Un confronto per non affrontare il problema ospedale (di F. Ducato)

Foto © Ettore Cesaritti

Il confronto tra sindaco e nuovo manager Asl per l'ospedale di Anagni? Rischia di essere fumo negli occhi. La soluzione può venire solo da un'azione coordinata. Sulla base dei vincoli e degli spazi concessi dalla legge. Nazionale e Regionale. Ecco perchè.

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Le chiamano armi di distrazione di massa. Quelle astuzie dialettiche per cui si cerca di sviare l’attenzione da un problema che, potenzialmente, potrebbe essere complicato da gestire, occupandosi di altro. E cercando di far sì che tutta la discussione si incentri su un argomento considerato più semplice da gestire.

A livello nazionale non mancano gli esempi; basti pensare al vice presidente del consiglio, nonché Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Che da mesi racconta un panorama fatto di sbarchi e di invasioni per evitare di rispondere ad esempio, sui 49 milioni di euro da restituire allo Stato perché presi in maniera indebita dalla Lega. E si potrebbe continuare.

Insomma, è quasi automatico; quando un politico deve trovare una strada d’uscita, lo fa parlando d’altro. È quello che in questi giorni sta capitando ad Anagni a proposito di sanità.

Qualche giorno fa infatti il sindaco Daniele Natalia ha affidato alla pubblica opinione una nota in cui si parlava di Sanità. Auspicando la possibilità di poter avere prima possibile un colloquio con il neo direttore della ASL di Frosinone, visto che da settembre non ci sarà più il dottor Luigi Macchitella. Per Natalia il colloquio dovrebbe servire a tornare a parlare di Sanità nella zona nord della Provincia.

Daniele Natalia

Tutto giusto. Se non fosse che da ormai oltre un anno Natalia è il sindaco di Anagni. E dall’inizio ha rivendicato il ruolo guida nella possibilità di cambiare la politica sanitaria nella zona. Non a caso, uno dei suoi primi atti da neo sindaco di Anagni, all’indomani della tragica vicenda della signora Ascenzi, stroncata da una puntura di calabrone nel luglio del 2018, fu proprio quella di invocare un impegno senza quartiere per ottenere un nuovo livello di sanità locale. (leggi qui Il messaggio a Zingaretti ed ai suoi tecnici partito da Porta Cerere)

Un impegno che, evidentemente, nei mesi successivi deve essere diventato poco stringente visto che, tra un colloquio e l’altro, le novità per la Sanità locale sono rimaste più teoria che pratica. Un rallentamento per il quale prima o poi qualcuno potrebbe chiedere il conto al primo cittadino, sollecitandolo a dare un riscontro concreto rispetto alle tante promesse fatte.

Di qui l’idea di aprire un nuovo fronte. Che è appunto quello del colloquio con il nuovo responsabile della ASL ancora di là da venire. 

Sarebbe il caso di ammettere, una volta per tutte, che la sanità, ad Anagni e nella zona della nord della provincia di Frosinone, non è e non può essere soltanto il risultato dell’azione di un sindaco solo o di pochi, anche se organizzati sindaci. Ma potrà essere solo il risultato di un’azione comune. Che incastri esigenze regionali e provinciali. Ragionando in termini di programmazione.

L’ospedale di Anagni

Se non si segue questa strada, un sindaco, anche se ben intenzionato, non può fare assolutamente nulla. Bisognerebbe a punto se a qualcuno interessasse davvero, perseguire un progetto ampio. Mettendo in evidenza, solo per fare un esempio, che cosa si può fare effettivamente ad Anagni, in base a quello che prevede la normativa nazionale e la pianificazione regionale, partendo da quello che c’è adesso. E che cosa invece, pur con tutte le richieste e le emergenze del caso non si può fare.

Bisognerebbe poi capire se la presenza ad Anagni di fabbriche con produzioni a rischio (in quanto appartenenti al comparto chimico – farmaceutico) può portare, come si dice da tempo, ad ottenere dei livelli sanitari più efficaci come è stato spesso richiesto dalla politica.

Tutto questo, ovviamente, in un’ottica di medio e, forse, lungo periodo. È evidente che una impostazione di questo tipo può anche rendere impopolare chi la fa. Bisogna solo capire se alla politica locale interessa solo mettere la bandierina su qualcosa per guadagnare voti a breve, oppure ottenere dei risultati concreti per le prossime generazioni.