Tutti sono uguali. Ma gli uomini sono più uguali delle donne

Il gender gap è ancora ampio e figlio di retaggi di una mentalità vecchia. Gli effetti del Covid sul lavoro hanno colpito soprattutto le donne. Nel Lazio -33.000 lavoratrici in un anno. Per non parlare della differenza negli stipendi. Il tema è sotto la luce dei riflettori e finalmente qualcosa comincia a muoversi

Alessio Brocco
Alessio Brocco

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo

Mi preparo per andare al colloquio. Questa volta, me lo sento, è la volta buona. Faccio un ripasso mentale: punti di forza, competitor, informazioni sull’azienda. Le so tutte e, in più, ho i titoli giusti e l’ultimo corso di aggiornamento dalla mia parte.

Entro a testa alta e, dopo i convenevoli, parte la selezione. Parlo in maniera sicura, diretta, spigliata. Lui mi guarda senza battere ciglio. Poi, d’improvviso.

“Hai in mente di diventare mamma nei prossimi anni?”. Ci risiamo, mi dico, mentre incasso un altro “le faremo sapere”.

Foto: CanStockPhoto

Ancora oggi, anno 2021, sono forti quei retaggi di una mentalità che fa tutta la differenza del mondo nel trattamento professionale tra le donne e gli uomini. Ed ecco, così, che questo frammento di colloquio immaginato è tranquillamente verosimile. Con buona pace del codice delle pari opportunità.

Orwell, nella Fattoria degli animali, al motto “Tutti gli animali sono uguali” aveva aggiunto semplicemente “Ma alcuni sono più uguali degli altri” e magicamente l’uguaglianza non era più uguaglianza.

Così, forzando un po’ la cosa, si può dire che tutti sono uguali, ma ancora oggi gli uomini sono più uguali delle donne.

Pari opportunità, a che punto è?

Negli ultimi anni, ad onor di cronaca, sono stati fatti degli importanti passi in avanti. Basti pensare che dal 2008 in avanti la forza lavoro femminile è salita del 9,3% e il numero di occupate del 5,3%. Ma non è sufficiente, non è abbastanza. Il gender gap, ovvero il divario tra generi con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla disuguaglianza sociale e professionale esistente tra uomini e donne, infatti, è ancora ampio.

Il ministro del lavoro Andrea Orlando, intervenuto qualche giorno fa al programma Otto e mezzo di Lilli Gruber su La7, ha sottolineato la necessità di puntare su “una legge sulla parità salariale, un lavoro serio sulla attuazione del codice delle pari opportunità perché ancora si sentono quelle domande che non si dovrebbero fare sui posti di lavoro e anche su un orientamento mirato nella formazione allo scopo di tracciare percorsi di studio che vadano nella direzione di una più forte occupabilità”.

Eleonora Mattia e la pubblicità delle cravatte Van Heusen degli Anni 50

Sul primo punto, quello relativo alla legge sulla parità salariale, qualcosa si muove. La Regione Lazio, prima in Italia, ha approvato all’unanimità una proposta di legge a firma del presidente della commissione lavoro Eleonora Mattia che prevede una serie di disposizioni finalizzate a garantire il “rispetto del principio di parità retributiva tra i sessi e il contrasto ai differenziali retributivi di genere” (Leggi qui Donne, siete inferiori: ma nel Lazio tra poco non più).

Se ne sentiva il bisogno considerando il fatto che in Italia la differenza media in termini economici tra gli uomini e le donne è di 2.700 euro (10% circa). Con gap marcati negli inquadramenti più deboli.

Il fattore Covid contro le donne

La crisi scaturita dalla pandemia ha fatto – e sta facendo – pagare alle donne un prezzo alto.

Il rapporto Eures-Uil di marzo 2021 sul mercato del lavoro evidenzia come gli effetti della pandemia “abbiano inciso in misura decisamente più marcata sulla componente femminile dell’occupazione: nel Lazio, infatti, tra il 2019 e il 2020 il lavoro femminile mostra un decremento del 3,1% e una perdita di quasi 33.000 lavoratrici in termini assoluti (-2,5% la variazione osservata in Italia). Il tutto a fronte di una contrazione decisamente più contenuta tra gli uomini, che mostrano una variazione pari al -1,1% e un calo di 14.300 unità (-1,5% su scala nazionale)”.

In sintesi, la pandemia ha decimato molte più lavoratrici che lavoratori.

(Foto: Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

A Roma, le lavoratrici diminuiscono del 4% (-34.000 in valori assoluti) e i lavoratori dell’1,7% (-16,900). Riduzione dell’occupazione femminile anche per Viterbo (-3,8%) e Rieti (-3,6%), mentre il dato di Latina risulta in controtendenza rispetto al trend regionale e nazionale (-2,6% uomini; +2,8 donne).

Segnali positivi dal frusinate con l’occupazione femminile che ha fatto registrare un +3,2%. Di contro, però, per il frusinate resta il più alto differenziale di genere in termini di occupazione nel Lazio con un tasso del 27,8% tra uomini (64,4%) e donne (36,6%).

Il differenziale più contenuto si registra nella città metropolitana di Roma (69,6% il tasso maschile e 55,5% quello femminile con uno scarto di 14,1 punti), seguita da Rieti (17,5 punti; 67,1% l’indice maschile e 49,6% il tasso femminile), mentre scarti più ampi si osservano a Viterbo (21,5 punti; rispettivamente 66,1% e 44,6%) e Latina (22,6 punti; 65,9% l’indice maschile e 43,3% quello femminile).