Accadde domani

Ad un anno dalla crisi politica più inspiegabile della storia repubblicana, si fanno i bilanci: il crollo di Matteo Salvini, l’ascesa di Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi che resiste. Giuseppe Conte e Cinque Stelle forti della loro debolezza, Nicola Zingaretti non potrà attendere per sempre. Matteo Renzi ininfluente.

Un anno fa Matteo Salvini, Capitano della Lega, stava preparando la crisi di Governo più inconcepibile della storia repubblicana. Poi successe che in Parlamento andò diversamente e il risultato finale fu questo: Giuseppe Conte ancora premier (con un’altra maggioranza), Cinque Stelle sempre al Governo, ingresso del Pd trascinato dall’iniziativa di Matteo Renzi, che però poche settimane dopo consumò lo strappo che avrebbe portato alla fondazione di Italia Viva. A distanza di dodici mesi, con in mezzo la grave pandemia da Covid-19, chi ha vinto e chi ha perso?

I punti persi dalla Lega

MATTEO SALVINI CON GIOVANNI TOTI UN ANNO FA AL PAPEETE

La Lega di Matteo Salvini ha lasciato sul campo tanti punti percentuali nei sondaggi, il leader non sembra più lui e ieri l’autorizzazione a procedere per la vicenda della Open Arms rappresenta un ulteriore segnale di perdita di peso politico.

All’interno del centrodestra da tutto quello che è successo ci ha guadagnato Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. In termini di sondaggi ma anche di autorevolezza. Nel caso di Governo della coalizione, sarebbe lei a ricoprire il ruolo di premier.

Silvio Berlusconi ha riposizionato Forza Italia, ma continua  perdere deputati, senatori e consiglieri regionali.

Le due facce a 5 Stelle

GIUSEPPE CONTE CON MATTEO SALVINI

Il Movimento Cinque Stelle e Giuseppe Conte rappresentano due facce della stessa medaglia, quella della precarietà politica, della debolezza che rappresenta paradossalmente una forza perché non ci sono alternative a questa maggioranza. I pentastellati sono in disaccordo su tutto (al loro interno) e con tutti (all’esterno).

Vito Crimi è costantemente in discussione ma resiste. Luigi Di Maio trama da capo, Beppe Grillo è scomparso. Giuseppe Conte vola nelle classifiche di gradimento, ma l’Italia sprofonda senza una ripresa economica e senza una linea vera e chiara sull’immigrazione e su tutto il resto. Segno di come sia percepita oggi la politica, sempre più vuota.

Lo zoccolo duro del Pd

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica / Carlo Lannutti

Il Partito Democratico ha uno zoccolo duro del 20% che resiste a tutto. Ma non cresce. Nicola Zingaretti, il segretario, non è mai stato innamorato di questo Governo e dei compagni di viaggio. Lui vorrebbe rompere e andare alle urne, ma il Partito gli si rivolterebbe contro. Attende, ma non potrà farlo in eterno.

Matteo Renzi è diventato ininfluente nei sondaggi. Resiste nel Palazzo però. Ma fino a quando?

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