 mesi di autonomia.

 

Tariffa, tutto rinviato

Nel primo pomeriggio è andata deserta l’assemblea dei sindaci convocata per approvare il Bilancio della Saf. Ma era già previsto. I sindaci di centrosinistra e centrodestra stanno lavorando per raggiungere una soluzione congiunta che eviti l’aumento della tassa sui rifiuti: una stangata dovuta all’aumento dei costi ed alla tariffa aumentata con effetto sugli anni precedenti.

Una soluzione potrebbe arrivare entro i primi giorni di agosto. E condurre all’approvazione del Bilancio.

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