Uliano: Grecale, i microchip, il bivio transizione: “Vi spiego cosa accade in Stellantis”

Il passaggio al motore elettrico non sarà indolore. Si perderanno 60mila posti di lavoro in Italia. In media il 30% degli addetti. Cosa accadrà a Stellantis Cassino Plant. I tempi per l'arrivo dei nuovi modelli: lunghissimi. L'analisi fatta da Ferdinando Uliano (Segretario Nazionale Fim Cisl) durante 'A Porte Aperte'

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Ferdinando Uliano usa gli stessi concetti del ministro Roberto Cingolani ed afferma, senza mezzi termini: “La transizione non sarà semplice, non è un percorso rose e fiori. Vedremo tutt’altro se il Governo non darà gli strumenti per accompagnarci”. In questo percorso si inserisce la traversata nel deserto che riguarda lo stabilimento Stellantis Cassino Plant, perché chi crede che l’immediato futuro della fabbrica di auto ai piedi dell’Abbazia possa avere un orizzonte che dal grigio passi rapidamente al rosa, sbaglia di grosso.

Il Segretario nazionale della FIM CISL ne ha parlato dagli schermi di “A Porte Aperte”, su Teleuniverso, appuntamento in cui si è cercato di fare il punto della situazione su tutto il sistema automotive del basso Lazio. I problemi principali sono due: il mercato ed i semiconduttori, tra cui si è inserita con prepotenza la pandemia, che si pensava fosse il male peggiore da superare. Invece no, perché la carenza di microchip, numeri alla mano è stata una falce ben peggiore per il monte ore dei lavoratori. (Leggi qui Affonda il mercato dell’auto: -35% ad ottobre).

TRANSIZIONE AD OSTACOLI

Ferdinando Uliano (Foto: Imagoeconomica)

Affrontare la transizione vuol dire mettersi in testa che nel settore dell’auto si perderanno almeno 60 mila posti di lavoro, con una riduzione del 30% degli addetti.

Su questo Uliano è stato più che chiaro: “Pensare che passare dal motore termico all’elettrico sia un passaggio indolore è un errore madornale. Come si può pensare che chi produceva ed assemblava motori termici, domani farà lo stesso con quelli elettrici? Immaginate chi produce marmitte, da domani cosa farà? E’ per questo che bisogna essere chiari e far capire che tutti sta cambiando”.

E Cassino come si inserisce in questo discorso? Ci casca praticamente a fagiolo. Ai piedi dell’Abbazia, l’anno prossimo parte Grecale, poi forse le versioni elettrificate di Giulia e Stelvio e poi? Chi lo sa, ma l’importante è fissare bene il perché Grecale sia slittato.

SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER IL MERCATO

Il Maserati Grecale in prova nel circuito di Cassino Plant

Che senso avrebbe avuto lanciare un’auto che deve rappresentare la proiezione di Maserati in mercati sconosciuti al marchio del Tridente, in un periodo di crisi multipla a livello globale? È questa la domanda che ha lanciato Uliano.

Il Segretario della FIM CISL ha sottolineato che l’auto è pronta ed è perfetta, ma lanciarla adesso avrebbe significato produrre un vero e proprio effetto boomerang. In questi mesi infatti si sta riscontrando un fenomeno mai avvenuto: chi acquista auto si stanca di attendere e recede l’ordine. Per la carenza di microchip si aspetta l’auto nuova fino ad otto mesi, è come se una casa olivicola facesse il lancio di un nuovo marchio di olio extravergine, in un anno in cui la produzione è arrivata col contagocce.

Guardate che Grecale – ha affermato Uliano – è un’auto che ha più di 1400 semiconduttori al suo interno. E’ l’auto della transizione, un’auto che è proiettata più di altre verso il futuro. Spostare il suo lancio è stato doveroso”. 

SI’, MA IL PIANO INDUSTRIALE?

Fca Cassino Plant, operai all’ingresso in stabilimento

Ok Grecale, ok i semiconduttori, ok la pandemia. Ma il piano industriale, cioè la mappa di cosa produrre, dove produrre e quando produrre, stabilimento per stabilimento, dove sta? Stellantis sta procedendo sito per sito, di questo passo chissà quando toccherà a Cassino. I sindacati hanno chiesto di farlo entro marzo 2022.

Noi – ha affermato Uliano – siamo fiduciosi sul fatto che entro quella data avremo il cronoprogramma, ma bisogna essere chiari sul fatto che prima del 2023 non si avranno prodotti nuovi a Cassino”. Perché? Perché se si annuncia il lancio di un modello si deve sempre considerare che dall’annuncio al primo pilotino sulla linea passeranno almeno 12, ma più realisticamente, 18 mesi.

A ciò si aggiunga il fatto che prima del 2024 non verranno messe in campo le nuove piattaforme elettriche ed il gioco è fatto. “I lavoratori devono capire che Cassino è al centro dei pensieri delle segreterie sindacali nazionali – ha sottolineato Uliano – ma la discussione col gruppo è complessa perché anche loro sono nel bel mezzo della transizione e preparare un piano industriale, mentre si passa dal termico all’elettrico non è cosa da poco. Noi stiamo facendo tutte le pressioni possibili e siamo fiduciosi”. 

L’ORIZZONTE

Il problema però per Uliano è di sistema ed è qui che si deve lavorare al massimo: “La questione dei semiconduttori è emblematica: noi abbiamo fatto il possibile chiedendo ed ottenendo la gigafactory delle batterie a Termoli, ma ora c’è necessità di una fabbrica di semiconduttori in Italia. Abbiamo chiesto ad INTEL (uno dei maggiori players a livello globale) di investire in Italia, ma questi se decidono di venire qui vogliono anche un incentivo ad avviare la produzione. E qui noi possiamo fare nulla, qui è il governo a dover fare la propria parte”.

Il secondo sforzo che dalla Cisl si chiede all’esecutivo Draghi è quello relativo al costo sociale della transizione: “La riduzione dell’occupazione nel settore automotive – conclude Uliano – deve essere affrontata con ammortizzatori sociali ad hoc ed un percorso di formazione seria per le nuove professionalità, solo così eviteremo conseguenze nefaste”

Ed il discorso, questo lo aggiungiamo noi, non tocca solo chi lavora sulla linea, ma una molteplicità di professioni: da chi produce i basamenti dei motori, a quelli che realizzano marmitte, fino ai meccanici e ai benzinai. L’impatto, senza un percorso serio, può essere devastante. La politica batta un colpo, ma stavolta lo faccia sul serio.

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